La scelta obbligata di aiutare il popolo ucraino nel rispetto della nostra Costituzione

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L’Ucraina, grazie al coraggio eroico del suo popolo innanzi tutto e anche alle armi dell’Occidente, sta resistendo ben oltre le previsioni all’aggressione russa.

C’è di più. A quanto sembra l’avanzata russa sembra trovare difficoltà sempre maggiori. In breve, appare più forte il rischio che l’invasione russa si impantani, con conseguenze più che prevedibili.

In queste settimane, però, nel nostro Paese, sia nella società civile che tra le forze politiche, comprese quelle al governo, sta emergendo una posizione di contrarietà alla scelta del premier Draghi di aiutare l’Ucraina in guerra anche rifondendola di armi. Anzi, in qualche caso, affiora in alcuni anche una equivoca e assai opinabile posizione di equidistanza tra i due belligeranti.

In pratica, non distinguendo affatto tra aggressori russi, che invadono e distruggono un paese, e patrioti ucraini, che difendono con grande dignità e risolutezza la loro nazione, la loro identità, la loro indipendenza e libertà.

Allo stesso modo, si sentono discorsi molto speciosi sulla fatto che la nostra Costituzione repubblicana ripudia la guerra.

Sul tema appaiono essere state molto chiare e dirimenti le argomentazioni della senatrice a vita Liliana Segre nel suo intervento alcuni giorni fa al Congresso dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia (Anpi).

“L’aggressione immotivata ed ingiustificabile contro la sovranità dell’Ucraina -afferma la Segre- rappresenta proprio l’esempio evidente del tipo di guerra che, più di ogni altro, l’art. 11 della Costituzione ci insegna a «ripudiare»: la guerra come «strumento di offesa alla libertà degli altri popoli»”.

“E la resistenza del popolo invaso -prosegue- rappresenta l’esercizio di quel diritto fondamentale di difendere la propria patria, che l’art. 52 prescrive addirittura come «sacro dovere»”.

E ancora: “Non è concepibile nessuna equidistanza”.

“Se vogliamo essere fedeli ai nostri valori -chiarisce la Segre- dobbiamo sostenere il popolo ucraino che lotta per non soccombere all’invasione, per non perdere la propria libertà”.

“Questo sostegno -precisa la Segre- non può e non deve significare inimicizia nei confronti del grande popolo russo, anzi”.

Non c’è da aggiungere molto a quello che afferma la senatrice Segre.

Ed è proprio da questa scelta di campo, netta, chiara, inequivocabile, che passa la volontà di ricercare, senza infingimenti e cedimenti, la pace tra questi due popoli fratelli. E, allo stesso tempo, tra le nostre democrazie e la tirannia russa di Putin.

In questo senso, non dimentichiamo mai la storia, che resta maestra di vita. Non dimentichiamo mai, infatti, il cedimento di Francia e Gran Bretagna alle mire espansionistiche di Hitler sancito dalla conferenza di Monaco del 1938.

L’appeasement, ovvero l’acquiescenza dei leader dell’epoca di Regno Unito e Francia, non impedì affatto lo scoppio della seconda guerra mondiale solo un anno dopo.

Per questo, di fronte all’aggressione militare dell’Ucraina da parte di Putin non possiamo girarci dall’altra parte. Non possiamo entrare direttamente in guerra contro i russi per evitare lo scoppio della terza guerra mondiale, ma, al contempo, non possiamo lasciare soli gli ucraini di fronte allo strapotere militare della Russia.

In questo senso, la nostra è una scelta obbligata e doverosa. Non c’è un’altra scelta.

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