La prima battaglia è difendere il voto dei cittadini
La governabilità non può essere costruita comprimendo il pluralismo, né trasformando il Parlamento in un'assemblea di nominati
Si parla molto di leader, candidature e possibili alleanze. Molto meno delle regole con cui i cittadini saranno chiamati a votare. Eppure è proprio lì che si gioca una partita decisiva per la qualità della nostra democrazia.
Se il premio di maggioranza dovesse scattare al 42% e restassero le liste bloccate, milioni di italiani si troverebbero davanti a un’alternativa solo apparente: entrare in uno dei due schieramenti dominanti o essere condannati all’irrilevanza politica.
Non è così che si rafforza una democrazia.
La governabilità non può essere costruita comprimendo il pluralismo, né trasformando il Parlamento in un’assemblea di nominati. Quando sono le segreterie dei partiti a decidere chi sarà eletto, il cittadino non sceglie davvero: 20si limita a ratificare decisioni prese altrove.
Per questo, prima dei programmi, prima delle coalizioni, prima ancora dei leader, dovrebbe esserci una battaglia comune: restituire agli elettori il diritto di scegliere i propri rappresentanti e impedire che un premio di maggioranza sproporzionato alteri il rapporto tra consenso reale e potere parlamentare.
Su questo terreno possono incontrarsi persone lontanissime tra loro: liberali e popolari, riformisti e radicali, civici e autonomisti, sovranisti e movimenti antisistema. Non perché condividano le stesse idee, ma perché condividono un principio fondamentale: le regole della rappresentanza appartengono ai cittadini, non ai partiti.
Quando si modificano le regole del gioco per spingere gli elettori dentro due contenitori obbligati, non perde una parte politica. Perdono tutti.
E quando il voto non serve più a scegliere chi ci rappresenta, a perdere è la democrazia stessa.







