La democrazia non si nomina: si sceglie
La riforma delle liste bloccate consegna ai capipartito il potere di decidere chi entrerà in Parlamento, togliendo ai cittadini ogni libertà di scelta. È il momento di rivendicare una legge elettorale che restituisca sovranità agli elettori
Riceviamo e pubblichiamo
Ancora una volta vogliono decidere loro. Ancora una volta vogliono scegliere chi entrerà in Parlamento. Ancora una volta vogliono togliere ai cittadini il diritto di scegliere i propri rappresentanti. Liste bloccate. Nessuna preferenza. Nessuna libertà di scelta.
Questa non è una riforma della democrazia. È il suo progressivo svuotamento. Con le liste bloccate saranno i capi partito a compilare gli elenchi dei futuri parlamentari. Non verranno premiati il merito, la competenza o il consenso popolare, ma soltanto la fedeltà personale.
Entreranno in Parlamento i nominati, gli obbedienti, coloro che non dovranno rappresentare il popolo, ma soltanto chi li ha messi in lista. E così il Parlamento continuerà a trasformarsi in un’assemblea di fedelissimi, dove il coraggio lascia il posto al conformismo e la libertà di coscienza viene sacrificata alla disciplina di partito.
Intorno ai capi continueranno a prosperare le solite clientele, i cerchi magici, gli amici degli amici, i parenti, gli uomini di fiducia, le reti di potere costruite negli anni. Sempre gli stessi volti. Sempre lo stesso sistema.
È questa la politica che vogliamo lasciare ai nostri figli?
Una politica che chiede il voto ai cittadini ma non permette loro di scegliere chi li rappresenterà? Una politica che parla di democrazia, mentre concentra sempre più potere nelle mani di pochi?
Anche quella parte della destra che avrebbe dovuto difendere la libertà degli elettori sembra ormai rassegnata a questo meccanismo. Chi tace diventa complice. Chi accetta questo sistema contribuisce ad allontanare ancora di più gli italiani dalle istituzioni. Può piacere oppure no, ma Roberto Vannacci è tra coloro che hanno denunciato con maggiore determinazione il sistema dei nominati e dei capibastone. Una battaglia difficile da vincere nelle aule parlamentari, dove molti hanno interesse a conservare privilegi, incarichi e rendite di posizione.
Ma la democrazia non vive soltanto nei palazzi del potere. La democrazia vive nelle piazze, nelle coscienze, nella partecipazione dei cittadini.
Per questo è arrivato il momento che gli italiani facciano sentire la propria voce con fermezza, attraverso gli strumenti democratici che la Costituzione garantisce: il confronto pubblico, la mobilitazione civile, la partecipazione politica e il voto.
Non possiamo più limitarci a indignarci. Dobbiamo pretendere una legge elettorale che restituisca agli italiani il diritto di scegliere i propri rappresentanti. Dobbiamo dire basta ai nominati. Basta ai parlamentari scelti nelle segreterie.
L’Italia appartiene ai cittadini, non ai partiti. Il popolo italiano merita rispetto. Il voto deve tornare libero. La democrazia deve tornare vera. La battaglia non è per un partito, ma per restituire la sovranità ai cittadini.
avv. Alfonso Senatore







