Io speriamo che me la cavo

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foto tratta dal sito della Presidenza del Consiglio dei ministri

Non è di sicuro uno spettacolo esaltante quello che in questi giorni hanno messo in scena, con un crescendo rossiniano, i due alleati di governo sulla vicenda della TAV.

Eppure, nonostante tutto ciò, c’è poco da scandalizzarsi e neanche da meravigliarsi. Sì, perché solo gli ingenui -quelli veri e non i finti ingenui, come gli addetti ai lavori ovvero politici e mondo dell’informazione- non immaginavano una simile manfrina, che doveva servire e dovrà ancora servire per guadagnare tempo e arrivare alle elezioni europee.

In altri tempi, magari quelli della prima repubblica, il governo sarebbe caduto da un pezzo. Oddio, un simile mostro politico-programmatico forse non sarebbe mai nato, ma quella era un’altra epoca e c’era un’altra Italia. Ora, invece no. Leghisti e pentastellati, di fatto, sono costretti a stare insieme almeno fino a fine maggio. E dovranno fare di necessità virtù. Piaccia o meno. E inventarsi l’ennesimo escamotage per superare l’intoppo. Poi, si vedrà.

Di Maio e i suoi, in particolare, sono costretti a restare incollati a Salvini alla stessa stregua di chi con difficoltà respiratorie si attacca alla bombola di ossigeno. Se viene meno l’alleanza con la Lega, per i cinque stelle è la fine. Si tornerà alle urne e, almeno stando ai sondaggi, per loro saranno solo lacrime e sangue.

Per i leghisti è un po’ diverso. Conviene almeno per ora stare al governo con i pentastellati. Stanno portando a casa diversi risultati di governo e nello stesso tempo sono in una posizione che al momento si sta rivelando elettoralmente vantaggiosa: succhiano consensi agli stessi alleati di governo dopo aver dissanguato gli alleati di centrodestra, in particolare Forza Italia. Insomma, finché il trend è così positivo perché mai la Lega dovrebbe far saltare questo governo?

Certo, è anche tra le cose possibili l’eventualità che gli attriti e le forti e sempre crescenti tensioni tra i due partner di maggioranza potrebbero scatenare reazioni non del tutto gestibili e portare ad una clamorosa rottura del patto di governo, facendo così saltare il banco.

Tutto è possibile, ma al momento l’impressione è che lo scontro dialettico tra Di Maio e Salvini, e più in generale tra pentastellati e leghisti, sia più che altro un teatrino per soddisfare ciascuno il proprio elettorato. In altre parole, è l’applicazione in politica di quella strategia che i militari chiamano guerra a bassa intensità o limitata. Tradotto, Di Maio e Salvini fanno finta di scontrarsi e ci stanno prendendo per i fondelli.

A giugno, però, quando i risultati delle elezioni europee definiranno il nuovo quadro circa il peso delle diverse forze politiche, è presumibile, se i sondaggi di oggi troveranno un riscontro nelle urne, che Salvini avrà tutto l’interesse per passare all’incasso così come Di Maio e i suoi avranno buoni motivi per capitolare, nel modo più soft e dignitoso possibile, su alcuni  punti del contratto di governo.

In altre parole, è probabile che nascerà un nuovo esecutivo, magari sempre guidato dall’attuale premier Conte e con qualche piccolo aggiustamento ministeriale a favore della Lega, che tenterà di arrivare alle prossime elezioni regionali e amministrative del 2020.

Le ragioni di questo matrimonio gialloverde in futuro resteranno immutate. Di Maio senza i voti della Lega chiuderebbe la sua attuale esperienza di potere. Salvini avrebbe ancora tutto l’interesse di governare con gli inesperti pentastellati e continuare nella sua azione di cannibilismo elettorale. Ed infine, continuerebbe a restare alla larga ancora per un po’ da Berlusconi, il quale, in ogni caso, è un alleato ingombrante e difficile se non impossibile da gestire. Rispetto soprattutto ad un Di Maio, tanto inesperto quanto soprattutto politicamente debole come leader di un movimento composito e complicato come quello cinque stelle.

In conclusione, nonostante tutto, ci sentiamo di escludere un ritorno immediato alle urne, così come una maggioranza diversa dall’attuale se non si ritornerà al voto entro i prossimi mesi. Eventualità, quest’ultima, al momento altamente improbabile.

Poi, è vero, tutto può succedere ed essere così smentiti dagli eventi. Non è, infatti, il caso di sottovalutare l’andamento della nostra economia e la tenuta dei nostri conti pubblici. Elementi, questi, che potrebbero far diventare fallace il più razionale dei ragionamenti e, nel contempo, determinare scenari politici oggi imprevedibili.

Insomma, incrociamo in ogni caso le dita. E, come suggeriva il maestro Marcello D’Orta, «io speriamo che me la cavo».

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Giornalista, ha fondato e dirige dal 2014 il giornale Ulisse on line ed è l’ideatore e il curatore della Rassegna letteraria Premio Com&Te. Fondatore e direttore responsabile dal 1993 al 2000 del mensile cittadino di politica ed attualità Confronto e del mensile diocesano Fermento, è stato dal 1998 al 2000 addetto stampa e direttore dell’Ufficio Diocesano delle Comunicazioni Sociali dell’Arcidiocesi Amalfi-Cava de’Tirreni, quindi fondatore e direttore responsabile dal 2007 al 2010 del mensile cittadino di approfondimento e riflessioni L’Opinione, mentre dal 2004 al 2010 è stato commentatore politico del quotidiano salernitano Cronache del Mezzogiorno. Dal 2001 al 2004 ha svolto la funzione di Capo del Servizio di Staff del Sindaco al Comune di Cava de’Tirreni, nel corso del 2003 è stato consigliere di amministrazione della Se.T.A. S.p.A. – Servizi Terrritoriali Ambientali, poi dall’ottobre 2003 al settembre 2006 presidente del Consiglio di Amministrazione del Conservatorio Statale di Musica Martucci di Salerno, dal 2004 al 2007 consigliere di amministrazione del CSTP - Azienda della Mobilità S.p.A., infine, dal 2010 al 2014 Capo Ufficio Stampa e Portavoce del Presidente della Provincia di Salerno. Ha fondato e presieduto dal 2006 al 2011 ed è attualmente membro del Direttivo dell’associazione indipendente di comunicazione, editoria e formazione Comunicazione & Territorio. E’ autore di due pubblicazioni, Testimone di parte, edita nel 2006, e Appunti sul Governo della Città, edita nel 2009.

1 commento

  1. 9.03.2019 – By Nino Maiorino – Analisi rigorosa, irreprensibile e assolutamente condivisibile. Ciò che sta accadendo in questi ultimi giorni a proposito del viadotto Tav da parte del trio Conte-Di Maio-Salvini e delle conseguenze sulla tenuta del governo mi fa venire in mente le esibizioni di clown di un circo equestre, che se le danno di santa ragione, sembra stiano sempre sul punto di soccombere, poi arzilli e a braccetto se ne vanno saltellando per uscire di scena; purtroppo i clown sono piacevoli e fanno ridere, al contrario di questi tre governanti, che sono odiosi e fanno piangere.

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