Il Sogno americano resiste
Nonostante crisi, critiche e previsioni di declino, la storia continua a smentire i funerali dell’America e della sua idea di futuro
Il Sogno americano è davvero morto? La storia continua a smentire i suoi funerali
Riflessioni a partire dall’articolo di Federico Rampini
sul Corriere della Sera del 5 luglio 2026
Ci sono Paesi che il mondo osserva con attenzione.
E ce n’è uno che il mondo spesso giudica prima ancora di comprenderlo: gli Stati Uniti d’America.
Federico Rampini, in un interessante articolo pubblicato sul Corriere della Sera del 5 luglio 2026, pone una domanda fondamentale: che cosa resta del Sogno americano?
La risposta è sorprendente: molto più di quanto molti siano disposti ad ammettere.
Da decenni una parte dell’opinione pubblica europea annuncia il declino definitivo degli Stati Uniti. Ogni crisi sembra essere la prova finale: una guerra, una recessione, una presidenza controversa, una divisione politica interna.
Oggi molti identificano la crisi americana con Donald Trump, quasi che il destino di una nazione di oltre trecento milioni di abitanti possa dipendere soltanto dall’uomo che occupa temporaneamente la Casa Bianca.
Ma, come osserva Rampini, questo significa non comprendere la natura profonda dell’America.
Il Sogno americano non nasce da un presidente. Non nasce da un partito. Non nasce da una stagione politica.
Nasce da un’idea radicata nella storia degli Stati Uniti: la possibilità per una persona di cambiare la propria vita attraverso il lavoro, l’intraprendenza, la libertà e la capacità di costruire il proprio futuro.
È un’idea che ha avuto molti critici.
Per secoli una parte delle élite europee ha guardato agli Stati Uniti con superiorità: una società giovane, materialista, dominata dal denaro e priva della profondità culturale europea.
Eppure la storia ha spesso rovesciato questi giudizi.
Hitler era convinto di poter sconfiggere una “nazione di bottegai”. L’Unione Sovietica annunciava il crollo inevitabile del capitalismo americano. Ma quando Kruscev visitò gli Stati Uniti reali rimase colpito dal livello di benessere raggiunto dalla classe operaia americana.
Persino la Cina di Deng Xiaoping, dopo decenni di comunismo, avrebbe guardato proprio all’economia di mercato e all’esperienza americana per costruire la propria crescita.
La contraddizione è evidente: molti hanno criticato l’America, ma milioni di persone hanno continuato e continuano a volerci andare.
Naturalmente gli Stati Uniti non sono un Paese senza problemi.
Le disuguaglianze esistono. Il razzismo ha segnato profondamente la storia americana. Le tensioni sociali e politiche sono reali.
Ma un’analisi seria non può trasformarsi in una caricatura.
Raccontare l’America soltanto come un Paese fallito, dominato dall’ingiustizia e incapace di futuro, significa ignorare una parte decisiva della realtà.
Il Rapporto Draghi del 2024, richiamato anche da Rampini, ha evidenziato un dato difficilmente contestabile: negli ultimi decenni gli Stati Uniti hanno accumulato un vantaggio significativo sull’Europa in innovazione, produttività, creazione di imprese tecnologiche e capacità di attrarre talenti.
E questo è avvenuto sotto presidenti profondamente diversi tra loro: Reagan, Bush padre, Clinton, Bush figlio, Obama, Trump e Biden.
Il fattore decisivo sembra dunque essere più profondo della politica contingente.
È la combinazione di università d’eccellenza, ricerca scientifica, capitale privato, cultura dell’impresa, capacità di attrarre persone brillanti da tutto il mondo.
C’è poi un fatto che dovrebbe far riflettere.
Da anni viene annunciata la fuga degli americani verso l’Europa o il Canada. Ma questa grande fuga rimane soprattutto una narrazione mediatica.
Al contrario, milioni di persone continuano a considerare gli Stati Uniti un luogo dove tentare una nuova vita.
Ed è forse questa la domanda più difficile da ignorare:
Se il Sogno americano fosse davvero morto, perché così tante persone nel mondo continuerebbero ancora a inseguirlo?
Il Sogno americano non significa che tutti abbiano successo. Non significa che l’America sia perfetta.
Significa qualcosa di più essenziale: l’idea che il futuro possa essere costruito e non soltanto ereditato.
Trump passerà, come sono passati tutti i presidenti prima di lui.
Resterà invece la forza di un’idea che, nel bene e nel male, ha segnato la storia moderna.
Forse il vero mistero americano non è perché il Sogno sia sopravvissuto.
È perché, nonostante tutto, continui ancora ad attirare milioni di persone.







