“Gigino” Di Maio e il “fieto del miccio”

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foto tratta dal profilo Fb

Mi frulla in testa la frase napoletana “Addurà ‘o fieto d’ ‘o miccio – Odorare il puzzo della miccia”, che sta per avere un presentimento, intuire, fiutare un pericolo o un’insidia, subodorare qualcosa di nascosto, che il grande Eduardo De Filippis fa dire a don Pasquale Loiacono, anima in pena, nella commedia “Questi fantasmi”.

La frase è di origine incerta, probabilmente proprio del dialetto napoletano, a significare la furbizia di questo popolo che probabilmente non trova tante rispondenze altrove.

Questa frase può ben essere attribuita all’ultima vicenda di “Gigino” Di Maio, ex deputato del M5S, ex Vice presidente della Camera, ex Responsabile politico del M5S “democraticamente” designato da Peppe Grillo dopo un improbabile referendum sul sito di Casaleggio, ex Premier in pectore del governo giallo-verde, ex Vice Premier del Governo Conte 1, ex Ministro della Economia dello stesso, ex Premier in pectore bis del Governo giallo-rosso, scalzato dall’attuale Premier nel Conte 2.

Insomma una bella carriera per il giovanotto squattrinato che per sbarcare il lunario era costretto a vendere le lattine di coca-cola allo stadio: attività dignitosa ma che certamente non può concludersi in Parlamento, né al governo del paese.

Il tante volte ex Di Maio, con un “coup de theatre” pochi giorni prima delle elezioni regionali del 26 gennaio scorso -che hanno visto miseramente ridimensionato il M5S, ridotto ad un misero 3,48% in Emilia Romagna e 7,35% in Calabria, risultati che confrontati con quello delle elezioni politiche del 2018, il 32,66% alla Camera e il 32,22% al Senato- indicano un vero e proprio tracollo, ha lasciato la sua carica di responsabile dello stesso.

Tracollo del quale proprio Di Maio, come responsabile politico del Movimento, è pienamente responsabile.

Il nostro “Gigino”, che può essere un ignorante, nel senso di chi “ignora” tante cose (ma chi può farsi maestro, nessuno può essere così presuntuoso da affermare di sapere tutto), ma che certamente non è uno stupido, anche perché è un napoletano verace, aveva, appunto, “odorato il “fieto del miccio” delle imminenti elezioni e, cosciente dei guai che aveva combinato e prevedendo il tracollo che avrebbe subito, ha pensato bene di togliersi di torno e, con quel gesto plateale di togliersi pure la cravatta dinanzi alle telecamere (e non si è ben capito cosa volesse far intendere) si è dimesso dalla carica.

Il che, a parte altre considerazioni, ancora una volta conferma che un capo unico al comando, ruolo auspicato anche dal suo ex amico Salvini, ora diventato acerrimo suo nemico, è deleterio per lo stesso, per il popolo e per il paese.

Rimane ancora Ministro degli esteri dell’attuale governo, ma c’è sempre la speranza che faccia un ulteriore passo indietro (o avanti?) così da togliersi definitivamente di torno, per il benessere suo (vivrebbe più tranquillo, tanto la pensione della Camera se l’è assicurata), del paese che potrebbe avere un Ministro degli esteri all’altezza del ruolo che l’Italia ha sullo scenario internazionale, e anche degli altri paesi che, dopo un periodo di assoluta opacità e incompetenza italiana, potrebbero finalmente dialogare con un personaggio colto, competente, a conoscenza dei meccanismi internazionali, ma che principalmente abbia una statura tale da potersi presentare agli incontri internazionali accompagnato anche da un prestigio personale che l’attuale non può avere anche perché, tra le altre sue carenze, ha anche il neo di aver parteggiato e incontrato i gilet gialli francesi allorquando scesero in piazza contro il Presidente Macron: gesto non solo poco elegante  per un  esponente politico e di governo di un paese amico, ma deleterio per l’immagine del paese stesso e di chi lo fece.

In conclusione tutto ciò ha danneggiato l’Italia, e lo sta ancora facendo, ed è per questo che Di Maio, nelle riunione internazionale, è appena tollerato, e non può fare altro che limitarsi a fare dichiarazioni e discorsi di circostanza, probabilmente conscio di contare meno del due di picche nel gioco del bridge.

Frattanto, dopo le plateali dimissioni, il nostro “Gigino” sembra scomparso dalla circolazione, non ci delizia più con la sua continua e assillante presenza sui canali televisivi, sui “social”, con il bombardamento di quotidiane dichiarazioni e puntualizzazioni, pure se, di tanto in tanto, durante gli ultimi giorni, “grazie” al corona-virus, qualche apparizione ancora la fa.

La cosa che ha più colpito, comunque, è stato proprio quel plateale gesto della cravatta, che francamente non si è capito cose volesse significare, considerato che la cravatta, come Ministro degli esteri, deve ancora portarla, e che certamente non era costretto a farlo in qualità di responsabile politico del suo movimento, ruolo che non lo costringeva a tale abbigliamento: e questo resta un mistero.

Ma è di buon auspicio perché probabilmente proprio quella cravatta è la chiave di volta per ulteriori sviluppi del suo definitivo tramonto e uscita di scena e di quella del movimento che ha rappresentato.

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