Draghi, Conte, Grillo e dintorni

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Il Presidente del Consiglio Mario Draghi (foto tratta dal sito della Presidenza del Consiglio dei Ministri)

Le questioni che Draghi deve affrontare fanno tremare le vene e i polsi.

Dire che il Governo di Mario Draghi sia a rischio è certamente una sciocchezza, vista la maggioranza sulla quale può contare; in pratica, almeno formalmente, tutto l’arco parlamentare con l’unica eccezione di FdI di Giorgia Meloni e dell’ultra-sinistra.

Ma dire che la situazione per il neo-premier sia tranquilla pure potrebbe essere una sciocchezza, perché gli argomenti pendenti sul suo tavolo sono tali e tanti, e tutti molto complessi, che non fanno dormire sonni tranquilli.

Al momento Draghi gode del sostegno del 72,8% del Parlamento, considerando la opposizione di FdI e della sinistra oltranzista

Prima di addentrarci nella complessa situazione che si presenterà nelle prossime settimane è il caso di esaminare le previsioni di gradimento dei principali partiti italiani, confrontandola con il voto delle elezioni di marzo 2018:

 

SITUAZIONE AL 15 LUGLIO 2021
Partiti Previsioni di voto Elezioni 3/2018 Differenza
Media Cam. Sen.
Lega 20,4 17,5 2,9
FdI 20,2 4,3 15,9
PD 19,4 18,92 0,48
M5S 15,4 32,43 -17,03
FI 7,7 14,21 -6,51
Italia Viva 2,2

 

E’ evidente che Lega e FdI sono cresciuti, il PD è rimasto stabile, M5S e FI si sono dimezzati.

Italia Viva, è rimasta a poco più del 2%, ma Renzi, nonostante tale risicata percentuale, e nonostante le inchieste e le situazioni paradossali che lo coinvolgono, in molte occasioni costituisce l’ago della bilancia perché sa tessere le sue trame.

È opportuno, prima di addentrarci nella situazione attuale, fare qualche passo indietro, tornare all’ex Premier Giuseppe Conte che, sfiduciato e mandato a caso proprio grazie alle trame di Renzi, sebbene in un primo momento avesse fatto intendere che sarebbe tornato alla docenza universitaria, ci ha poi ripensato, segno che la politica quando ti entra nel sangue non la lasci più.

Ovviamente Beppe Grillo ha avuto buon gioco a convincerlo, facendogli balenare la certezza che sarebbe stato l’artefice di un nuovo Movimento o partito che avrebbe sostituito l’agonizzante M5S, e Conte ha lavorato quasi cinque mesi per cercare di gettare le basi di un partito politico del quale egli sarebbe stato  Presidente o Segretario, ma non aveva tenuto conto di alcune pregiudiziali che successivamente si sono appalesate; la prima è costituita proprio da Grillo il quale a tutto pensava tranne che dovesse rinunciare al suo ruolo di padre padrone del nuovo Movimento o Partito.

Frattanto Conte ha lavorato allo statuto del nuovo soggetto politico, ma quando lo ha presentato, in gran segreto, a Grillo, si sono presi a pesci in faccia.

In verità Conte, da quel signore che ha dimostrato di essere in tante occasioni, non ha mai trasceso né ha accettato le provocazioni di Grillo, che lo ha accusato finanche di non essere all’altezza della situazione e di non essere adatto al ruolo che gli aveva affidato: ma non era stato proprio Grillo ad averlo portato a fare il Premier ed averlo appoggiato, direttamente o per interposte persone, nei due Governi Giallo-Verde e Giallo-Rosso? Ma come, Premier si e Capo di un partito no? Misteri Grillini!

La situazione sembrava giunta ad un punto di non ritorno, poi improvvisamente Conte ha fatto un passo indietro, e nel mentre per circa 5 mesi aveva fatto intendere che il nuovo soggetto politico non sarebbe stato bicefalo, dopo l’ultimo chiarimento con Grillo ha accettato, grazie al Comitato dei sette saggi frattanto costituito per dirimere il conflitto, di essere un capo-partito dimezzato: egli sarà il Presidente e legale rappresentante del nuovo partito, ma Grillo avrà diritto di veto in quanto eserciterà il ruolo di Garante: in pratica se Conte deciderà come vuole Grillo tutto bene, al contrario tra i due prevarrà il volere di Grillo.

Che sia un grande successo di Conte proprio non si può dire; ma intanto, ringalluzzito dalla strada che si era spianata, pure se non è stata formalizzata la creazione del nuovo partito, la prima cosa che ha fatto è di andare da Mario Draghi che non aveva incontrato dal giorno del passaggio della carica.

E Draghi non ha perso tempo chiedendogli a muso duro se può contare o meno su di lui, e Conte lo ha rassicurato.

Quindi se il suo scopo, peraltro dichiarato, era quello di far sentire la voce del nuovo partito al Capo dei Governo in carica, è stato subito bloccato, tant’è che ha accettato di votare la riforma della Giustizia, avviata dall’ex Guardasigilli Alfonso Bonafede, radicalmente rivista dell’attuale Marta Cartabia, accontentandosi di marginali modifiche; e anche su questa riforma Draghi lo ha beccato ricordandogli che il M5S aveva già dato il via libera.

E alla fine Conte ha assicurato la sua lealtà a Draghi: e non è che abbia fatto una grande figura, segno che anche nei confronti del Governo in carica sembra avere un ruolo marginale, perché l’ombra di Grillo, direttamente o tramite interposte figure, incombe.

Detto questo, andiamo a vedere quali sono le maggiori preoccupazioni del Premier Draghi, i dossier che Draghi ha in agenda, da chiudere al più presto: pressato da un lato dall’EU che lo tallona, e dall’altro dai partiti che lo sostengono, non c’è da stare molto sereni.

Uno stringato elenco delle questioni aperte fa comprendere cosa aspetta Draghi nelle prossime settimane: il primo grande problema è la impennata dei contagi, certamente derivante da un lassismo che ha preso un poco tutti, e non solo qui in Italia, aggravato dall’inizio del periodo estivo, dal desiderio di riprendere la vita normale, nella convinzione che anche la campagna vaccinale, che prosegue con una certa regolarità, dia una mano; indubbiamente il vaccino aiuta, ma le varianti del virus sono infide, e gli assembramenti che si vedono in giro certamente non aiutano; probabilmente non è stata estranea a tutto questo la Coppa Europa, che ha scatenato, dopo la nostra vittoria, festeggiamenti e assembramenti.

Tant’è che, visto l’andamento dei contagi, che in alcune regioni nel giro di una settimana sembrano quintuplicati, Draghi sta pensando di prorogare lo stato di emergenza fino al 31 dicembre prossimo.

Ma non è la sola grana di Draghi; le altre, meno pericolose per la salute ma certamente molto pericolose per la tenuta del Governo, sono la riforma della Giustizia, la scadenza della riforma delle pensioni, sulla quale sembra che Draghi voglia incidere con decisione: non è da sottovalutare la costituzione di un Comitato di consulenti economici, che collaboreranno gratuitamente, guidato da Bruno Tabacci, del quale sono stati chiamati a far parte, Mauro Magatti, Anna Maria Tarantola, e Giuseppe De Rita, nonché Elsa Fornero, ex Ministra, che volle la riforma del sistema pensionistico per salvare all’epoca i conti del Governo di Mario Monti, e sui quali l’Inps ha già lanciato più di un allarme; se quella riforma non venisse ripristinata, costerebbe all’erario più di nove miliardi l’anno.

E Salvini, non ha perso tempo a farsi sentire, perché per lui la Fornero è come il fumo negli occhi, è sempre stato un oppositore agguerrito, e, insieme ai Sindacati, sarà un’altra spina nel fianco di Draghi.

Ma altri intricati nodi verranno al pettine nelle prossime settimane, l’inizio dell’anno scolastico che incombe, e il Ministro dell’Istruzione non vuole assolutamente rinunciare alla didattica in presenza, con tutti i problemi collegati.

E non è da sottovalutare l’utilizzo che il Governo intenderebbe fare del “Green pass”, il passaporto che consentirebbe di accedere a tutti i servizi pubblici e privati, al quale Salvini pure si oppone; fra l’altro la stessa Confindustria spinge affinché anche l’accesso alle aziende sia condizionato da questo “passaporto” per cui chi non lo possiede rischierebbe finanche il licenziamento.

E non è da meno la notizia di un eventuale passaggio di 77 parlamentari di FI, sembra guidati da Lucio Malan, che starebbero per passare con la Meloni, la quale così rafforzerebbe ulteriormente la sua posizione e opposizione.

Insomma, con tutti questi problemi, pochi vorrebbero stare nei panni di Mario Draghi, il quale però può contare sul fatto che non sono molti i parlamentari che vorrebbero tornare alle elezioni, perché molti non verrebbero rieletti, e tutti aspettano con ansia l’inizio del “semestre bianco” del Presidente Mattarella (eletto il 3 febbraio 2015) che partirà il 3 agosto prossimo, durante il quale il Parlamento non può essere sciolto; ma fino a tale data le fibrillazioni continueranno.

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