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Opinioni

Dai Mangiafuoco al voto con il portafoglio: un’economia al servizio delle persone, del lavoro e del bene comune

Una riflessione a partire dall’articolo «Mangiafuoco, Lucignolo e il Grillo parlante» di Pier Vincenzo Roma, pubblicato su Ulisse online

Dai Mangiafuoco al voto con il portafoglio: un’economia al servizio delle persone, del lavoro e del bene comune

L’articolo di Pier Vincenzo Roma clicca qui per leggere offre interessanti spunti di riflessione sulle trasformazioni economiche e sociali degli ultimi decenni. La progressiva perdita di centralità del lavoro, l’indebolimento dello Stato sociale, l’aumento delle disuguaglianze e gli effetti di una globalizzazione spesso governata dalle logiche della finanza pongono una domanda fondamentale: quale economia vogliamo costruire?

Desidero ringraziare l’Autore per aver riportato all’attenzione questi temi e provare ad ampliare la riflessione, indicando anche una possibile strada di cambiamento.

Per farlo, ritengo utile richiamare tre importanti riferimenti culturali: Federico Caffè, Bruno Amoroso e la tradizione dell’Economia Civile, che da Antonio Genovesi arriva fino agli studi contemporanei di Luigino Bruni, Stefano Zamagni e Leonardo Becchetti.

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Sono pensatori diversi, ma accomunati da una convinzione: l’economia deve essere al servizio della persona e della società, non il contrario.

La lezione di Federico Caffè: prima le persone

Federico Caffè ci ha insegnato che il mercato non è un meccanismo perfetto e che la crescita economica non garantisce automaticamente giustizia sociale.

La sua difesa dello Stato sociale, della tutela del lavoro e della redistribuzione della ricchezza nasceva da una precisa idea di democrazia: non può esserci una società veramente libera se le persone non dispongono di condizioni di vita dignitose, opportunità e protezioni adeguate.

Sanità pubblica, istruzione, previdenza e servizi sociali non sono semplicemente costi da contenere, ma investimenti nella qualità della vita e nella coesione della comunità.

La sua lezione rimane attuale: l’economia deve essere giudicata non soltanto per la ricchezza che produce, ma anche per come la distribuisce e per le condizioni di vita che contribuisce a determinare.

Bruno Amoroso: ripartire dai territori

Un altro importante riferimento è Bruno Amoroso, allievo di Federico Caffè, che ha dedicato gran parte della propria ricerca alla critica della globalizzazione e alla difesa dell’autonomia economica e sociale delle comunità.

La sua riflessione ci invita a non confondere l’apertura dei mercati con il progresso per tutti. La globalizzazione può creare opportunità, ma può anche impoverire i territori, indebolire le economie locali e concentrare il potere economico e finanziario.

Non si tratta di chiudersi al mondo, ma di recuperare la capacità delle comunità di partecipare alle decisioni che riguardano il proprio futuro.

Per l’Italia questo significa valorizzare le piccole e medie imprese, l’artigianato, l’agricoltura, la cooperazione e le produzioni locali.

Un territorio che perde attività produttive, competenze e lavoro perde anche autonomia, identità e possibilità di sviluppo.

L’Economia Civile: un mercato più responsabile

Su questo terreno si inserisce l’Economia Civile, le cui radici risalgono ad Antonio Genovesi.

Questa tradizione considera il mercato non soltanto come luogo di scambio e di competizione, ma anche come spazio di fiducia, reciprocità e cooperazione.

Non demonizza il profitto né l’impresa privata. Sostiene, piuttosto, che il profitto non possa essere l’unico criterio per valutare il successo di un’attività economica.

Un’impresa produce valore anche quando crea occupazione dignitosa, rispetta l’ambiente, investe nella formazione, valorizza i lavoratori e contribuisce alla crescita del territorio.

È una visione che richiama anche l’esperienza di Adriano Olivetti: l’impresa non è soltanto uno strumento per remunerare il capitale, ma può essere una componente fondamentale della vita sociale.

Il Voto con il Portafoglio: anche i cittadini possono cambiare l’economia

Arriviamo così al punto centrale della riflessione.

Leonardo Becchetti ha sviluppato una proposta particolarmente interessante: il Voto con il Portafoglio.

L’idea è semplice: ogni volta che acquistiamo un prodotto o scegliamo dove destinare i nostri risparmi, contribuiamo a sostenere un’impresa e, indirettamente, un determinato modello economico.

Se scegliamo un’azienda che rispetta i lavoratori, tutela l’ambiente e garantisce trasparenza nella propria filiera, premiamo un comportamento responsabile.

Se sosteniamo cooperative, imprese sociali, aziende agricole e attività produttive locali, contribuiamo a rafforzare l’economia delle nostre comunità.

Se orientiamo consapevolmente i risparmi verso investimenti sostenibili, possiamo contribuire a indirizzare anche il sistema finanziario.

Il cittadino, dunque, non è soltanto un elettore che partecipa alla vita democratica attraverso il voto politico. È anche un soggetto economico che, con le proprie scelte quotidiane, può influenzare il mercato.

Naturalmente, non tutti hanno le stesse possibilità economiche. Il prezzo, il reddito disponibile e la reperibilità dei prodotti condizionano le scelte dei consumatori. Per questo il consumo responsabile non può diventare una colpa o un obbligo individuale: occorrono istituzioni capaci di rendere le alternative sostenibili accessibili a tutti.

Il Voto con il Portafoglio non sostituisce la politica, le leggi e l’intervento pubblico. Li affianca, offrendo ai cittadini uno strumento ulteriore di partecipazione.

Una nuova idea di sviluppo

Questa prospettiva diventa ancora più importante di fronte alle grandi trasformazioni del nostro tempo, dall’emergenza ambientale all’intelligenza artificiale.

Non basta domandarsi quanto aumenta la produttività grazie alle nuove tecnologie. Dobbiamo chiederci anche chi beneficia dei risultati dell’innovazione, come vengono distribuiti i vantaggi e quale futuro attende il lavoro.

Lo sviluppo non può essere misurato soltanto attraverso il PIL o l’aumento dei consumi. Deve considerare anche la qualità dell’occupazione, la salute, l’istruzione, la distribuzione della ricchezza, la tutela dell’ambiente e le opportunità offerte alle nuove generazioni.

È una sfida che riguarda l’Europa, l’Italia e soprattutto i nostri territori, dove la qualità della vita dipende anche dalla presenza di imprese, servizi pubblici e opportunità di lavoro.

Conclusione: il bene comune comincia anche dalle nostre scelte

Torno alla metafora di Pier Vincenzo Roma e ai suoi Mangiafuoco, Lucignolo e Grilli parlanti.

La sua riflessione richiama la necessità di recuperare una cultura economica e sociale capace di difendere le conquiste della nostra storia democratica.

Vorrei aggiungere che questa difesa non può limitarsi alla denuncia o alla richiesta di interventi politici.

Federico Caffè ci ha insegnato a mettere al centro la persona e la giustizia sociale. Bruno Amoroso ci ha invitato a recuperare il valore delle comunità e dei territori. L’Economia Civile ci ricorda che il mercato può essere anche uno spazio di cooperazione e responsabilità. Leonardo Becchetti ci indica una strada concreta per tradurre questi principi nelle nostre scelte quotidiane.

Il Voto con il Portafoglio significa trasformare il consumo in responsabilità, il risparmio in partecipazione e il mercato in uno spazio di cittadinanza.

Non possiamo delegare tutto alla politica, così come non possiamo lasciare che siano soltanto le grandi imprese e i mercati finanziari a decidere il futuro dell’economia.

Anche noi cittadini abbiamo una responsabilità e un potere: scegliere, quando possibile, quali imprese sostenere, quali produzioni valorizzare e quale modello di sviluppo contribuire a costruire.

Non si tratta di una soluzione miracolosa, ma di un passo importante verso una democrazia economica più partecipata.

Perché un’economia diversa non si costruisce soltanto nei palazzi delle istituzioni o nei consigli di amministrazione. Si costruisce anche nei nostri territori, nelle nostre imprese e attraverso le scelte di ogni giorno.

Dai Mangiafuoco al Voto con il Portafoglio: non basta chiedere un’economia più giusta. Dobbiamo contribuire a realizzarla.

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Foto di Francesco Angrisani

Francesco Angrisani

Cavese, dopo la maturità scientifica prosegue gli studi in Economia e Commercio, ma è il mondo del volontariato a segnare in modo decisivo il suo percorso…

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