Piazze italiane, addio alle cartoline con i colombi? Tra nostalgia, divieti e nuove abitudini
Un tempo erano protagonisti immancabili delle fotografie ricordo, oggi sono spesso considerati un problema di decoro urbano. Ma dietro il cambiamento del rapporto con i colombi c’è anche una questione di rispetto degli animali: le piazze appartengono alla comunità umana, ma sono diventate casa anche per loro
C’erano una volta le piazze italiane, quelle delle cartoline illustrate, dei monumenti solenni, dei caffè all’aperto e degli immancabili colombi che passeggiavano tra i piedi dei passanti. Bastava acquistare un sacchetto di mangime, allungare una mano e, in pochi istanti, ci si ritrovava circondati da una piccola folla di volatili. Per i bambini era un gioco, per i turisti un’occasione fotografica, per gli adulti un’immagine familiare, quasi un simbolo della vita di piazza.
Da Venezia a Roma, da Firenze a Palermo, i colombi hanno rappresentato per generazioni una presenza caratteristica dei centri storici italiani. Piazza San Marco, Piazza Navona e tante altre piazze monumentali sono entrate nell’immaginario collettivo anche grazie a quelle fotografie con gli uccelli posati sulle braccia, sulle spalle o semplicemente raccolti intorno a una manciata di semi.
Ma i tempi cambiano, e con essi anche il modo di vivere gli spazi pubblici. Oggi, insieme alla nostalgia per quelle immagini, emerge una domanda importante: come possiamo continuare a convivere con questi animali senza trasformarli in un problema da risolvere a ogni costo?
Dal romanticismo al problema del decoro
Quella che un tempo veniva considerata una scena pittoresca oggi è spesso osservata con occhi diversi. Le amministrazioni comunali hanno progressivamente introdotto regolamenti e ordinanze per limitare o vietare l’alimentazione dei colombi, soprattutto nelle aree monumentali e maggiormente frequentate. Non esiste, tuttavia, un unico divieto nazionale valido indistintamente in tutti i Comuni: le disposizioni cambiano a seconda dei regolamenti locali e delle ordinanze adottate.
Le ragioni sono note: il guano può deteriorare facciate, statue, cornicioni e superfici lapidee, mentre la presenza di grandi concentrazioni di volatili comporta maggiori esigenze di pulizia e gestione degli spazi pubblici.
Non si tratta soltanto di una questione estetica. La tutela del patrimonio storico-artistico e l’igiene urbana sono diventate priorità per molte città, chiamate a conciliare la conservazione dei monumenti con la presenza della fauna urbana.
Ma c’è un aspetto che non dovrebbe essere dimenticato: i colombi non hanno scelto di vivere nelle nostre piazze per creare disagi. Sono animali che si sono adattati a un ambiente profondamente modificato dall’uomo, trovando negli edifici, nei tetti e nei monumenti luoghi di riparo e nidificazione.
Per questo motivo, affrontare il problema esclusivamente attraverso divieti, allontanamenti e sistemi di dissuasione rischia di trascurare una questione fondamentale: la necessità di una convivenza rispettosa.
Non sono ospiti indesiderati: sono animali che condividono le nostre città
Il colombo urbano è ormai parte integrante dell’ecosistema cittadino. La sua presenza è il risultato di una lunga relazione con l’essere umano, che nel corso dei secoli lo ha allevato, utilizzato e successivamente lasciato libero di adattarsi agli ambienti urbani.
Oggi, però, la percezione pubblica è cambiata. Quello stesso animale che un tempo attirava sorrisi e fotografie viene spesso indicato come responsabile del degrado delle piazze.
È giusto occuparsi della pulizia dei monumenti e della salute pubblica, ma non dovrebbe essere altrettanto importante tutelare il benessere degli animali?
Una gestione moderna dovrebbe partire proprio da questo principio: nessuna emergenza di decoro può diventare una giustificazione per interventi indiscriminati o crudeli.
La riduzione delle concentrazioni eccessive può essere perseguita attraverso programmi scientifici, continuativi e non cruenti, che tengano conto delle caratteristiche delle singole città e della biologia degli animali.
Dalle colombaie controllate al controllo della riproduzione: le alternative non cruente
In diverse realtà italiane si stanno adottando o valutando strategie di gestione delle popolazioni di colombi che non prevedono necessariamente l’uccisione degli animali.
Tra le possibilità figurano le colombaie controllate, che offrono luoghi dedicati alla nidificazione e consentono di monitorare la riproduzione, e i programmi di controllo della fertilità, attraverso sistemi come la sostituzione delle uova o, dove autorizzati e scientificamente appropriati, l’impiego di mangimi antifecondativi.
Tra i prodotti utilizzati in questo ambito figura la nicarbazina, principio attivo presente in medicinali veterinari specificamente autorizzati per il controllo della fertilità dei colombi. La somministrazione deve avvenire secondo le indicazioni autorizzate e sotto la supervisione veterinaria prevista.
Anche alcuni Comuni hanno avviato percorsi di gestione integrata.
Pordenone, per esempio, ha avviato nel 2026 un percorso scientifico per una gestione più equilibrata della popolazione urbana. Un monitoraggio condotto nel febbraio dello stesso anno ha censito circa 1.055 colombi nell’area di studio, con una densità di 1.370 esemplari per chilometro quadrato. Il progetto comunale punta a valutare misure di contenimento non cruente, basate su dati scientifici e attenzione al benessere animale.
A Modena, il Comune documenta l’utilizzo di mangimi antifecondativi nel periodo riproduttivo, insieme a interventi sugli edifici, chiusura dei possibili siti di nidificazione e installazione di dissuasori fisici.
Anche Cremona ha adottato un programma articolato di contenimento, che comprende il controllo della riproduzione, la gestione delle fonti alimentari e interventi sugli edifici per limitare i luoghi di nidificazione.
Sono esperienze che mostrano come sia possibile affrontare la questione senza considerare l’eliminazione degli animali come unica risposta.
Naturalmente, ogni intervento deve essere valutato sulla base di risultati verificabili, sostenibilità economica, efficacia e benessere animale. Anche le colombaie, per esempio, richiedono manutenzione, pulizia, controllo delle uova e monitoraggio costante.
Un ruolo importante spetta inoltre alla corretta gestione dei rifiuti, alla riduzione degli avanzi alimentari e all’informazione dei cittadini. Una città più pulita e organizzata può contribuire a ridurre gli squilibri senza penalizzare gli animali.
Le fotografie che raccontano un’epoca
Eppure basta sfogliare vecchi album di famiglia per ritrovare immagini che oggi sembrano appartenere a un’altra epoca. Bambini divertiti, nonni sorridenti, turisti immobili con le braccia distese e decine di colombi pronti a posarsi sulle mani.
Erano fotografie semplici, talvolta ingenue, ma capaci di raccontare un modo diverso di vivere la città. La piazza non era soltanto un luogo da visitare, ma uno spazio da frequentare, dove fermarsi, osservare, incontrarsi e lasciarsi sorprendere.
Oggi la fotografia turistica segue altre tendenze. Si cercano scorci architettonici, vicoli caratteristici, tavolini all’aperto, dettagli dei palazzi storici e immagini spontanee da condividere sui social. La presenza dei colombi non è più necessariamente il soggetto principale dello scatto: talvolta diventa un dettaglio di contorno, altre volte viene accuratamente evitata.
Eppure sarebbe un peccato che il cambiamento delle abitudini turistiche si trasformasse anche nella perdita di ogni sensibilità verso questi animali. Non è necessario alimentarli o cercare a tutti i costi una fotografia con un colombo sulla spalla per riconoscere il loro diritto a vivere negli spazi urbani.
Una convivenza che continua
I colombi non hanno certamente abbandonato le piazze italiane. Continuano a frequentare tetti, cornicioni, monumenti e spazi pubblici, adattandosi alle trasformazioni delle città e alle nuove abitudini dei loro abitanti.
Il loro rapporto con l’uomo rimane controverso. C’è chi li considera parte integrante del paesaggio urbano e chi, invece, li associa soprattutto a sporcizia, degrado e costi di manutenzione.
Ma tra l’indifferenza e il rifiuto esiste una terza strada: quella della responsabilità.
Non significa ignorare i problemi, né alimentare indiscriminatamente le popolazioni urbane. Significa riconoscere che la gestione della fauna cittadina deve rispettare anche la vita degli animali, evitando soluzioni violente e privilegiando prevenzione, monitoraggio e controllo non cruento della riproduzione.
Le amministrazioni hanno il compito di proteggere i monumenti e garantire la qualità degli spazi pubblici, ma possono farlo senza trasformare i colombi in nemici della città.
Forse le vecchie fotografie con i colombi sulle mani appartengono davvero a un’altra epoca. Ma questo non significa che debba scomparire anche il loro posto nelle nostre piazze.
Perché una città non si misura soltanto dalla bellezza dei suoi monumenti o dalla pulizia delle sue strade, ma anche dalla capacità di trovare un equilibrio tra le esigenze delle persone e il rispetto delle altre forme di vita che la abitano.







