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Opinioni

Mangiafuoco, Lucignolo e il Grillo parlante

Dal tramonto del riformismo europeo all’ascesa del liberismo selvaggio, fino alle derive della globalizzazione: un viaggio tra illusioni, controriforme e nuovi “cattivi maestri”. Un appello a recuperare il senso dell’Umanesimo, della dignità del lavoro e del modello sociale che ha plasmato l’Occidente

Mangiafuoco, Lucignolo e il Grillo parlante

Una necessaria premessa

Nel secolo scorso, almeno fino agli anni Settanta, abbiamo vissuto in un’epoca di forte contrasto tra capitalismo e comunismo:  il secondo sappiamo come è finito pur sopravvivendo, a livello “nominale”, in Corea del Nord, a Cuba e in modo molto sui generis in Cina.

Il capitalismo, nel secondo dopoguerra, si è sviluppato secondo due filoni: quello statunitense, di stampo marcatamente liberista, e quello dell’Europa occidentale, in cui è maturata l’idea dello stato sociale, impegnato ad assicurare benessere ed equità sociale.

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Fino alla guerra fredda ed al crollo dell’URSS in Europa occidentale si sono fronteggiate, a sinistra, le due correnti storiche tradizionali: il riformismo socialista e il comunismo. Il primo è risultato maggioritario quasi dappertutto, dando vita a grandi partiti socialdemocratici  nel centro e nord Europa o socialisti nel sud del continente. Di fronte alla quasi totale assenza di partiti comunisti (comunque minoritari laddove esistenti) l’eccezione fu rappresentata dall’Italia, in cui predominò, costantemente all’opposizione, il vecchio PCI, ma la politica di stampo riformatrice, di fatto socialdemocratica, fu esercitata dalla DC, dal PSI e dai partiti laici minori PSDI, PRI, PLI.

Esemplare, per comprendere cosa significava coniugare capitalismo ed equità, citiamo un concetto espresso da un grande imprenditore, la cui figura andrebbe insegnata ai giovani di oggi: Adriano Olivetti, il quale sosteneva che «nessun dirigente, neanche il più alto in grado, deve guadagnare più di dieci volte l’ammontare del salario minimo» (o del dipendente meno pagato), promuovendo un modello d’impresa basato sulla giustizia sociale, sulla dignità del lavoro e sul contrasto alle forti disuguaglianze economiche.

Questo tipo di sviluppo andava bene ai capitalisti del tempo, perché si comprendeva la necessità di garantire un discreto benessere alla popolazione, per far prosperare i propri affari in un clima tranquillo. Citiamo, per capirci, un concetto di Henry Ford, idea che fu ripresa anche dall’ avv. Gianni Agnelli: Ford intuì che per vendere un prodotto di massa come la celebre Model T, la classe operaia doveva trasformarsi da semplice forza lavoro a una classe di consumatori, in grado di potersi permettere il bene che produceva. Questa è la logica che consentì all’Occidente, e quindi anche al nostro Paese, di far incrementare la classe media, fino a diventare maggioritaria, col conseguente sviluppo dell’occupazione e di un benessere diffuso, ovviamente non senza aspetti negativi, non stiamo parlando di un paradiso terrestre. Frutti di questa  “primavera” politica furono, tra gli altri, la riforma agraria che avviò lo smantellamento dei latifondi; il Piano INA Casa (piano Fanfani), che è stato il più grande e strutturato programma di intervento pubblico nell’edilizia residenziale della storia d’Italia; la costruzione dell’Autostrada del Sole; la nascita della scuola media unificata; la creazione dell’ENEL, l’approvazione dello Statuto dei Lavoratori…

 

Arrivano i Mangiafuoco

Con il crollo dell’URSS e l’affermazione di politiche ultraliberiste nel Regno Unito e negli USA (Margharet Tacher e Ronald Reagan) il vento cambiò: cominciarono a prevalere le idee dei Mangiafuoco, ovvero di sostenitori del liberismo selvaggio, intenzionati a ridurre al minimo il ruolo dello Stato, dimenticando la dura lezione della crisi del 1929 e buttando a mare, di fatto, lo stato sociale, visto come un costoso ostacolo alla libera crescita del mercato. Si è gradualmente affermata, soprattutto in Europa Occidentale, una camaleontica operazione di rovesciamento politico e ideologico che molti, ancora oggi, non hanno capito. Il liberismo si è insinuato all’interno dei partiti socialdemocratici alterandone quasi totalmente gli obiettivi, trasformandoli in partiti radicali, attentissimi a promuovere “diritti civili” (gay, lesbiche, “matrimoni” di vario colore, gay pride, ecc.) e ad “accarezzare” gli islamici (dimenticando la fine che i progressisti- e i loro “diritti” citati – fanno quando i maomettani conquistano il potere) promuovendo contemporaneamente, in campo economico, le controriforme che sono riusciti ad attuare: cancellazione dell’art. 18, precarizzazione dei rapporti di lavoro, attacchi alla proprietà della casa (vista come un ostacolo alla loro idea di mobilità dei lavoratori), criminalizzazione del posto fisso, controriforma delle pensioni, aziendalizzazione della scuola e della sanità, privatizzazione diffusa tentando di cancellare l’idea che lo Stato, fermo restando l’economia di mercato, possa e debba gestire e/o controllare settori vitali come l’energia, i trasporti, l’istruzione, la sanità. Artefici di questo cambiamento politico l’avvento di Tony Blair e di Zapatero, laburista il primo, socialista il secondo, ma di fatto continuatori, in campo economico, delle politiche tacheriane. Poi in Italia abbiamo avuto, tra gli altri,  prima Berlusconi e Prodi e poi Renzi e Monti, le punte più “avanzate” di queste politiche, portate avanti con un linguaggio che capovolgeva il concetto di riformismo: in realtà era il controriformismo che ci ha “regalato”, tra le altre cose,  la cancellazione dell’art.18, la legge Fornero, ecc. ecc.

 

La globalizzazione, madre di tutti i disastri

In questa piena cancellazione di alcuni dei pilastri dello stato sociale si è incuneata la madre di tutti i disastri, la globalizzazione. Gli insaziabili Mangiafuoco hanno pensato di poter estendere il loro raggio d’azione, convinti di poter conquistare un mercato di oltre un miliardo di persone, la nuova Cina di Deng Xiaoping, Gli illusi non hanno capito che l’apertura, dopo le illusioni iniziali, si sarebbe rivelato un terribile boomerang: aprire i mercati, senza prima fissare regole ben precise (in termini di diritti dei lavoratori) non ha significato conquistare un nuovo gigantesco mercato, come promettevano, ma sono stati i cinesi a conquistare noi, grazie ad una concorrenza spietata che sta mettendo in ginocchio le nostre aziende, impossibilitate a reggere la concorrenza dei produttori cinesi.

 

I Grilli parlanti

A comprendere la verità di quanto abbiamo descritto, purtroppo, apparentemente sembrano essere solo poche persone. I tanti Lucignolo, di fatto cattivissimi maestri, continuano a gettare fango sulla nostra civiltà occidentale, non esente da storiche colpe, ma certamente unico modello che consente di esprimere le proprie opinioni, cosa che non avviene in tutti gli altri “modelli” che gli illusi (in gran parte in buona fede, precisiamolo) di fatto esaltano. Facciamo qualche esempio: meglio le logiche di Hamas? Meglio quelle iraniane o afghane? Meglio il modello di società russo o cinese o nordcoreano? Che fine farebbero, tanto per essere ancora più chiari, i sostenitori dei diritti civili, le femministe, gli attivisti dei gay pride, i pacifisti, gli “antipatriarcato”, gli stessi cristiani o gli atei dichiarati, i tanti protagonisti del mondo dello spettacolo palestinisti, se si affermasse anche in Italia e in Occidente uno di quei modelli che tanto suscitano le loro simpatie?….

Forse bisognerebbe cercare di ascoltare qualche grillo parlante, qualche voce che nel deserto cerca di risvegliare le intelligenze sopite. Per fare cosa? Per ripartire da quello di buono che ancora abbiamo, per recuperare i diritti e le certezze che si tenta di negarci, per tentare di affermare che il liberismo selvaggio e le dittature teocratiche sono modelli da rifiutare.

L’affermarsi dell’intelligenza artificiale ci impone di non assopire il nostro intelletto naturale e quindi, per essere espliciti, essere difensori del meglio della nostra Storia, del nostro Umanesimo, delle nostre libertà. Il nostro non è un mondo culturalmente vuoto da conquistare o ribaltare, ma una civiltà che deve essere rispettata e deve farsi rispettare, un modello di stato laico fiero delle proprie tradizioni, in cui non ci deve essere spazio per costruire ed espandere “isole” in cui una religione possa pretendere di essere al di sopra dello stato.  Le lotte vere dovrebbero puntare, ovviamente in modo totalmente pacifico, a ricostruire un modello, possibilmente europeo, di stato sociale in cui le persone, i lavoratori non siano visti solo come pedine necessarie per aumentare i profitti, ma come soggetti di un’economia di mercato dal volto umano, in cui le imprese, per meglio  capirci, svolgano quel ruolo che è così ben delineato nel recente documento di Papa Leone XIV, l’enciclica “Magnifica Humanitas”.

Ricordiamo che nel testo, purtroppo colpevolmente trascurato dai politici e dagli economisti di tutti i colori, il Pontefice si concentra sulla custodia della persona umana nell’era dell’intelligenza artificiale e della digitalizzazione, ribadendo con forza che il lavoro non può essere trattato come una semplice merce e che la tecnologia deve tutelare la dignità umana, anziché sottomettere i lavoratori alla sola massimizzazione del profitto.

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Pier Vincenzo Roma

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