scritto da Francesco Angrisani - 10 Settembre 2026 07:37

Comunità energetiche, una grande occasione per i territori

Crescono le esperienze, ma l’Italia è ancora lontana dal pieno utilizzo del loro potenziale. Servono semplificazione, competenze e partecipazione

Le Comunità energetiche rinnovabili possono rappresentare uno degli strumenti più interessanti della transizione energetica. Cittadini, Comuni, imprese e associazioni possono produrre e condividere energia da fonti rinnovabili, trasformando la produzione energetica in una risorsa per la comunità.

Ma la loro diffusione in Italia procede ancora lentamente.

Lo evidenziano due approfondimenti di Greenreport, «Mille Comunità energetiche rinnovabili non possono bastare» e «Il flop delle Comunità energetiche rinnovabili che l’Italia non può permettersi». Secondo i dati riportati da Greenreport, a dicembre 2025 erano 1.561 le configurazioni di autoconsumo complessive, di cui 904 Comunità energetiche rinnovabili, per circa 95 MW di potenza e 8.653 utenti: numeri in crescita, ma ancora lontani dagli obiettivi fissati. (greenreport.it)

Il problema, quindi, non è soltanto creare nuove Cer, ma mettere i territori nelle condizioni di realizzarle e farle funzionare.

Non solo pannelli fotovoltaici

Una Comunità energetica non è semplicemente un impianto fotovoltaico condiviso. È soprattutto un progetto di partecipazione.

Un Comune può mettere a disposizione edifici pubblici, cittadini e imprese possono aderire, mentre associazioni e realtà locali possono favorire informazione e coinvolgimento.

Già nel 2021 Terra Nuova, nell’articolo «L’energia rinnovabile di comunità», raccontava esperienze come quella di Magliano Alpi, mostrando come la produzione locale di energia potesse generare anche nuove opportunità economiche e sociali. (terranuova.it)

È questo uno degli aspetti più interessanti delle CER: una parte del valore prodotto dall’energia può rimanere sul territorio.

Le richieste di Legambiente

Legambiente considera le Comunità energetiche uno strumento strategico per la diffusione delle rinnovabili e per contrastare le disuguaglianze energetiche.

L’associazione richiama però la necessità di semplificare le procedure, rafforzare l’assistenza tecnica e accompagnare maggiormente cittadini e amministrazioni. Senza competenze e informazioni adeguate, soprattutto i piccoli Comuni rischiano infatti di incontrare difficoltà nella progettazione e nella gestione delle CER. (legambiente.it)

Anche il credito può fare la differenza

Un ulteriore ostacolo riguarda le risorse necessarie per realizzare gli impianti.

Terra Nuova ha recentemente raccontato l’accordo tra Banca Etica e il Coordinamento delle Comunità energetiche rinnovabili e solidali di Roma e Lazio, con strumenti finanziari destinati a sostenere gli investimenti e ad anticipare contributi pubblici. (terranuova.it)

L’accesso al credito può quindi diventare un elemento decisivo per trasformare progetti nati dal basso in infrastrutture realmente operative.

La sfida dei territori

Il futuro delle Comunità energetiche dipenderà dalla capacità di superare alcuni ostacoli: procedure più semplici, assistenza tecnica, reti elettriche adeguate e strumenti finanziari accessibili.

Ma servirà anche partecipazione.

La vera forza delle CER non sta soltanto nei megawatt prodotti, ma nella possibilità di coinvolgere direttamente le comunità e creare benefici ambientali, economici e sociali.

Come emerge dagli approfondimenti di Greenreport, dalle analisi di Legambiente e dalle esperienze raccontate da Terra Nuova, il potenziale esiste. Ora occorre creare le condizioni perché possa esprimersi pienamente.

La transizione energetica non riguarda soltanto la produzione di energia pulita: riguarda anche chi la produce, chi la condivide e chi ne beneficia. Ed è nei territori che questa trasformazione può diventare concreta.

 

Fonti

Greenreport – «Mille Comunità energetiche rinnovabili non possono bastare» e «Il flop delle Comunità energetiche rinnovabili che l’Italia non può permettersi».

Legambiente – Approfondimento sulle Comunità energetiche rinnovabili.

Terra Nuova – «L’energia rinnovabile di comunità» e «Banca Etica sostiene le comunità energetiche del Lazio».

Cavese, dopo la maturità scientifica prosegue gli studi in Economia e Commercio, ma è il mondo del volontariato a segnare in modo decisivo il suo percorso umano. Fin dal 1980 si impegna nell’associazionismo ambientalista, muovendo i primi passi nel M.A.P.A.N. (Movimento Anticaccia Protezione Animali Natura), con cui promuove campagne di sensibilizzazione contro la strage dei cuccioli di foca destinati all’industria delle pellicce. Il suo impegno civile si amplia con iniziative di respiro internazionale, tra cui la raccolta firme a sostegno della candidatura di Nelson Mandela al Premio Nobel per la Pace. Per quasi un decennio dedica tempo ed energie alla tutela dei cani abbandonati, collaborando con un ricovero situato tra Vietri sul Mare e Molina, occupandosi dell’assistenza agli animali e della sensibilizzazione sul tema del randagismo. Parallelamente porta avanti un percorso politico locale, diventando consigliere della Prima Circoscrizione di Cava de’ Tirreni nella Lista Verde Alternativa, con un’attenzione particolare alla tutela ambientale e alla partecipazione civica. La sua vocazione per uno stile di vita sostenibile si traduce anche in un progetto imprenditoriale: è cofondatore de L’Orto Biologico, negozio specializzato in alimenti biologici che da quasi quarant’anni promuove un’alimentazione sana, il consumo consapevole e il rispetto dell’ambiente.

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