scritto da Sofia Celestino - 30 Agosto 2026 09:39

“Antigone – monologo per donna sola” di Debora Benincasa

Intervista all'attrice e scrittrice Debora Benincasa

L’Antigone di Sofocle viene messa in scena per la prima volta nel 442 a.C. ad Atene e da allora è stata studiata, riletta, amata, usata come lettura di un contrasto che Sofocle non giudica e dipana davanti ai nostri occhi. Antigone, insieme a Medea è fra le mie opere preferite, per onestà solo uno zero virgola uno al di sotto di Medea. Ho avuto la fortuna di studiarle al liceo, di perdermi nei versi originali in greco di Sofocle e Euripide, di discutere sui loro messaggi da appassionata diciottenne e di continuare ancora oggi ad apprezzare e commuovermi alle loro messe in scene.

Questo anno ho avuto la possibilità di vedere al San Carlo di Napoli la Medea di Luigi Cherubini e all’Arco Catalano di Salerno, durante #SalernoLetteraturaFestival “Antigone – monologo per donna sola” di e con Debora Benincasa. Emozioni allo stato puro.

E così dopo aver visto la trasposizione del monologo ho subito preso anche il libro in cui potermi immergere più e più volte e ho ‘tampinato’ Debora Benincasa per poterne parlare con lei. Si è dimostrata di una gentilezza e disponibilità che già trasparivano quella sera sul palco e di seguito potete trovare le sue risposte e curiosità rispetto ad un libro, che vi invito a comprare e ad uno spettacolo che dovete vedere (prossimamente se siete a Torino non mancate di verificare nella settimana del 21 ottobre, a dieci anni esatti dal debutto sicuramente ci sarà una messa in scena)

Come attrice e scrittrice, quale è la cosa che ti ha emozionato in maniera profonda in questo “viaggio” nella nascita del monologo, messa in scena e poi della sua trasposizione nel libro?

‘ANTIGONE – monologo per donna sola’ è lo spettacolo con cui sono diventata attrice e drammaturga professionista, il momento in cui ho deciso di fare della mia passione il mio lavoro. Racchiude per me una serie infinita di prime volte: la prima volta che vado in scena davanti a un pubblico vero, che gioco con la mitologia, che lavoro su uno spettacolo mio, la prima volta che scrivo per la scena. Sono passati dieci anni dal suo debutto e sono sicura che sia io che Antigone siamo cambiate tanto, siamo cresciute e siamo (forse) anche un po’ più sagge. Questa per me è ovviamente un’opera magica, che mi ha portata in giro per l’Italia e non solo, mi ha fatto attraversare palchi diversi, mi ha portata su carta grazie alla pubblicazione del testo con Suigeneris. Direi che adesso, a guardarmi indietro, forse è la lunghezza del viaggio a emozionarmi di più.

Dal 2016 in giro per l’Italia e per il mondo a portare la piccola Antigone, attualizzandola, vivendola nella tua pelle, nei tuoi gesti. Quale momento è stato più complicato in questi anni e come mai?

Sono dieci anni che porto Antigone a spasso con me e sono dieci anni che faccio teatro. Ovviamente in questo lunghissimo periodo ci sono stati tanti momenti bui (e tanti luminosissimi), ma vorrei concentrarmi in generale sulla difficoltà che si incontra nel voler vivere facendo cultura. La precarietà a cui siamo esposte è sempre maggiore e sempre più estenuante, e questo non è un fatto individuale ma sociale: un buco nero in cui sono finite molte storie, persone, luci e speranze. Fare teatro oggi, in Italia, sembra più un atto di fede che una vera possibilità, un salto nel vuoto sperando nel prossimo bando, in qualche premio o anche solo in una mail di risposta. Tante persone lasciano il teatro non perché non hanno talento, ma perché hanno superato il proprio limite di sopportazione e, da teatrante precaria, ogni giorno mi chiedo se continuare su questa strada sia incredibilmente coraggioso o incredibilmente stupido.  (Probabilmente entrambe le cose.)

Mi racconteresti un aneddoto della tua esperienza di SalernoLetteraturaFestival 2026? Una emozione, un particolare che stai portando con te di questo evento

Nel brevissimo tempo che ho passato a Salerno, dall’arrivo in aeroporto alla sfogliatella della mattina dopo, sono successe tantissime cose. Come primo regalo ho visto il mare, che non vedevo dall’estate scorsa, poi le vie di Salerno, la crema di caffè, le persone che hanno riempito il chiostro e poi, con mia grande gioia, tra il pubblico c’era Francesco Di Bella. Nello spettacolo ho solo due tracce: una è la sua Introdub, nel momento in cui la commedia lascia il passo alla tragedia. Da attrice è il momento in cui anch’io devo scavare, approfondire, riconcentrarmi, e la voce di Di Bella mi ha sempre accompagnata, in tutti questi anni. Per cui incontrarlo è stata una gioia immensa.

 

Francesco Di Bella è stato un altro regalo che quella serata mi ha fatto Antigone, come ho confessato a tanti amici, che mi hanno guardato basiti, e anche a lui, non lo conoscevo, non conoscevo la sua musica, ma ho rimediato subito: acquistato il mattino successivo da Disclan il suo album e sto scrivendo anche io questo articolo con Introdub che risuona e mi accompagna.

 

Per rimanere informati sulle date:

https://www.anomaliateatro.it/antigone-monologo-per-donna-sola/

Antigone. Monologo per donna sola- di Debora Benincasa – ed. SuiGeneris, 2017

 

#anomaliateatro #Antigonemonologoperdonnasola

#SalernoLetteraturaFestivalPerMe

Nata a Salerno nell’agosto del 1970, impiegata e cultrice di letteratura. Dopo un periodo lavorativo trascorso a Milano rientro nella mia città, e dei 50 scatoloni del trasloco, 42 erano composti da libri. La lettura mi accompagna da sempre, la scrittura da pochi anni, tranne qualche articolo o recensione di libri già dal liceo. Diversi i libri presentati e presenza anche al Premio Com&Te.

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