Cava, “rimborsopoli”: l’ex consigliere Michele Mazzeo assolto dalle accuse

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“Lo scorso 8 maggio, che è il giorno in cui compio gli anni, ho ricevuto la telefonata del mio avvocato e alle sue parole ho esclamato ‘Avvocato, questo è il più bel regalo di compleanno che potessi ricevere!’”. A parlare è l’ingegnere Michele Mazzeo, volto noto della politica metelliana e consigliere comunale di Rifondazione Comunista all’epoca della “rimborsopoli cavese”, e il regalo ricevuto dal suo legale è la notizia di essere stato scagionato anche dall’ultimo capo d’imputazione di cui era stato accusato nel 2014.

Michele Mazzeo era stato indagato insieme ad altre 41 persone che facevano parte, a vario titolo, della vita politica cittadina, per una serie di richieste di rimborso per spese che nulla avrebbero avuto a che fare con l’incarico istituzionale. Le ipotesi per gli indagati erano di truffa e peculato.

“Sull’accuratezza delle indagini stendiamo un velo pietoso. Su 42 indagati soltanto 15 sono stati rinviati a giudizio”. E’ questo il primo giudizio a freddo che rilascia l’ingegnere Mazzeo riguardo la vicenda che lo ha coinvolto.

Delle quattro imputazioni Michele Mazzeo reputa la più infamante quella secondo la quale aveva utilizzato fondi del gruppo consiliare per pagare il servizio fotografico del matrimonio della figlia. “Mi ha fatto particolarmente male quest’accusa. Ero una persona molto bene in vista nell’azienda dove lavoravo, ma il passo per diventare nemico pubblico numero uno fu breve”.

Quattro capi di imputazione. “I primi due sono immediatamente caduti per la loro infondatezza – ha precisato Michele Mazzeo – il terzo riguardo l’album fotografico è l’eclatante dimostrazione della  mia innocenza. L’ultimo capo d’imputazione, in ordine di tempo, ha avuto bisogno del secondo grado di giudizio perché era più articolato. Ma è stato dimostrato chiaramente, in maniera inequivocabile, che quei soldi li ho utilizzati per attività compatibili con quella del gruppo consiliare e con i compiti istituzionali che avevo –  ha continuato Mazzeo –  Con grandissima mia soddisfazione è arrivata la sentenza, neanche a farlo apposta, nel giorno del mio compleanno”.

In particolare, riguardo il famigerato servizio fotografico l’ingegnere Mazzeo ha potuto acclarare agli inquirenti che si è trattato di un equivoco facilmente risolto mediante la presentazione di documenti che hanno attestato il pagamento da parte del genero. La sentenza su questo capo d’imputazione è arrivata due anni fa e Mazzeo lamenta che non è stata portata alla luce, nonostante sue sollecitazioni, come invece accadde nel 2014 quando i giornali a titoli cubitali parlarono del suo presunto coinvolgimento in “rimborsopoli”.

Dopo un periodo di grande amarezza per l’accusa particolarmente disonorevole di aver utilizzato i fondi consiliari per scopi non istituzionali, Michele Mazzeo è stato prosciolto da ogni capo di accusa e chiede che dopo la gogna mediatica la sua figura venga pubblicamente riabilitata.

Una richiesta legittima che prontamente accogliamo.

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