Cava de’ Tirreni, appunti per il futuro della città
Il desiderio di promuovere cultura, socialità, benessere è molto forte tra i cittadini, percepisco fermento. La cittadinanza attiva, tuttavia, non può sostituirsi alle istituzioni a cui compete innanzitutto la creazione di un progetto unitario
Se è mancato qualcosa a Cava negli scorsi anni, credo sia stata soprattutto la capacità di visione.
Se il passato va ricordato e il presente governato, il futuro va immaginato e, a volte, se ci si riesce, anticipato.
Qualche giorno fa, ci pensavo mentre assistevo ad un Convegno organizzato dal Lions Club Cava Vietri sulla Costiera Amalfitana, nell’ambito del progetto Lions di valorizzazione dei siti Patrimonio dell’Unesco (clicca qui per leggere l’articolo).
In quella occasione, sono intervenuti, per una tre giorni di cultura e scambio relazionale, soci Lions di vari Club Italiani nel circuito delle Città Patrimonio Unesco: Palermo, Tivoli, Padova, Asti, Colli Euganei.
La tappa a Cava ovviamente è passata per la Abbazia benedettina ma gli ospiti hanno potuto osservare anche le altre meraviglie della nostra città, oltre quelle della vicina Costiera Amalfitana, e restare stupiti.
Troppo spesso in questi anni mi è capitato di parlare con gestori di strutture ricettive e turisti e amaramente scoprire che il soggiorno a Cava era scelto solo come base più economica per visitare la vicina Costiera.
Questi turisti “per caso”, una volta a Cava, restano immancabilmente affascinati dal paesaggio nel quale si trovano immersi, la nostra valle verdeggiante, e dall’architettura peculiare dei nostri portici. Spesso, prima di arrivare, non sanno neppure che a Cava esiste una Abbazia benedettina millenaria. E probabilmente, se la loro destinazione è un B&b con il check in online e senza interazione con il guest, non lo scopriranno mai. Colpa dei turisti che viaggiano senza informarsi o colpa nostra che siamo incapaci di valorizzare ciò che abbiamo?
Iniziative come quella a cui ho partecipato lo scorso fine settimana, anche a cura di associazioni attive sul territorio, sarebbero auspicabili.
Il desiderio di promuovere cultura, socialità, benessere è molto forte tra i cittadini, percepisco fermento.
La cittadinanza attiva, tuttavia, non può sostituirsi alle istituzioni a cui compete innanzitutto la creazione di un progetto unitario.
Senza la visione di insieme, le iniziative delle singole associazioni rischiano di disperdersi e restare monadi fluttuanti nel vacuum. Il rischio è che, dopo un po’ di buona volontà e spirito di servizio, si estingua anche l’iniziativa privata.
Si sprecherebbe una ulteriore opportunità se non si puntasse da subito sul porsi come collante e cassa di risonanza.
Quanto detto, se valido per turismo e cultura, credo sia applicabile, con gli opportuni distinguo, anche agli altri settori di attività.
Del resto, “Se puoi immaginarlo, puoi farlo” e, a volte, immaginarlo non è una possibilità ma un dovere.







