Cava de’ Tirreni, il Tribunale di Napoli mette la parola fine alla causa sul fallimento della Se.T.A.

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E’ fresca di stampa la sentenza emessa lo scorso 2 dicembre dal Tribunale di Napoli, Sezione terza civile- specializzata in materia di impresa, con cui è stato chiuso un delicato procedimento giudiziario relativo al fallimento della Se.T.A., che vedeva coinvolti diversi amministratori.

Procediamo con ordine. Come si ricorderà la Se.T.A. (Servizi Ambientali e Territoriali S.p.A. ), società partecipata del Comune di Cava de’ Tirreni che si occupava non solo nella nostra città della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti, poi passati alla Metellia, divenne insolvente nel 2012 a causa di una irreversibile crisi economico-finanziaria.

Da qui un procedimento giudiziario incardinato nel 2017 e promosso dai Curatori fallimentari della SeTa, avv. Diego Di Somma e dr. Giuseppe Castellano, con cui venivano chiamati in causa gli amministratori della società, oltre al Comune di Nocera Inferiore e la GE.NE.SU..

Tra i citati in giudizio sono così comparsi, tra gli altri, alcuni nostri concittadini, quali Vincenzo Avagliano e Lucio Bisogno, difesi dall’avv. Fabio Siani,  Giuseppe Bisogno, difeso dall’avv. Riccardo Senatore, Fortunato Palumbo difeso dall’avv. Alfredo Messina e dall’avv. Giuseppe Vitale, Antonio Sorrentino, difeso dall’avv. Vincenzo Landolfi.

Ai diversi citati veniva contestato “in relazione alla ricoperta carica di amministratore della società “Servizi Ambientali e Territoriali S.p.A. in liquidazione”, la violazione da parte loro dei doveri inerenti alla carica in forza della legge e dello statuto sociale e, per l’effetto, condannarli in solido fra di loro al risarcimento dei danni arrecati al patrimonio sociale”.

Agli stessi veniva appunto richiesto il “risarcimento del danno subito dalla società, da quantificare in un importo non inferiore all’ammontare degli utili pagati, pari ad € 818.973,91, oltre rivalutazione ed interessi come per legge… e spese del giudizio”.

Dopo cinque anni i giudici sono venuti a capo della vicenda, ritenendo che la “domanda della Curatela del Fallimento è infondata e merita, dunque, il rigetto”.

Di questo, in verità, va dato atto dell’eccellente lavoro svolto dai difensori, i quali con dovizia di particolari e documentazione, forti peraltro anche delle valutazioni compiute dal CTU, hanno dimostrato la totale infondatezza delle pretese dei Curatori fallimentari.

Le articolate e pregevoli argomentazioni addotte dai difensori possono essere apprezzate leggendo per intero la sentenza clicca qui  non potendo essere in questa sede racchiuse in poche battute.

Ad ogni modo, a titolo semplificativo, riportiamo di seguito due passaggi della sentenza.

Nel primo si legge che “il consulente del Giudice nel proprio elaborato peritale ha accertato che l’irreversibile crisi economico-finanziaria della società è da rinvenirsi nei mesi di marzo/aprile 2012 e, quindi, in epoca successiva all’adozione degli atti contestati al convenuto”.

Nel secondo si legge che “dalla documentazione in atti risulta che i convenuti chiamati in giudizio sono cessati dalla loro carica in data 26.5.2011”.

In conclusione, ricapitolando, con la sentenza il collegio giudicante “rigetta la domanda e condanna la Curatela del Fallimento “Servizi Ambientali e Territoriali s.p.a. al pagamento delle spese di lite nei confronti dei convenuti che si liquidano nella somma di euro 12.000,00, di cui euro 10.000,00 per competenze e la restante parte per spese, iva e cpa come per legge”.

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