Cava de’ Tirreni, idee ferme e rifiuti abbandonati: Meridione Nazionale rilancia l’allarme
Dopo l’analisi di Angrisani su Ulisse on line, Meridione Nazionale accusa l’Amministrazione comunale di immobilismo. Senatore: sicurezza e ambiente devono diventare politiche vere, non slogan
Meridione Nazionale interviene nel dibattito aperto ieri da Francesco Angrisani su Ulisse on line, con l’articolo “Rifiuti abbandonati, dal volume ESPER una strategia concreta per i Comuni”. Un contributo lucido, che indica una direzione chiara: trasformare le buone pratiche in politiche reali, attuabili e finanziabili.
Secondo l’avvocato Alfonso Senatore, autore del comunicato, Cava de’ Tirreni non può più permettersi di restare ferma. Per anni definita “piccola Svizzera”, oggi rischia di essere soltanto piccola: nelle ambizioni, nella capacità di progettare, nella risposta ai problemi quotidiani dei cittadini. E il rischio, avverte Senatore, è che i prossimi cinque anni aggravino ulteriormente questa stagnazione.
Meridione Nazionale rivendica una linea di opposizione costruttiva, soprattutto sul fronte della sicurezza. Un tema che, si legge nel documento, non può essere ridotto a slogan elettorali: sicurezza significa educazione, prevenzione e repressione. Tre strumenti essenziali, ignorati da un’amministrazione che – secondo Senatore – ha risposto alle sollecitazioni dell’associazione con un “silenzio assordante”.
Il comunicato denuncia una gestione del potere percepita come chiusa, autoreferenziale, orientata più alla tutela di pochi che al bene comune. Una deriva che, per Meridione Nazionale, non rappresenta la città e non rispecchia ciò che i cavesi meritano.
Senatore richiama anche il legame tra sicurezza e ambiente: due settori che, se guidati da amministratori competenti, possono generare sviluppo, lavoro, vivibilità. È qui che il riferimento all’articolo di Angrisani diventa centrale: la strategia ESPER sui rifiuti, con le sue proposte concrete, dimostra che esistono percorsi praticabili. Ma serve una politica capace di ascoltare, decidere e agire.
Il messaggio finale è netto: Cava non è proprietà di nessuno. Cava appartiene ai cavesi. E per tornare a essere una città grande – nelle idee, nella sicurezza, nell’ambiente, nelle opportunità – occorre rompere l’immobilismo e restituire ai cittadini una visione, non solo parole.







