Servalli, Sindaco mio… e come si lamentano i tuoi assessori!

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Dire che le reazioni al mio ultimo articolo del 3 luglio scorso intitolato “Servalli, Sindaco mio…” me le aspettavo, può sembrare presuntuoso, ma è così.

Avevo messo in conto le piccate critiche e le pungenti frecciate che mi sarebbero state riservate, puntualmente pervenute sulle pagine di FB da alcuni illustri assessori, che,  lo dico con la massima franchezza, non mi hanno fatto né caldo né freddo; e non perché io sia un presuntuoso impenitente, ma perché è facile confutare ai suddetti le loro stolte affermazioni di settarismo, di mancato riconoscimento dei meriti che essi e l’amministrazione Servalli hanno per le cose già fatte e per quelle messe in cantiere.

La mia etica non è quella di mettermi allo specchio e auto-osannarmi con “quanto sono bello, quanto sono bravo”, bensì di mettermi allo specchio e chiedermi: «Ho fatto bene, ho danneggiato qualcuno, ho fatto l’interesse dei miei “datori di lavoro” virtuali, i lettori?, che, per chi non lo ricordasse, sono coloro che io come cronista devo rappresentare e verso i  quali devo avere il massimo rispetto!». E l’etica di tutti i collaboratori di questa testata è la stessa.

Sarebbe troppo facile, e una inutile perdita di tempo, andare a scorrere tutti i numerosi articoli, miei e di questo giornale, per dimostrare a “lorsignori” quante volte abbiamo riconosciuto al sindaco Servalli i meriti che ha avuto nella realizzazione di opere sospese da anni, nella sistemazione di vari guai lasciati dalla precedente amministrazione; se “lorisignori” vogliono documentarsi si vadano a rileggere tutti gli articoli precedenti, miei e di altri.

Io ho più la sensazione che questi signori abbiano la fissazione della “scimmietta battimani”, come vorrebbero che fossero i cronisti di questo giornale: probabilmente hanno sbagliato indirizzo.

Fra l’altro mi hanno accusato di cose incredibili, chiedendomi dove fossi nel periodo del confinamento, mentre i solerti Vigili Urbani stavano per strada per tutelare la salute dei cittadini: mi scusino tanto, ma chi l’ha mai disconosciuto? E dove potevo essere io se non a casa rispettoso della quarantena e del divieto di uscire per non mettere a rischio la mia e l’altrui salute?

Per cui lascio perdere i commenti di “lorsignori”, i quali, invece di scrivere tante sciocchezze, avrebbero potuto impiegare più proficuamente il loro prezioso tempo per rispondere a qualche semplice domanda, prima fra tutte la questione del controllo dei semafori tramite le telecamere, perché veramente non se ne può più di vedere tanti scalmanati automobilisti e pure centauri, i quali non rispettano più niente, e impunemente sfrecciano con il rosso, mettendo in pericolo la vita di tutti noi, specialmente a Via De Filippis, dove abito.

Assisto a scene da competizione, nella strettoia tra i due semafori, addirittura centauri che sorpassano in doppia fila automobilisti che si sono già catapultati nonostante il semaforo rosso, per cui si rischia che, a metà strettoia, automobilista e centauro possano scontrarsi con una vettura che aveva pazientemente atteso il verde dall’altro lato: aspettiamo che ci scappi il morto?

Ma il pericolo è lo stesso sulle corsie del trincerone, al semaforo di viale degli Aceri, e a quello di via Tafuri.

A questo avrebbero dovuto rispondere i due assessori lamentosi, i quali invece si sono lanciati in inutili critiche e commenti.

Insomma, più che lagnarsi un buon amministratore comunale risponde nel merito, confutando le argomentazioni o, se il caso, accogliendo le indicazioni.

E se, come qualcuno sostiene, le telecamere ai semafori stanno funzionando e dalle immagini delle stesse vengono individuati gli automobilisti scorretti, sarebbe doveroso ricevere dal comando dei vigili un “report” periodico per vedere quante infrazioni sono state rilevate a varie scadenze: sarebbe un atto di trasparenza nei confronti dei cittadini. Ma ciò rappresenterebbe anche un monito concreto per gli automobilisti indisciplinati. Insomma, il report avrebbe anche una funzione altamente educativa, la cui importanza di sicuro non sfugge ai nostri amministratori ma allo stesso Corpo dei Vigili Urbani.

Non voglio ulteriormente polemizzare con i due assessori che mi hanno pesantemente attaccato su FB, voglio invece doverosamente ringraziare l’intervento telefonico di un solerte e attivo dipendente, che mi sono impegnato a non tirare in ballo ufficialmente, il quale, in virtù di un ottimo rapporto di vecchia data, fondato sulla reciproca stima, mi ha illuminato su alcuni aspetti che mi sfuggivano.

Uno di essi, e per il quale avevo lanciato una frecciatina al Sindaco, è quella della doppia dislocazione dei Vigili Urbani, tra il Bunker di Passiano e la circoscrizione di Santa Lucia.

Il “bunker” di Passiano non venne costruito “ex novo”, ma utilizzando esistenti strutture che, col tempo, si sono dimostrate insufficienti; per questo motivo, nonostante la struttura sembri grande, ha all’interno ampi spazi ma anche piccoli uffici i quali, già insufficienti in epoca pre-pandemia, lo sono diventati ancora di più alla luce del distanziamento che ora deve essere rispettato.

Personalmente ritengo che all’epoca sia stato fatto un errore, ma oramai “cosa fatta, capo ha”, per cui teniamoci i due comandi e non ne parliamo più.

In merito al discorso della carente pulizia di strade, specialmente quelle periferiche, segnatamente alle erbacce che invadono i marciapiedi (avevo dimenticato, nel precedente articolo, di inserire anche il problema dei numerosi rovi, e tutti sanno che i rovi sono pericolosi perché le loro spine lasciano segni sugli abiti e sulla pelle) ho avuto la sgradita sorpresa di sapere che i dipendenti addetti al verde comunale sono letteralmente quattro o cinque gatti, e che fanno ciò che umanamente è consentito su un territorio tanto vasto e che ha avuto un blocco di quasi tre mesi a causa della pandemia.

Non posso però non ricordare che, proprio qualche giorno addietro, ho avuto occasione, per due giorni consecutivi, di recarmi nella frazione di Sant’Anna, dove ho visto al lavoro proprio i giardinieri del Comune, e non ho potuto non rilevare che non si “ammazzassero” di lavoro, in alcuni momenti erano beatamente seduti a prendere il sole certi che nessuno, così lontano dal centro, li avrebbe intercettati.

E questo è uno dei problemi che il Comune dovrà affrontare: il controllo dei servizi.

Prima di lasciarci abbiamo parlato di un problema che sta a cuore a tantissimi, vale a dire quello della Movida cavese, che porta tanto benessere ad alcune categorie di commercianti, prevalentemente bar, pub, pizzerie, ristoranti, locali notturni e simili, ma comporta tantissimi disagi per la popolazione residente, specialmente per quella del Borgo Scacciaventi e della parte sud del corso porticato.

Su tale questione qualche settimana fa il Presidente della Confesercenti cavese, Aldo Trezza, ha preso le difese dei gestori degli stessi, sostenendo che non si può penalizzare questa importante categoria di esercenti commerciali contrastando la movida del venerdì e sabato sera, della quale è bene precisare che i suddetti gestori sono gli unici veri beneficiari, ma fanno ben poco per il rispetto delle regole imposte per contrastare l’ancora subdolo Covid.19, anzi, sembra che ad essi piacciano gli assembramenti, il non rispetto dei distanziamenti: per loro è importante il “business”.

Ho stimolato il mio cortese interlocutore, chiedendogli un maggior controllo, in tali serate, del fenomeno, e non solo per la folla che si accalca sotto i portici, ma anche per indirizzare più responsabilmente proprio i gestori.

La risposta è stata disarmante; oltre ad essere gli stessi gestori a opporsi a qualsiasi controllo, sembra che molti di essi siano da anni pure evasori dei tributi locali, Tari, Tasi, Tosap, imposte sulla pubblicità e quant’altro. Davvero!? Ma sarà proprio cosi!? E il Comune cosa fa al riguardo per recuperare questi mancati pagamenti e contrastare il fenomeno dell’evasione dei tributi? Mah.

In questo caso, c’è anche da osservare che molti vanno anche in giro a lamentarsi di essere tartassati e vittime del Comune!

E se questa è la normalità, meglio lasciar perdere.

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