Periferie abbandonate… San Giuseppe al Pozzo

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Altre volte ci siamo occupati della frazione di San Giuseppe al Pozzo, una delle periferie abbandonate, ma nel caso specifico, più che abbandonata, questa località è maltrattata, per diversi motivi, dei quali almeno due sono veramente seri.

Il primo grosso problema, annoso, è legato al tratto di SS.18 che parte dalla località Epitaffio, precisamente sotto il ponte sul quale passa l’autostrada Sa-Na, fino al confine con Nocera Superiore (Mac-Donald), un tratto di circa 2.mila metri che per gli abitanti dei fabbricati laterali è un vero e proprio inferno in terra, in quanto da anni vivono come in un perenne terremoto; il problema, più volte evidenziato anche da questo giornale, è noto a tutti gli amministratori cittadini succedutisi negli anni.

Ma ora c’è una seconda grave emergenza che preoccupa gli abitanti della frazione, oramai sul piede di guerra; per questo motivo accantoniamo momentaneamente quello legato al traffico, che riprenderemo a breve in un successivo articolo, per focalizzare l’attenzione su tale nuova emergenza legata sempre alla viabilità, che rischia di provocare ulteriori danni.

In verità, non è ora che questo problema è improvvisamente sorto in quanto sono decenni che inspiegabilmente l’Amministrazione cavese torna alla carica, con la differenza che in passato c’era un barlume di giustificazione, poi venuta a mancare.

Stiamo parlando del progetto di una nuova strada che dovrebbe collegare Via XXV Luglio alla zona industriale di Via Gaudio Maiori.

Questa bretella dovrebbe partire circa 100metri prima della Scuola Elementare di San Giuseppe al Pozzo, lato nord, attraverserebbe una ampia zona verde, attualmente abbandonata, che sta alle spalle della Scuola e della Chiesa, per collegarsi a Via Gaudio Maiori, esattamente nei pressi del sottovia dell’Autostrada Sa-Na.

La motivazione ufficiale per la sua costruzione è di rendere sicuro l’accesso dei bambini alla Scuola Elementare al lato della Chiesa, ma sembra che tale motivazione sia del tutto pretestuosa e priva di fondamento logico e pratico, per i motivi che vedremo tra poco.

Prima, però, è importante fare un poco di storia in quanto l’idea di costruire tale strada non è nuova né recente, ma risale addirittura all’anno 1971, epoca Amministrazione di Eugenio Abbro, che quella zona inserì nel Piano regolatore come area industriale in aggiunta a quella di Via Gaudio Maiori; in pratica quel piccolo polmone verde alle spalle della Chiesa e della Scuola, unica area da utilizzare per rendere alquanto vivibile la località, veniva sacrificato per allungare la zona industriale, già ampia.

Ovviamente a questo progetto l’intera comunità si oppose con determinazione e l’Amministrazione comunale, dopo dieci anni, dovette riconoscere la fondatezza delle motivazioni (provvedimento n. 212 del 27.6.1981), l’area venne stralciata da quella industriale e nel novembre successivo (delibera n. 350 del 26.11.1981) venne richiesta alla Regione Campania l’autorizzazione di variante, che la Regione concesse con decreto n. 5527 dell’1.7.1983.

A seguito di ciò venne dato incarico all’arch. Lorenzo Santoro di disporre un piano di sviluppo della frazione utilizzando quell’area.

L’architetto Santoro redasse un progetto dettagliato che prevedeva aree verdi, parco giochi, parcheggi pubblici, costruzione fabbricati per circa 70 appartamenti con parcheggi pertinenziali interrati, costruzione di un emiciclo con gradinata per spettacoli, oltre al recupero di quanto già esistente.

Sembrava, quindi, che il pericolo fosse stato, finalmente, scongiurato.

Per realizzare il tutto, nel 2009 la Cooperativa Edilizia ABITAcoop di Aldo Carbone progettò il tutto, si preoccupò di acquisire le aree dai pochi proprietari, e iniziò anche la vendita, sulla carta, dei futuri appartamenti incassando pure gli acconti.

La cosa sembrava risolta, sembrava anche che alcune lungaggini burocratiche (Sovrintendenza, Regione Campania, ecc.) fossero sulla via della soluzione, si incominciava ad intravedere veramente la riqualificazione della frazione, e pure se le amministrazioni successive non si diedero un gran da fare (ad eccezione di quella Gravagnuolo), la cosa sembrò andare avanti, ovviamente con la lentezza che distingue tutte le cose pubbliche nel nostro paese

Ma con l’avvio della’Amministrazione attuale del sindaco Servalli le cose iniziarono nuovamente a complicarsi, sia per il problema del traffico pesante su Via XXV Luglio, sia anche per il progetto di riqualificazione dell’area alle spalle della Chiesa e della Scuola, e l’Amministrazione è tornata nuovamente alla carica per costruire la strada.

Sembra una storia incredibile, che rasenta la paranoia, addirittura demenziale, e se non avessimo visto la documentazione e approfondita la vicenda con chi da anni la sta seguendo, non l’avremmo creduta possibile.

Per due motivi; il primo è legato alla giustificazione che l’amministrazione dà per la nuova costruzione, vale a dire la sicurezza degli alunni che debbono accedere alla Scuola Elementare, che non ha tenuto in considerazione che la sicurezza è già stata ampiamente garantita con l’accesso retrostante alla stessa da Via Gaudio Maiori, attraverso la bretella di circa 300.metri che collega tale strada con il retro della Chiesa e della Scuola.

Il secondo motivo è di una gravità eccezionale; praticamente il Comune intende costruire una nuova strada su un’area sulla quale è già stata progettata e avviata la realizzazione di un insediamento abitativo, dallo stesso Comune autorizzato, e sono già state avviate le vendite e incassati gli acconti: come dire abbiamo scherzato, non se ne fa più niente, quel progetto lo si butta nella spazzatura, facciamo la strada!

Incredibile è dir poco, dovrebbero essere usati ben altri termini!

Siamo portati a pensare che quanto meno al settore dell’urbanistica del Comune la destra non sappia cosa fa la sinistra.

Ovviamente tutto ciò è ufficialmente documentato anche in una petizione sottoscritta da circa 150 abitanti della Frazione di San Giuseppe al Pozzo, protocollata in data 24.5.2019 al n. 201900036687, alla quale l’amministrazione Servalli non ha mai dato riscontro.

Ulteriore atto con motivati rilievi è stato protocollato in data 6 agosto 2019 al n. 201900056351, nel quale sono stati riepilogati i vari passaggi, firmato da circa 330 abitanti della Frazione, i quali sono nuovamente sul piede di guerra.

L’Amministrazione Servalli non solo non ha fatto seguito, ma sembra che tra breve, senza considerare tali atti, sia intenzionata a proporre al Consiglio Comunale il progetto di variante per la costruzione della inutile stradina.

E se si pensa che 330 firme rappresentano una popolazione di circa oltre 1.000 abitanti, è facile immaginare che il sindaco Servalli, che si è ricandidato per un secondo mandato, ha già rinunciato ad altrettanti voti che potrebbero fare la differenza.

Intanto, quei mille abitanti hanno già programmato manifestazioni pubbliche eclatanti.

Ci chiediamo il perché di tutto ciò, e il motivo per il quale, posto che il Consiglio approvi la variante e la stradina, l’amministrazione faccia del tutto per aprire un ulteriore contenzioso con la Frazione e con la Cooperativa Edilizia ABITAcoop.

Ci chiediamo perché l’Amministrazione non voglia tener conto delle esigenze del territorio già più volte ufficialmente riconosciute, e intenda rimettere in discussione il tutto.

Autolesionismo o cos’altro?

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