L’avv. Murolo alle porte di Tripoli

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Con l’approssimarsi del voto amministrativo – manca ormai un anno – a Cava de’ Tirreni cominciano a profilarsi gli scenari della competizione. Sabato scorso il potenziale candidato del centrodestra, avv. Marcello Murolo, ha convocato e tenuto una conferenza stampa per presentare il suo movimento civico Siamo Cavesi. Ci sono andato. Per stima personale nei confronti di Marcello Murolo, per curiosità e per capire in cosa consista il civismo del suo movimento.

Da subito, prima ancora che il candidato in pectore prendesse la parola, guardando la composizione della sala e gli sguardi dei presenti, mi è parso chiaro che non si trattava di una mera conferenza stampa. Era una prova di forza. Come a dire, a fronte della prudenza delle forze politiche del centrodestra, che lui non si sarebbe tirato indietro. Anzi avrebbe cominciato di lì una lunga campagna elettorale fino alle urne del 2020. Mi si passi l’ardire del paragone, un po’ alla Haftar in Libia: la comunità internazionale non si decide? allora Tripoli me la prendo io!

Quella sala parlava: Murolo ha con sé un pezzo importante della borghesia cavese, qualche rilevante associazione del folklore metelliano, e la Lega di Salvini. Non si sono viste le frazioni, per lo meno quelle determinanti per l’esito elettorale. Sul piano politico Forza Italia e Fratelli d’Italia non sono intervenuti, neanche come osservatori. Né hanno partecipato i due consiglieri comunali dei Responsabili per Cava, di cui lo stesso Murolo è stato coordinatore fino a poche settimane fa. Anzi, l’avvocato ha preso con determinazione le distanze dai due, accusandoli di codismo nei confronti del sindaco Servalli e di indifferenza rispetto alle sue indicazioni circa gli orientamenti da assumere in Consiglio Comunale. Insomma, l’impressione è stata più di impazienza che di forza, ancorché la stima di cui gode la sua persona in città sia notevole.

Generici i contenuti. Ci si può proporre alla guida della città promettendo ‘obiettivi ambiziosi ma anche realizzabili?’ Tutto qui? Insomma, l’impressione è stata di aver assistito ad un braccio di ferro interno ad uno schieramento politico, non al lancio di un movimento civico. Il civismo è un’altra cosa.

È in primo luogo espressione esclusiva di una comunità locale, prima e al di fuori degli schieramenti politici nazionali o regionali. È contro i partiti, allorché mettano i propri interessi davanti a quelli della città. Non ne ricerca l’appoggio; pur non disdegnandolo,  a patto però che i partiti si impegnino a rispettare l’autonomia della guida civica della città. Un movimento civico attinge ai valori immateriali di una comunità e trova la sua ragion d’essere in un progetto condiviso per il suo futuro; in quello che la tiene unita, non in quello che la divide. Parte dal progetto, non dallo schieramento. Il suo candidato non dice ai partiti “io mi candido, mettiamoci d’accordo sul programma, purché sia qualcosa di ambizioso ed insieme di realistico”. Dirà piuttosto ‘penso che la nostra comunità abbia questa prospettiva per il suo futuro, vogliamo arricchirla insieme nei dettagli e nei contenuti?’; ma una prospettiva deve averla già chiara in mente prima di proporsi agli elettori. E poi, last but not least, un movimento civico si fonda su metodologie di partecipazione dei cittadini alla governance della città che devono essere ben chiare ed esplicitate prima del voto.

In breve, di civico – per ora – in Siamo Cavesi c’è poco. L’avv. Murolo, dicevo poc’anzi, si è mosso, mutatis mutandis, come il generale Haftar in Libia. L’impressione a Tripoli è che il generale non abbia fatto bene i conti sugli appoggi sui quali contava. Sostegni che si sono manifestati tiepidi, non apprezzando la sua intemperanza. Forse mi sbaglio, ma l’avv. Murolo rischia di arenarsi alle porte di Tripoli.

 

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