scritto da Francesco Angrisani - 23 Agosto 2026 08:12

Cava de’ Tirreni, prima di promuovere l’enogastronomia bisogna definirne l’identità

Per valorizzare davvero Cava de’ Tirreni attraverso l’enogastronomia serve prima una definizione chiara, documentata e condivisa della sua identità culinaria. Solo così il turismo gastronomico può diventare una strategia credibile

Si parla sempre più spesso di enogastronomia come leva per attrarre turisti e valorizzare il territorio. Anche Cava de’ Tirreni può e deve interrogarsi su questa opportunità.

Ma c’è una domanda preliminare alla quale occorre dare una risposta: qual è, esattamente, l’identità gastronomica della nostra città?

Prima di promuovere il cosiddetto turismo enogastronomico sarebbe necessario conoscere, documentare e definire ciò che possiamo realmente considerare patrimonio gastronomico cavese.

Non basta sapere che a Cava si mangia bene, così come non è sufficiente richiamare genericamente le eccellenze della cucina campana.

Una strategia turistica seria ha bisogno di un’identità riconoscibile.

Un compito per l’Assessorato al Turismo

È innanzitutto all’Assessorato al Turismo che dovrebbe essere affidato questo compito.

E lo è, a maggior ragione, considerando il profilo professionale dell’attuale Assessore reggente, Umberto Ferrigno: un percorso maturato nei settori del turismo, dell’ospitalità e della formazione enogastronomica, che rappresenta una competenza preziosa da mettere al servizio della città.

Un tavolo tecnico per fare chiarezza

La proposta non è semplicemente quella di aggiungere un altro appuntamento al calendario degli eventi.

Sarebbe molto più utile avviare un tavolo tecnico sulle tradizioni gastronomiche cavesi, coordinato dall’Assessorato al Turismo e aperto alle diverse competenze presenti sul territorio.

Il compito dovrebbe essere quello di ricercare, verificare e documentare le tradizioni alimentari della città, attraverso fonti storiche, pubblicazioni, ricettari, archivi e, soprattutto, la memoria della comunità.

Occorrerebbe ricostruire il rapporto tra cucina, territorio, tradizioni familiari, festività e vita sociale, verificando quali elementi abbiano un autentico radicamento nella storia di Cava e quali appartengano, invece, a un patrimonio territoriale più ampio.

Non si tratta di una distinzione meramente accademica.

Se vogliamo utilizzare l’enogastronomia come strumento di promozione turistica, dobbiamo essere in grado di dire al visitatore che cosa è realmente cavese e che cosa, pur essendo parte della nostra offerta, appartiene alla più ampia tradizione campana o salernitana.

Solo così si costruisce un’identità credibile.

Dalla ricerca alla promozione

Il risultato di questo lavoro potrebbe essere una vera e propria carta dell’identità gastronomica di Cava de’ Tirreni, costruita su basi documentate e condivise.

Uno strumento dal quale partire successivamente per realizzare percorsi, esperienze gastronomiche, iniziative, collaborazioni con la ristorazione, attività formative e una comunicazione turistica coerente.

Perché il turismo enogastronomico non consiste semplicemente nel dire al turista dove mangiare.

Significa spiegargli perché quel cibo appartiene a quel luogo, quale storia racconta e quale rapporto ha con la comunità che lo ha tramandato.

È questo il passaggio che può trasformare una buona ristorazione in una vera proposta turistica.

Prima conoscere, poi promuovere

Cava non ha necessariamente bisogno di inventare una propria identità gastronomica.

Ha bisogno, piuttosto, di verificare quanto della propria identità gastronomica sia ancora presente, documentarlo e renderlo riconoscibile.

Per farlo servono metodo, ricerca e coordinamento.

L’Assessorato al Turismo può svolgere questo ruolo. E le competenze dell’Assessore Ferrigno possono rappresentare un punto di forza per avviare questo percorso.

La domanda, alla fine, è molto semplice: se domani un turista arrivasse a Cava e chiedesse “qual è la vostra identità gastronomica?”, siamo oggi in grado di dargli una risposta precisa, documentata e condivisa?

Se la risposta è ancora incerta, allora è proprio questo il lavoro da cominciare.

Prima conoscere. Poi definire. Infine promuovere.

Cavese, dopo la maturità scientifica prosegue gli studi in Economia e Commercio, ma è il mondo del volontariato a segnare in modo decisivo il suo percorso umano. Fin dal 1980 si impegna nell’associazionismo ambientalista, muovendo i primi passi nel M.A.P.A.N. (Movimento Anticaccia Protezione Animali Natura), con cui promuove campagne di sensibilizzazione contro la strage dei cuccioli di foca destinati all’industria delle pellicce. Il suo impegno civile si amplia con iniziative di respiro internazionale, tra cui la raccolta firme a sostegno della candidatura di Nelson Mandela al Premio Nobel per la Pace. Per quasi un decennio dedica tempo ed energie alla tutela dei cani abbandonati, collaborando con un ricovero situato tra Vietri sul Mare e Molina, occupandosi dell’assistenza agli animali e della sensibilizzazione sul tema del randagismo. Parallelamente porta avanti un percorso politico locale, diventando consigliere della Prima Circoscrizione di Cava de’ Tirreni nella Lista Verde Alternativa, con un’attenzione particolare alla tutela ambientale e alla partecipazione civica. La sua vocazione per uno stile di vita sostenibile si traduce anche in un progetto imprenditoriale: è cofondatore de L’Orto Biologico, negozio specializzato in alimenti biologici che da quasi quarant’anni promuove un’alimentazione sana, il consumo consapevole e il rispetto dell’ambiente.

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