scritto da Francesco Angrisani - 27 Luglio 2026 16:53

Cava de’ Tirreni, il Commercio tra desertificazione e necessità di una visione

Il dibattito sulla crisi del commercio a Cava de’ Tirreni si riaccende dopo le recenti dichiarazioni dell’assessore De Rosa e l’intervento di CavaSIA, che rilanciano la necessità di una strategia condivisa per contrastare la desertificazione commerciale. Tra identità urbana, nuovi modelli di sviluppo e visione futura, la città è chiamata a decidere quale commercio vuole costruire nei prossimi anni

foto Vincenzo Giaccoli

La crisi del commercio cittadino torna al centro del dibattito pubblico a Cava de’ Tirreni dopo le dichiarazioni dell’assessore Gian Pio De Rosa sulla chiusura di alcune attività storiche del Borgo Scacciaventi e sulla necessità di intervenire per contrastare il fenomeno della desertificazione commerciale.

L’Assessore ha richiamato il rischio di un’offerta commerciale ritenuta non coerente con l’identità del centro cittadino, annunciando l’utilizzo degli strumenti regolamentari e pianificatori a disposizione del Comune.

Sul tema è intervenuta anche CavaSIA, evidenziando come la crisi del commercio non possa essere affrontata soltanto con vincoli o regolamenti, ma attraverso una strategia complessiva che coinvolga istituzioni, commercianti e cittadini. Tra le proposte rilanciate, il recupero del progetto del Centro Commerciale Naturale, aggiornabile oggi nella prospettiva di un Distretto Urbano del Commercio, capace di integrare commercio, cultura, turismo, eventi e innovazione.

Il confronto apre una riflessione più ampia: quale commercio vuole costruire Cava de’ Tirreni nel futuro?

Il ricambio commerciale è un fenomeno naturale. Le attività storiche possono chiudere per diversi motivi legati ai cambiamenti del mercato, ai costi e alle nuove abitudini dei consumatori, mentre nuove realtà imprenditoriali si affacciano intercettando bisogni emergenti.

Tra queste rientrano anche settori legati alla sostenibilità, ai prodotti biologici, alle produzioni locali e ai servizi specializzati. Se valorizzate e integrate con il tessuto esistente, queste attività possono contribuire ad elevare lo standard qualitativo complessivo dell’offerta cittadina.

La sfida, quindi, non è contrapporre vecchio e nuovo, ma creare una sinergia capace di rafforzare il centro urbano, aumentare l’attrattività e sostenere un commercio di qualità.

La desertificazione commerciale non si combatte soltanto con interventi normativi: servono politiche di sostegno, capacità di attrarre investimenti, promozione del territorio e una visione condivisa.

Le domande restano aperte: quali criteri guideranno le scelte dell’Amministrazione? Quali strumenti saranno messi in campo per accompagnare il cambiamento? Quale ruolo avranno turismo, cultura, eventi e marketing territoriale?

Il futuro del commercio a Cava de’ Tirreni dipenderà dalla capacità di governare la trasformazione, valorizzando la storia della città e costruendo nuove opportunità per il suo centro urbano.

Cavese, dopo la maturità scientifica prosegue gli studi in Economia e Commercio, ma è il mondo del volontariato a segnare in modo decisivo il suo percorso umano. Fin dal 1980 si impegna nell’associazionismo ambientalista, muovendo i primi passi nel M.A.P.A.N. (Movimento Anticaccia Protezione Animali Natura), con cui promuove campagne di sensibilizzazione contro la strage dei cuccioli di foca destinati all’industria delle pellicce. Il suo impegno civile si amplia con iniziative di respiro internazionale, tra cui la raccolta firme a sostegno della candidatura di Nelson Mandela al Premio Nobel per la Pace. Per quasi un decennio dedica tempo ed energie alla tutela dei cani abbandonati, collaborando con un ricovero situato tra Vietri sul Mare e Molina, occupandosi dell’assistenza agli animali e della sensibilizzazione sul tema del randagismo. Parallelamente porta avanti un percorso politico locale, diventando consigliere della Prima Circoscrizione di Cava de’ Tirreni nella Lista Verde Alternativa, con un’attenzione particolare alla tutela ambientale e alla partecipazione civica. La sua vocazione per uno stile di vita sostenibile si traduce anche in un progetto imprenditoriale: è cofondatore de L’Orto Biologico, negozio specializzato in alimenti biologici che da quasi quarant’anni promuove un’alimentazione sana, il consumo consapevole e il rispetto dell’ambiente.

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