scritto da Umberto Gaballo - 04 Settembre 2026 12:21

Cava de’ Tirreni, il bene comune non è proprietà di nessuno

Il potere nasce dai cittadini, ma si indebolisce quando la comunità smette di partecipare: il bene comune non è un privilegio, è una responsabilità condivisa

Leggendo e rileggendo le recenti vicende politiche della nostra città, mi sono posto una domanda che forse è più importante delle polemiche tra chi ha amministrato e chi oggi si trova ad amministrare.

Da dove nasce il potere di chi governa una comunità?

La risposta dovrebbe essere semplice: dai cittadini.

E allora forse dovremmo fermarci un momento e chiederci se il problema sia soltanto di chi occupa una posizione di responsabilità oppure se riguardi, almeno in parte, anche noi.

In una democrazia scegliamo delle persone perché amministrino ciò che appartiene a tutti. Ma il voto non dovrebbe significare consegnare loro, per qualche anno, la proprietà della città.

La responsabilità rimane anche nostra.

Una comunità non dovrebbe essere spettatrice delle proprie vicende. Dovrebbe conoscere, osservare, chiedere, partecipare. Non per sostituirsi a chi amministra, ma per ricordargli continuamente una cosa semplice: il mandato ricevuto appartiene alla comunità, non alla persona che lo esercita.

Ed è qui che forse nasce una delle nostre difficoltà.

Quando i cittadini si allontanano dalla vita pubblica, lo spazio lasciato vuoto viene inevitabilmente occupato da qualcuno. Possono essere gruppi organizzati, interessi particolari, persone capaci di influenzare le decisioni o semplicemente una politica che finisce per guardare più a se stessa che alla città.

Non occorre immaginare complotti.

È sufficiente che la maggioranza dei cittadini smetta di interessarsi.

A quel punto pochi possono diventare molto influenti.

E allora il problema non è soltanto trovare amministratori migliori. È anche ricostruire una comunità più consapevole.

Perché il bene comune non può essere diviso in piccoli interessi, distribuito secondo convenienze o utilizzato come strumento di consenso.

Il bene comune è, per definizione, di tutti.

Chi amministra dovrebbe ricordarlo.

Ma dovremmo ricordarlo anche noi cittadini.

Forse la vera democrazia comincia proprio quando smettiamo di pensare che qualcun altro debba occuparsi di tutto al posto nostro.

Non servono grandi rivoluzioni. Serve tornare a guardare, capire e, quando necessario, avere il coraggio civile di fare una domanda.

Perché una comunità che rinuncia a pensare lascia inevitabilmente che siano altri a pensare al suo posto.

E quando accade, non è più soltanto un problema di chi governa.

È un problema di tutti noi.

Il bene comune non è proprietà di nessuno. Proprio per questo appartiene a tutti.

Pace e Bene.

Studioso indipendente del territorio. Le sue ricerche nascono dal cammino: percorre antichi sentieri, consulta documenti, fotografa i luoghi e raccoglie le testimonianze delle persone che ne custodiscono la memoria. Attraverso i suoi articoli ricostruisce la storia delle comunità, delle chiese, dei monasteri e dei paesaggi del territorio cavese, nella convinzione che conoscere il passato significhi comprendere il presente e contribuire a costruire un futuro più consapevole. Il suo lavoro unisce ricerca storica, osservazione sul campo e impegno civile per la tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale.

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