Prof, comunque vada… domani abbiamo vissuto oggi
Anche la felicità deve arrivare con una consegna rapida. Eppure penso che le vite più profonde non sono quelle lisce. Sono quelle che hanno incontrato resistenza
Ieri, il mio telefono ha vibrato nel tardo pomeriggio. Invece, c’era una sola frase: «Prof, comunque vada… domani abbiamo vissuto oggi».
L’ho letta. Poi l’ho riletta. Infine ho fatto quello che facciamo tutti quando una frase ci mette in difficoltà: ho appoggiato il telefono sul tavolo e ho lasciato che fosse lei a guardare me. Ci sono parole che non spiegano, scavano. Noi adulti passiamo una parte enorme della vita a preparare i giorni. I ragazzi, invece, almeno finché qualcuno non insegna loro il contrario, i giorni li abitano. È una differenza enorme. Noi siamo diventati collezionisti di domani.
C’è sempre un domani che dovrebbe sistemare tutto. Dopo gli esami. Dopo la laurea. Dopo il concorso. Dopo la promozione. Dopo le ferie. Dopo che i figli saranno grandi. Dopo che avremo più tempo. Il guaio è che il domani è il più abile dei truffatori. Incassa sempre. Restituisce raramente. Intanto l’oggi passa in silenzio. Non protesta. Non bussa alla porta. Semplicemente se ne va.
Mi colpisce una strana contraddizione del nostro tempo. Abbiamo inventato strumenti che fanno risparmiare minuti per qualsiasi cosa. Ordiniamo una cena in trenta secondi, paghiamo con un telefono, parliamo con qualcuno dall’altra parte del mondo in tempo reale. Eppure, proprio mentre guadagniamo minuti, perdiamo giornate. Come se il problema non fosse il tempo che manca. Ma il tempo che non riconosciamo più. Questo il grande inganno che ci viene venduto ogni giorno: eliminare ogni attrito. Tutto deve essere semplice, immediato, senza attese.
Anche la felicità deve arrivare con una consegna rapida. Eppure penso che le vite più profonde non sono quelle lisce. Sono quelle che hanno incontrato resistenza. Un fiume non diventa limpido evitando le pietre. Le attraversa. Le consuma. E, mentre sembra perdere tempo, trova la sua forma. Noi invece trattiamo gli ostacoli come un errore del percorso. Forse sono il percorso. Anche a scuola commettiamo un equivoco. Pensiamo che il nostro compito sia preparare i ragazzi al futuro. È vero. Ma è solo metà della verità. L’altra metà è insegnare loro a non perdere il presente mentre preparano il futuro. Perché si può arrivare brillantemente al traguardo senza essersi accorti del paesaggio. E questa non è una vittoria. È una distrazione ben riuscita. Sto ripensando all’alunna che mi ha inviato il messaggio: dopo aver inviato quel messaggio, sarà uscita con gli amici, avrà riso, avrà parlato del voto dell’esame di stato da poco fatto, probabilmente non immagina nemmeno di aver regalato una lezione al suo professore. Succede.
Gli insegnanti spiegano molte cose. Ma, ogni tanto, sono gli studenti a ricordare loro l’essenziale. Il tempo non ci viene tolto tutto insieme. Ci viene sottratto a fettine sottili, ogni volta che rinunciamo a vivere un giorno perché siamo troppo impegnati a prepararne un altro. Alcune frasi non servono a essere ricordate. Servono a impedirci di dimenticare chi stavamo diventando. E adesso che ci penso… quanti dei nostri domani ci stanno rubando l’unico oggi che avevamo?







