scritto da Redazione Ulisseonline - 04 Settembre 2026 13:02

Cava de’ Tirreni, conti in allarme ma futuro ancora possibile: l’analisi di Buchicchio sul Rendiconto 2025

Il responsabile Economia e Bilancio di Cava SIA smonta l’ipotesi dissesto e indica una via tecnica per salvare autonomia, servizi e patrimonio pubblico. La crisi è grave, ma reversibile con interventi immediati e rigorosi

Un bilancio che sulla carta sembra in ordine, ma che nella sostanza racconta una città in affanno.

È il quadro che emerge dall’analisi del commercialista Massimo Buchicchio sul Rendiconto 2025 del Comune di Cava de’ Tirreni, un documento che, pur registrando un avanzo formale di 10,52 milioni di euro, nasconde una fragilità strutturale che non può più essere ignorata.

Buchicchio, responsabile del Dipartimento Economia e Bilancio del movimento civico Cava SIA – Città in Comune, sceglie di intervenire pubblicamente per riportare la discussione sui numeri reali, quelli che definiscono lo stato di salute dell’Ente e che, se non affrontati con lucidità, rischiano di condurre la città verso scelte drastiche e controproducenti.

Il professionista parte da un punto chiaro: la crisi non è un fallimento irreversibile, ma una severa crisi di liquidità. Le riscossioni sono ferme, con un’incapacità di incassare più dell’15,94% delle vecchie entrate tributarie, lasciando in sospeso oltre 32 milioni di euro di crediti non riscossi. La cassa è praticamente azzerata, con un saldo finale di appena 432.989 euro a fronte di movimenti annuali superiori ai 51 milioni. Per mantenere l’equilibrio, l’Amministrazione ha congelato investimenti fondamentali – dalle scuole all’ambiente – e ha accumulato 36,21 milioni di residui passivi, scaricando la tensione finanziaria su cooperative sociali pagate con ritardi fino a otto mesi e sui dipendenti comunali, che attendono 815 mila euro di salario accessorio arretrato. «Il bilancio evidenzia un avanzo formale che purtroppo è solo virtuale», sottolinea Buchicchio nel comunicato, mettendo in luce la distanza tra la contabilità e la realtà monetaria dell’Ente.

Di fronte a questo quadro, l’ipotesi del dissesto finanziario è tornata nel dibattito pubblico. Ma Buchicchio la respinge con decisione, definendola una strada da scongiurare senza esitazioni. «Non ravvedo in alcun modo i presupposti giuridici e tecnici per richiedere il dissesto dell’Ente», afferma, ricordando che una dichiarazione di dissesto comporterebbe l’immediata perdita di autonomia gestionale da parte dell’Amministrazione comunale appena eletta.

La città verrebbe commissariata, con la gestione finanziaria affidata a un organo liquidatore esterno. Ed è proprio questo il punto più critico: secondo Buchicchio, non vi è alcuna garanzia che i commissari straordinari agirebbero nell’interesse della comunità.

«Un organo liquidatore esterno punta esclusivamente al freddo pareggio dei numeri, spesso sacrificando i beni comuni», avverte. Cava de’ Tirreni possiede un patrimonio immobiliare di grande valore, che in un contesto di dissesto diventerebbe terreno fertile per operazioni speculative. «Non possiamo permettere che i gioielli di famiglia del Comune vengano svenduti per fare cassa», ribadisce, indicando nel dissesto non una soluzione, ma un rischio concreto di impoverimento collettivo.

La via d’uscita, secondo Buchicchio, esiste ed è interna: una rigorosa azione di risanamento ordinario, guidata da una gestione locale competente e determinata. Il commercialista delinea una roadmap tecnica che parte dalla riorganizzazione degli uffici finanziari. L’Ufficio Tributi deve essere potenziato e formato per recuperare i crediti e aggredire l’evasione, trasformando i 32 milioni di residui attivi da cifre teoriche a risorse reali. L’Ufficio Ragioneria deve essere completamente riqualificato, affinché i bilanci non siano solo formalmente corretti, ma aderenti alla reale situazione economica e monetaria dell’Ente. Serve poi un’operazione verità sui conti, applicando con rigore il Fondo Crediti di Dubbia Esigibilità per sterilizzare i crediti inesigibili e impedire che cifre virtuali continuino a drogare la spesa. Infine, è indispensabile un piano straordinario di rientro dei debiti commerciali, con una scala di priorità che metta al primo posto le cooperative sociali e le imprese che garantiscono servizi essenziali alla persona.

Per Buchicchio, la questione non è solo tecnica, ma profondamente sociale.

«I numeri non hanno colore politico, ma hanno un forte impatto sociale», ricorda. Dietro ogni ritardo nei pagamenti ci sono lavoratori, famiglie, servizi essenziali. Dietro ogni scelta sbagliata ci sono conseguenze che ricadono sulla comunità. La difesa dei servizi, dei lavoratori e del patrimonio pubblico richiede una svolta immediata, una volontà politica capace di assumersi la responsabilità di applicare soluzioni che esistono e che possono evitare alla città un destino di commissariamento e svendita.

L’analisi di Buchicchio si inserisce così nel dibattito cittadino come un richiamo alla concretezza e alla responsabilità. La crisi è seria, ma non definitiva. La città può ancora scegliere la strada del risanamento, preservando autonomia, patrimonio e servizi. Serve però una guida politica che non cerchi scorciatoie, ma che affronti la complessità con competenza e determinazione. Perché, come conclude il commercialista, «le soluzioni interne ci sono, serve la volontà politica di applicarle con rigore».

Rivista on line di politica, lavoro, impresa e società fondata e diretta da Pasquale Petrillo - Proprietà editoriale: Comunicazione & Territorio di Cava de' Tirreni, presieduta da Silvia Lamberti.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.