Cava de’ Tirreni, Caso Fariello: ora torniamo ai problemi veri
La convalida dell’elezione di Sara Fariello chiude una vicenda tesa e divisiva, ma apre interrogativi politici più profondi: dalle possibili battaglie al TAR alle urgenze quotidiane dei cittadini, è tempo che maggioranza e opposizioni tornino a occuparsi della città reale
La vicenda sull’ineleggibilità di Sara Fariello si è chiusa come era ampiamente prevedibile: la sua elezione a consigliere comunale è stata convalidata. L’esito era scontato. È vero, nelle ultime settimane si sono susseguite tesi giuridiche e argomentazioni procedurali, ma la contesa era soprattutto politica. La maggioranza non poteva che far valere le proprie ragioni in questo braccio di ferro, consumato nell’estate più torrida che si ricordi. E non solo per il meteo, almeno nella nostra città.
Questo non toglie che la vicenda sia apparsa pasticciata sin dall’inizio. E anche poco gradevole, oltre che profondamente divisiva. Non entriamo nel merito. Non abbiamo le competenze giuridiche necessarie, a differenza dei tanti soloni che, soprattutto sui social, hanno discettato ovunque sul tema. E preferiamo non farlo nemmeno alla luce dei pareri opposti espressi da giuristi e accademici affermati, chiamati a fare chiarezza su questa vicenda.
Come dicevamo, questo non impedisce di criticare sia l’origine sia la gestione del caso Fariello da parte della maggioranza. Allo stesso tempo, va riconosciuto alle opposizioni di aver svolto il proprio ruolo. Forse con qualche eccesso di sacro furore, ma in modo tutto sommato prevedibile e dovuto.
La vicenda ora potrà proseguire davanti al giudice competente, presumibilmente il TAR. Il comunicato diffuso ieri da Rifondazione comunista lascia intendere che il percorso giudiziario continuerà. In uno dei passaggi più netti, il partito denuncia che «la maggioranza ha convalidato la dott.ssa Fariello in violazione della legge ignorando giurisprudenza, pareri ministeriali e regolamenti».
Se le cose stanno davvero così, i cavesi hanno il diritto di sapere chi ha torto e chi ha ragione. A questo punto, Rifondazione e le opposizioni devono essere conseguenti: presentare un ricorso formale al giudice amministrativo. Anche per evitare l’accusa di aver inscenato una semplice sceneggiata con l’abbandono dell’aula consiliare. E, d’altra parte, il ricorso darebbe un senso alla loro scelta aventiniana. Non fosse altro perché, di solito, l’Aventino non ha mai portato bene a chi lo ha praticato.
In ogni caso, almeno per ora, lo scontro si è chiuso. Proprio adesso l’opposizione dovrebbe porsi qualche domanda. La prima: ai cittadini metelliani importa davvero sapere se in Consiglio comunale ci sia o meno la Fariello? La seconda: quali sono i temi che interessano davvero la comunità? È facile immaginare che ai cavesi preoccupi altro: le bollette della spazzatura in arrivo e in aumento, la pulizia e il decoro urbano, la sicurezza, la mobilità… e così via.
In altre parole, pur mantenendo la battaglia sulla convalida, le opposizioni dovrebbero incalzare gli amministratori sui problemi immediati e concreti dei cittadini. Allo stesso tempo, non è irrilevante trovare una piattaforma comune, invece di procedere in ordine sparso o, peggio, guardarsi in cagnesco.
Questo per dire che il caso Fariello, pur importante e significativo, è diventato — anche involontariamente — una sorta di arma di distrazione di massa per la politica cittadina. A non potersi distrarre, invece, sono i cavesi, impegnati ogni giorno a far quadrare i bilanci familiari. Così come i commercianti, che quando abbassano la saracinesca temono di non riuscire a rialzarla il giorno dopo. O i dipendenti comunali, preoccupati dal sempre possibile default dell’Ente, con effetti pesanti sulla loro condizione lavorativa, più di quanto non lo sia già oggi.
L’auspicio è che da settembre si inizi a fare sul serio su molti aspetti della vita cittadina. Per ora il sindaco Giordano sta garantendo l’ordinario cercando di restituire normalità alla città. Ma, guardando avanti, servirà una vera prospettiva di sviluppo, pur nella consapevolezza delle ristrettezze di bilancio. In questo quadro, le opposizioni sono fondamentali: devono stimolare, proporre, controllare.
In conclusione, l’augurio è che si apra un confronto serrato, aperto e dialogante tra l’Amministrazione Giordano e le opposizioni, e quindi con l’intera città. Se vogliamo davvero il bene di Cava, chiusure, bracci di ferro, muro contro muro, scontri fini a sé stessi non serviranno. Al contrario, occorrono apertura, collaborazione e rispetto reciproco.
Non sarà facile, ma l’impostazione di queste ultime settimane va cambiata da parte di tutti. Almeno un tentativo va fatto. E in questo senso confidiamo tanto nel sindaco Giordano quanto nei leader dell’opposizione: Petrone, Accarino, Canora, Narbone…
Insomma, cerchiamo di impegnarci tutti, nel rispetto dei ruoli, per sgombrare il campo dalle macerie e risollevare le sorti della nostra città.







