Il solco sempre più profondo tra politica e cittadini

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foto Angelo Tortorella

Il sondaggio che pubblichiamo di SWG sulle intenzioni di voto degli italiani, in vista delle prossime elezioni politiche, conferma quello che è ormai una pacifica convinzione: gli indecisi e gli astenuti sono numericamente quasi pari a quanti hanno già deciso di esprimere un voto netto e chiaro.

In tutta onestà, però, credevamo anche peggio. Il problema di fondo, sebbene non l’unico, è che la stragrande maggioranza degli italiani non si sente rappresentato dagli attuali partiti. Alla fine, magari poi va a votare, ma lo fa senza particolare convinzione se non quella di doversene pentire il giorno dopo.

D’altro canto, che gli elettori siano sempre più insoddisfatti dell’offerta politica è un dato di fatto. Una insoddisfazione (per non chiamarla in un altro modo) che aumenta, e pure parecchio, quando si apprendono i nomi di quelli che potrebbero essere i possibili candidati dei vari partiti. Un vasto campionario che comprende un po’ di tutto: dal candidato catapultato da Roma al figlio del ras locale, dal rinnovato politico appena tolto dalla naftalina all’accademico imbellettato, dalla bella professionista lanciata alla conquista della ribalta nazionale all’esponente politico locale chiacchierato ma con una buona dote di consensi più o meno clientelari…

Nulla di nuovo e di particolarmente scandaloso in tutto ciò, sia chiaro. E’ successo così sempre o quasi, e ovunque, non solo nel nostro Paese. Il guaio è che, con queste leggi elettorali degli ultimi vent’anni, gli elettori votano ma di fatto, sostanzialmente non scelgono.

L’attuale legge elettorale, infatti, sotto certi aspetti è anche peggiore della precedente. L’elettore, infatti, ha una solo scheda per la Camera e un’altra per il Senato, e con questa dovrebbe scegliere sia il candidato di collegio che quelli della lista bloccata della circoscrizione. In pratica, votando il candidato del proprio collegio automaticamente sceglie anche di dare il voto alla lista o alle liste che lo sostengono, contribuendo così a eleggere i candidati presenti nella lista bloccata che magari mai vorrebbe premiare con il proprio voto, oppure votare una delle liste bloccate e così scegliere, anche suo malgrado, di contribuire ad eleggere il candidato del collegio. Insomma, un sistema di voto in larga misura truffaldino, dove la vera libertà di voto, ovvero quello della scelta dei candidati da eleggere, è più fittizia che reale.

C’è poco da meravigliarsi, allora, se aumenta la disaffezione e con esso il numero degli elettori che diserteranno le urne. Le rilevazioni statistiche confermano questo trend, dove i motivi dell’astensione si distribuiscono tra la volontà di esprimere una protesta contro il sistema, e non solo quello elettorale, tra la convinzione che il proprio voto è del tutto inutile, e, infine, tra l’assoluta mancanza di un partito che rappresenti appieno le proprie istanze politiche.

La politica, nel suo insieme, non sembra preoccuparsi di tutto ciò. Se lo fa, è solo di maniera e nei generici ed ipocriti oltre che interessati proclami pre-elettorali. Nei comportamenti quotidiani, nelle scelte che compie, invece, la classe politica non ha realmente a cuore la partecipazione elettorale. La cartina di tornasole è la protervia con cui sono state formulate le leggi elettorali degli ultimi anni, concepite per venire incontro agli interessi dei partiti che le votavano e non certo all’esigenza democratica di dare un ruolo decisionale più marcato ed incisivo agli elettori.

Il vero problema dell’astensionismo, però, sta nel solco profondo che viene scavato sempre più tra politica e società, tra istituzioni e cittadini. Un solco fatto di sfiducia mista a rabbia e delusione. Lasciare che questo solco si scavi ancora di più è un pericolo per la nostra democrazia e la convivenza civile. Molto, molto più dei fantasmi dell’immaginario ritorno del fascismo o del ritorno in Italia della salma di Vittorio Emanuele III.

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Giornalista, ha fondato e dirige dal 2014 il giornale Ulisse on line ed è l’ideatore e il curatore della Rassegna letteraria Premio Com&Te. Fondatore e direttore responsabile dal 1993 al 2000 del mensile cittadino di politica ed attualità Confronto e del mensile diocesano Fermento, è stato dal 1998 al 2000 addetto stampa e direttore dell’Ufficio Diocesano delle Comunicazioni Sociali dell’Arcidiocesi Amalfi-Cava de’Tirreni, quindi fondatore e direttore responsabile dal 2007 al 2010 del mensile cittadino di approfondimento e riflessioni L’Opinione, mentre dal 2004 al 2010 è stato commentatore politico del quotidiano salernitano Cronache del Mezzogiorno. Dal 2001 al 2004 ha svolto la funzione di Capo del Servizio di Staff del Sindaco al Comune di Cava de’Tirreni, nel corso del 2003 è stato consigliere di amministrazione della Se.T.A. S.p.A. – Servizi Terrritoriali Ambientali, poi dall’ottobre 2003 al settembre 2006 presidente del Consiglio di Amministrazione del Conservatorio Statale di Musica Martucci di Salerno, dal 2004 al 2007 consigliere di amministrazione del CSTP - Azienda della Mobilità S.p.A., infine, dal 2010 al 2014 Capo Ufficio Stampa e Portavoce del Presidente della Provincia di Salerno. Ha fondato e presieduto dal 2006 al 2011 ed è attualmente membro del Direttivo dell’associazione indipendente di comunicazione, editoria e formazione Comunicazione & Territorio. E’ autore di due pubblicazioni, Testimone di parte, edita nel 2006, e Appunti sul Governo della Città, edita nel 2009.

1 commento

  1. 18.12.2017 – By Nino Maiorino – Pasquale, ottima analisi, ma il vero problema, come tu dici, è il solco che questi politici hanno scavato tra loro e il cittadino, al quale contribuiscono anche i vari talk che quotidianamente ci rimbambiscono. Si riuscirà a colmarlo? Spero di si, ma sono molto sfiduciato.

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