Premio Com&Te di Giornalismo “Peppino Muoio”: a colloquio con Maria Buono

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foto Aldo Fiorillo

“Ai tanti giovani che vogliono intraprendere questa professione, mi sento di dire che, se sentono dentro il fuoco della passione, devono insistere, insistere, insistere perché la vita darà le risposte. Bisogna crederci fino in fondo e non arrendersi” 

 

Maria Buono, Vice Caporedattrice di Rainews24, è nata e cresciuta nel Salernitano dove ha mosso i primi passi da giornalista in televisioni e quotidiani locali. Per molti anni ha collaborato con “Il Mattino” e “La Città di Salerno”. Dal 2001 è iniziato il suo percorso in RAI con la conduzione prima della rubrica “Uomini e Camion” su Radio1 e poi di  programmi incentrati sull’economia dei trasporti su Isoradio. Nel 2004 è passata alle testate giornalistiche, da Uno mattina estate, al Tg1 redazione esteri e al Tg3 redazione economica. È quindi approdata a Rainews24, dove ha maturato una lunga esperienza nel settore politico. Già caposervizio della fascia serale, dal 2017 coordina  la  redazione notte del canale all news per le varie edizioni del tg. Il suo è anche uno dei volti di Rainews24.

Conosciamo meglio Maria Buono durante la cerimonia di premiazione della rassegna letteraria Premio Com&Te, organizzata dall’Associazione Comunicazione & Territorio, che si è svolta qualche giorno fa a Cava de’ Tirreni e durante la quale è stato attribuito il Premio Com&Te di giornalismo “Peppino Muoio” alla Carriera alla giornalista di San Valentino Torio.

“E’ un piacere per me essere stata insignita di questo premio che mi emoziona profondamente”, ha esordito Maria Buono quando le abbiamo chiesto le sue impressioni sul Premio Com&Te.

“Ho avuto il piacere di conoscere Peppino Muoio tanti anni fa, quando cominciai a muovere i primi passi nel mondo del giornalismo. Ho apprezzato il suo garbo di grande cronista e i suoi consigli che mi sono stati utili nell’affrontare il mio percorso lavorativo che si è rivelato per me molto gratificante. Ringrazio gli organizzatori Silvia Lamberti e Pasquale Petrillo. In questo frangente in cui il giornalismo sta affrontando una forte crisi di credibilità, avere questi stimoli per migliorare è molto importante”.

La sua carriera è iniziata sul territorio locale con la carta stampata.

Ero piccolissima, avevo 16 anni quando ho creato un piccolo giornalino locale nel mio paese. A 18 anni mi sono presentata alla redazione de Il Mattino con una grande faccia tosta e diventai corrispondente dalla mia realtà locale.

Non è da tutti riuscire ad assurgere a livello nazionale e portare avanti una brillante carriera. Cosa ritiene che sia stato determinante per lei e può esserlo per chi vi ambisce?

Occorre tanta dedizione, anche sacrificio e un pizzico di fortuna. Bisogna essere sempre curiosi, approfondire tutti gli argomenti e cercare di essere quanto più obiettivi possibile. Non esiste una sola verità, ma tanti punti di vista. L’importante è essere onesti con se stessi. E’ necessario, inoltre, essere tenaci. Sono stata davvero molto ostinata. Tante volte ho vissuto le mie piccole sconfitte e ho avuto la spinta a rinunciare, ma mi sono sempre ritrovata di nuovo in campo. Se posso dare una parola d’incoraggiamento a tanti giovani che vogliono intraprendere questa professione, mi sento di dire che, se sentono dentro il fuoco della passione, devono insistere, insistere, insistere perché la vita darà le risposte. Bisogna crederci fino in fondo e non arrendersi. Ho fatto tanta gavetta, sono stata precaria in tante redazioni, tanti turni disagiati lavorando in numerosi giorni festivi. Non so se i giovani sono disposti oggi a fare questo. La mia non vuole essere una critica, mi rendo conto che il settore è diventato fortemente complicato e selettivo, ma il problema è anche di natura economica. Sono di  più le testate che chiudono che quelle che aprono.

Il mestiere del giornalista è in continua evoluzione e trasformazione, soprattutto in questo particolare periodo storico. Quali restano i capisaldi da non perdere per la strada?

Questo è un mestiere che si impara facendo, con grande rispetto dei colleghi anziani, che possono sempre insegnarci qualcosa, e tanta umiltà. Oggigiorno, con l’avvento dei social, delle fake news, degli influencer, si confonde l’attività di giornalismo con queste nuove forme di comunicazione che inseguono il profitto e sono spesso manipolate dai poteri forti. Il giornalismo è ancora l’ultimo baluardo quanto più vicino alla verità. Bisogna insistere e insistere per difendere questa professione proprio oggi che è più difficile farla.

Nella nuova era digitale il giornalismo cartaceo fatica a tenere il passo e ai nativi digitali sembra, a volta, ormai superato. Come si incastra, invece, il mondo della rete con quello della tv a cui lei appartiene e che ha il compito di verificare le fonti?

Spesso anche le testate nazionali attingono informazioni dai social senza verificarne l’autenticità per poi dover fare la smentita qualche giorno dopo. Io ho la fortuna di lavorare per una all news e, dal mio punto di vista, anche le tv generaliste possono sembrare obsolete perchè oggi è difficile che il telespettatore aspetti l’edizione delle 20 per essere informato, ma è l’informazione che continuamente insegue il telespettatore. L’all news ha il compito di dare tutte le informazioni in tempo reale perché anche di notte ci sono notizie a seconda degli emisferi di riferimento. America latina, ad esempio, Stati Uniti, producono ancora notizie alle 3 o alle 4 di notte, mentre dalle 5 comincia l’Estremo Oriente. Il compito dell’all news è dare informazioni 24 ore su 24, in qualsiasi momento il telespettatore accende la tv. Un’altra grande potenzialità della rete all news è che se c’è una grande manifestazione può dare tutto in tempo reale e seguirla dal di dentro. La carta stampata ha un ruolo diverso e non meno importante. C’è bisogno di approfondimento e, soprattutto, delle riconoscibilità di una testata e della sua linea editoriale per capire poi da quale punto di vista le notizie vengono esaminate e analizzate.

Spesso si fa confusione, nella ricezione delle notizie, tra la figura del giornalista e quella dell’influencer. Vogliamo chiarire la differenza?

Il primo approccio informativo arriva dai social, ma poi bisogna guardare le testate ufficiali perchè il giornalista ha una deontologia professionale riconosciuta dall’Ordine dei Giornalisti. Non bisogna far confusione tra giornalista e influencer. Per capire meglio, l’influencer fa pubblicità a qualcosa, a noi giornalisti è vietato farlo, non possiamo percepire compensi per parlare bene di un prodotto. Invito tutti, dopo il primo approccio con i social, ad approfondire con un telegiornale e un quotidiano.

La sua carriera è iniziata sul territorio locale con la carta stampata. Oggi ricopre un ruolo di prestigio in una all news televisiva. Nel frattempo ha lavorato anche in radio. Quali sono le principali differenze tra questi mezzi di comunicazione e informazione?

Sintesi e tempismo. Sul giornale puoi anche scrivere un articolo di 50 righe, in tv dopo 30 righe l’attenzione già cala, per cui bisogna essere molto sintetici. Quello televisivo è un lavoro corale. Un servizio, per essere confezionato, ha bisogno di buone immagini, una buona colonna sonora, per dare un’informazione a 360° in tempi stretti. La carta stampata ha, invece, la possibilità di dedicare a un argomento l’intera pagina.

Donne e giornalismo: qual è oggi il ruolo delle donne nel mondo dell’informazione?

C’è una visione un po’ distorta intorno a questo punto perché troppo spesso si confonde il giornalismo con il mondo dello spettacolo. Un giornalista è un professionista a prescindere dal genere e può essere bravo o non bravo sia che sia un uomo o che sia una donna. Io ho la fortuna di lavorare in una testata in cui molti ruoli sono occupati da donne, anche nella classe dirigente. In Italia c’è l’abitudine pessima di giudicare una donna per come veste e come si presente, mentre all’uomo questo viene sempre risparmiato. Mi piace concludere con una frase che diceva spesso mia nonna: “Una donna si vede dentro un esercito di soldati”. Se una persona è in grado di farsi rispettare, si fa rispettare sempre. (foto Aldo Fiorillo)

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