Marcello Murolo: “La colla politica del sindaco Servalli costa ai cavesi lo 0,8% di addizionale Irpef”

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foto Aldo Fiorillo

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

Caro Pasquale,

ho letto con il consueto interesse il tuo articolo sul “coraggio” di Servalli di aumentare le tasse in tempi di Covid.

La questione è trattata con la chiarezza e la precisione di sempre, e con l’arguzia garbata che ti contraddistingue. Hai fatto benissimo a rimarcare che all’origine dell’aumento  c’è, in ultima analisi, l’incapacità gestionale di questa amministrazione, e che è inutile cercare di nascondere il tutto dietro un inopportuno richiamo alla responsabilità. Come tu dici giustamente, il senso di responsabilità richiede di spendere di meno e meglio, e non di tassare di più.

Ci sono però due punti del tuo articolo sui quali mi sento di fare qualche riflessione, che sono sicuro mi consentirai.

Inizio dall’ultimo passaggio. Tu dici, in sostanza, che fino ad oggi l’opposizione ha abbaiato, ha fatto un po’ di chiasso, ma non ha mai morso veramente. Io invece mi sento di dire che non è così. Dalla difesa dell’ospedale, alla denuncia dei ritardi e delle incongruenze organizzative della campagna vaccinale, passando per le “stranezze” di alcune delibere fatte per gli amici, e fino, appunto, alla lotta contro l’innalzamento delle tasse comunali, l’opposizione non ha mai mancato di attaccare e sbugiardare il sindaco e l’amministrazione. Ci sono state polemiche roventi e, di fronte alle difficoltà, il Sindaco e qualcuno di quelli che tu (giustamente) chiami “menestrelli di corte” non hanno esitato ad affibbiarci epiteti sguaiati e offensivi, che in altri luoghi sarebbero considerati incompatibili con la dignità di chi riveste la massima carica cittadina. L’ultimo, come ricorderai, è quello di “portaseccia”, toccatoci perché abbiamo raccolto le proteste dei cittadini sui ritardi nell’allestimento dei centri vaccininali; il penultimo quello, ancora più elegante, di “zingari”, indirizzatoci da uno scherano che aveva saltato la fila dei vaccini.

Certo, nel 1789 fu proprio per l’aumento delle tasse che il popolo assalto i castelli della nobiltà e le sedi dei riscossori delle imposte e gli diede fuoco. Non penso che però oggi sia il caso di pensare a qualcosa del genere e, soprattutto, non penso che in tempi di Covid, quando riunioni e assembramenti sono vietati e, per conseguenza, partiti e movimenti politici hanno perso il contatto fisico con elettori e militanti, sia possibile fare molto di più di quello che noi stiamo provando a fare.

Ma veniamo al punto che secondo me è più importante.

Nella tua analisi elenchi una serie di aspetti sui quali si sarebbe potuto intervenire per diminuire la spesa e invece non si è fatto niente, ed elenchi le spese per il personale dello staff del Sindaco, le consulenze e gli incarichi esterni, le disfunzioni organizzative, eccetera. Poche righe dopo, ti sorprendi (giustamente) che politici che hanno una storia moderata e di centrodestra, e che con il loro spostamento nel centro-sinistra hanno permesso a Servalli di vincere al primo turno, non abbiano tentato di opporsi all’aumento della tassazione, e anzi abbiano alzato la mano in Consiglio Comunale praticamente senza profferire parola.

E qui mi sorprendo che nel tuo articolo non si traggano le conclusioni dagli elementi che tu stesso, con logica perfetta, hai messo in fila uno dopo l’altro.

Il mio pensiero è infatti che è stata proprio la promessa di spesa facile e di “contentini clientelari” (espressione tua) che ha determinato l’improvvisa passione per il centro-sinistra di persone che, fino al giorno prima, erano state dall’altra parte. O, se vuoi, la convinzione che il candidato Murolo, non legato a una filiera di partito e di carattere  un po’ ostico, sul punto sarebbe stato meno malleabile del Sindaco uscente. Può darsi che io mi sbagli, ma se si ha la pazienza di leggere alcuni atti amministrativi dei mesi immediatamente precedenti e immediatamente successivi alla tornata elettorale, qualche conferma la si ricava.

In altro tuo bell’articolo immediatamente successivo alle elezioni, nel commentare  la vittoria dell’attuale Sindaco e la sconfitta (netta) dei suoi competitori -tra i quali il sottoscritto- tu dicesti che, rispetto agli altri candidati, Servalli aveva un quid di più di pazienza, di capacità di mediazione e di … colla (così la chiamasti), che gli serviva a mettere insieme storie, sensibilità  e persone diverse.

Ecco: la colla, come tutte le cose a questo mondo, ha un costo. La scorsa settimana abbiamo scoperto che a Cava la colla costa lo 0,8% di addizionale Irpef.

Con la stima e l’affetto di sempre,

Marcello Murolo

 

Carissimo Marcello,

le tue eccellenti e stimolanti riflessioni meriterebbero una risposta più articolata di quella che, in questa sede, per non annoiare i lettori, mi trovo costretto a sviluppare nel modo più sintetico possibile.

Cominciamo con il dire che in questa consiliatura un’opposizione c’è, mentre in precedenza non la si intravedeva neanche con la lanterna di Diogene. Ciò detto, ritengo che la minoranza deve compiere un salto di qualità, nel senso di avere una visione più organica delle questioni cittadine sul tappeto oltre che un’unitarietà programmatica e di azione. Ciò anche nella prospettiva di costruire da subito un’alternativa credibile all’attuale maggioranza, aperta alla società civile e alle varie formazioni socio-economiche e culturali cittadine.

Questo vuol dire anche non rincorrere l’attuale Amministrazione comunale sui vari argomenti portati all’attenzione del Consiglio, ma fare una sorta di agenda setting politico-amministrativa, ovvero scegliere i temi (e ce ne sono) su cui incalzare sistematicamente la maggioranza e il suo governo cittadino. Sul mordere, poi, c’è da dire che non bisogna, come per questa vicenda, limitarsi ad una rassegnata e scontata sconfitta in Consiglio comunale, bensì continuare la lotta su questo tema, e più in generale sull’efficientamento della macchina comunale e sulla spending review.

Per quanto riguarda l’altro aspetto, ribadisco che Servalli ha vinto le ultime elezioni comunali per aver saputo, rispetto al centrodestra, essere politicamente inclusivo. Questo è un dato di fatto incontestabile e gli esiti elettorali lo testimoniano incontrovertibilmente. E resto convinto che chi vuole proporsi a guidare la città non possa che essere portatore di una proposta politica inclusiva e di ampio respiro, che coinvolga, cioè, quanti più segmenti possibili della società: politici, sociali, economici e culturali. Per questo, ribadisco che occorre avere la capacità di mettere insieme storie, sensibilità  e persone diverse. Tanto da ritenere, nella mia ottica di osservatore politico esterno, che una siffatta proposta può avere successo solo se si supera la logica delle appartenenze, andando otre i partiti e gli schieramenti.

Essere inclusivi, infatti, non vuol dire per forza di cose creare la solita armata Brancaleone e neanche un carrozzone clientelare. Per questo occorre una visione strategica, un’idea di città, ma anche e soprattutto porre regole e paletti nel segno della qualità e dell’etica, dei contenuti e delle competenze, della ricchezza e diversità di idee, di rinnovamento e di passione civile.

Siamo tutti consapevoli che ciò non è cosa agevole da realizzare, ma non c’è altra strada per rimettere in sesto un Comune disastrato in quest’ultimo decennio e messo alle corde dalla sciagurata inettitudine amministrativa di questi ultimi tempi.

Il tema di fondo, a mio avviso, non è sostituire Servalli e i suoi, ma governare come Dio comanda questa nostra povera città. E tu, caro Marcello, hai in proposito le carte in regola e le idee sufficientemente chiare per contribuire a dare corpo a siffatta mission. Questo, ovviamente, nella convinzione che di sicuro potrai essere, in prospettiva, tra i protagonisti di una proposta politica concreta e di così rilevante portata.

Con stima,

Pasquale Petrillo

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