L’Ospedale e la politica del limbo del sindaco Servalli

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L’altro ieri, dopo tante polemiche, si è finalmente tenuta in presenza la seduta del Consiglio Comunale di Cava de’ Tirreni su un tema molto avvertito quale quello sanitario, legato tanto alla sorte del nostro ospedale quanto alla pandemia da Covid 19.

Tutto sommato, per quel che si è capito, è stato un confronto democratico e abbastanza sereno tra maggioranza e opposizione. E dire che si temevano tuoni e fulmini. Certo, non sono mancati momenti di attrito, con qualche intervento odiosamente spocchioso dai banchi della maggioranza, ma nell’insieme è filato tutto liscio, senza particolari difficoltà.

Almeno all’apparenza.

Sì, perché se si opera una più attenta lettura politica, allora emerge qualcosa di diverso. A cominciare dalle divisioni, o se vogliamo dai distingui ma anche da qualche contrasto acceso, che ci sono stati in maggioranza. Non ultimo, però, anche la scarsa sapienza politica della minoranza.

Sta di fatto, giusto per essere immediati e concreti, che non c’è stata l’approvazione di un ordine del giorno, di un documento, insomma, che mettesse nero su bianco le cose da fare. In altre parole, un deliberato che indicasse proposte, soluzioni, obiettivi.

La minoranza, che è stata molto puntale sulla trattazione dell’argomento -soprattutto con la competenza del consigliere Raffaele Giordano, ma anche con la testimonianza di Pasquale Senatore, che ha vissuto direttamente sulla propria persona l’esperienza del contagio da coronavirus- non ha però predisposto alcun documento da sottoporre al voto assembleare. Una evidente manchevolezza, considerato che da più di due mesi il tema ospedaliero è il suo cavallo di battaglia. Non a caso, la richiesta di tenere una seduta monotematica sull’argomento sanitario è stata formulata proprio dalla minoranza. Un ordine del giorno unitario delle opposizioni quantomeno doveva essere il manifesto delle loro proposte da consegnare all’opinione pubblica cittadina. Forse solo una pecca dovuta alla scarsa esperienza o una colpevole dimenticanza. Da escludere, per quel che si sa, motivi di divisione, di contrasto o di pregiudizievoli diversità di vedute fra le varie componenti della minoranza. Insomma, sarà per la prossima volta.

La maggioranza, tuttavia, ha fatto di peggio. Procediamo con ordine.

L’assessore alle Politiche per la Tutela della Salute Armando Lamberti, ha presentato un ordine del giorno, da lui meticolosamente redatto -d’intesa con il sindaco Servalli e la presidente della Commissione Sanità Paola Landi, in pratica, i vertici dell’Amministrazione comunale e della maggioranza- sul futuro del Plesso Ospedaliero “S. Maria Incoronata dell’Olmo” e sulla Medicina Territoriale.

Il corposo documento (leggi qui) è un compendio molto puntuale sui vari accadimenti e sui diversi punti della questione ospedaliera, ma contiene anche una serie di proposte e di richieste alla Regione Campania. Anzi, ci sono anche un bel po’ di impegni vincolanti per l’Amministrazione Servalli. In sostanza, un buon documento, eventualmente da integrare o da modificare in qualche passaggio per venire incontro alle eventuali richieste dell’opposizione, ma in ogni caso una eccellente base di discussione.

Quel che non torna però è che questo ordine del giorno è stato soltanto letto dall’assessore Lamberti, ma non trattato e messo ai voti dal Consiglio, bensì inviato per il suo esame nella prossima riunione della Commissione consiliare sulla sanità. Un pasticcio: di solito gli atti si discutono prima nelle commissioni e poi si approvano in Consiglio, non il contrario. Il punto dolente, però, è un altro: dopo due mesi in cui quello dell’ospedale è stato il tema del giorno, la maggioranza arriva in Consiglio senza un ordine del giorno già condiviso e da approvare, ma solo da leggere? Tradotto, Servalli e soci sono riusciti a fare peggio della minoranza, con l’aggravante che non hanno alcuna scusante.

La verità è che su questo documento, sottoscritto dal Sindaco, la maggioranza si è spaccata. Non solo: ci sono stati dei veri e propri battibecchi tra alcuni componenti della maggioranza. Anzi, le divergenze si sono manifestate in modo tanto vivace ed accalorato che qualcuno ha temuto persino che dalle parole si passasse ai fatti.

D’altro canto, il disaccordo nella maggioranza era palese già prima dell’inizio della stessa seduta consiliare. I socialisti, che fanno parte della maggioranza, avevano infatti formalmente presentato un altro ordine del giorno. In pratica, c’era stato uno strappo, una rottura dell’unità politica della maggioranza. I socialisti, questa è la conseguenza della loro mossa politica, avevano così preso le distanze e nella sostanza sconfessavano il documento del sindaco Servalli. Un errore, una scelta sconsiderata? Forse. Sta di fatto, però, che i socialisti non hanno ritirato il loro documento né hanno chiesto che in qualche modo la loro posizione rientrasse in quello presentato dall’assessore Lamberti a nome della maggioranza. Insomma, da un punto di vista politico, un bel papocchio.

Facendo i conti, la maggioranza ha presentato due documenti distinti, mentre la minoranza nessuno. Media perfetta, come quella dei polli di Enrico IV di Francia.

In tutto ciò, l’opposizione non ha saputo approfittare della situazione per chiedere che i due ordini del giorno venissero discussi e messi al voto. Istanza che non sarebbe stata accolta, ma che almeno avrebbe evidenziato plasticamente le divisioni della maggioranza. Sarà per un’altra volta, anche in questo caso.

Al momento, allora, cosa concretamente resta della seduta consiliare dell’altra sera? Un cumulo di chiacchiere.

In conclusione, anche in questa vicenda il sindaco Servalli ha preferito non assumere una decisione dirimente. Ha subito o quantomeno tollerato situazioni ambigue e confuse nella propria maggioranza. Ha preferito restare a mezz’aria, piuttosto che compiere scelte tali da dare una fisionomia certa alla politica della sua Amministrazione e della sua maggioranza. In breve, Servalli perpetua la politica del limbo, ovvero della vaghezza, dell’indecisione, dell’incertezza. Peccato che con lui, “tra color che son sospesi”, vi è una città. La nostra.

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Giornalista, ha fondato e dirige dal 2014 il giornale Ulisse on line ed è l’ideatore e il curatore della Rassegna letteraria Premio Com&Te. Fondatore e direttore responsabile dal 1993 al 2000 del mensile cittadino di politica ed attualità Confronto e del mensile diocesano Fermento, è stato dal 1998 al 2000 addetto stampa e direttore dell’Ufficio Diocesano delle Comunicazioni Sociali dell’Arcidiocesi Amalfi-Cava de’Tirreni, quindi fondatore e direttore responsabile dal 2007 al 2010 del mensile cittadino di approfondimento e riflessioni L’Opinione, mentre dal 2004 al 2010 è stato commentatore politico del quotidiano salernitano Cronache del Mezzogiorno. Dal 2001 al 2004 ha svolto la funzione di Capo del Servizio di Staff del Sindaco al Comune di Cava de’Tirreni, nel corso del 2003 è stato consigliere di amministrazione della Se.T.A. S.p.A. – Servizi Terrritoriali Ambientali, poi dall’ottobre 2003 al settembre 2006 presidente del Consiglio di Amministrazione del Conservatorio Statale di Musica Martucci di Salerno, dal 2004 al 2007 consigliere di amministrazione del CSTP - Azienda della Mobilità S.p.A., infine, dal 2010 al 2014 Capo Ufficio Stampa e Portavoce del Presidente della Provincia di Salerno. Ha fondato e presieduto dal 2006 al 2011 ed è attualmente membro del Direttivo dell’associazione indipendente di comunicazione, editoria e formazione Comunicazione & Territorio. E’ autore delle pubblicazioni Testimone di parte, edita nel 2006, Appunti sul Governo della Città, edita nel 2009, e insieme a Silvia Lamberti Maionese impazzita - Comunicazione pubblica ed istituzionale, istruzioni per l'uso, edita nel 2018, nonché curatore di Tornare Grandi (2011) e Salerno, la Provincia del buongoverno (2013), entrambe edite dall’Amministrazione Provinciale di Salerno.

1 commento

  1. 9 gennaio 2021 – By Nino Maiorino – In conclusione: maggioranza divisa, minoranza imbelle, bella prospettiva per il futuro! Piacevole il richiamo al pollo di Enrico IV di Francia, tanto per gradire.

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