Usa, l’assalto al Campidoglio scuote ancora l’America

0
111

Non c’è chi non ricordi l’attacco che una folla di facinorosi, seguaci dell’ex Presidente Trump, dallo stesso aizzati, fece al  Campidoglio degli Stati Uniti il 6 gennaio di quest’anno per contrastare la vittoria di Joe Biden: quelle scene, trasmesse da tutti i media, scossero non solo l’America, ma il mondo intero, specialmente coloro che erano abituati ad un comportamento molto diverso da parte dei parlamentari ed ex Presidenti americani, i quali, pure dopo qualche opposizione o riluttanza, avevano sempre accettato la sconfitta e riconosciuto il vincitore.

Cosa che il Presidente Trump non ha mai fatto, tant’è che non si può non ricordare l’esagerato ostruzionismo fatto al neo eletto, il quale dovette attendere circa sei mesi per prendere i poteri costituzionalmente riconosciutigli e che ancora oggi Trump continua a contestare, dicendo che la vittoria sia stata estorta con brogli, nonostante che anche molti dei suoi fedeli consiglieri repubblicani l’avessero riconosciuta valida e gli avessero consigliato di non proseguire nel suo ostruzionismo; cosa che Trump si è sempre rifiutato di fare tanto che, quando finalmente fu costretto a lasciare la Casa Bianca, quasi sfrattato, non volle incontrarsi con il nuovo Presidente, una cafonata incredibile.

Ma la cosa non si è arrestata in quanto è stata chiesta da numerosi parlamentari, prevalentemente democratici, quindi del partito di Biden, ma anche repubblicani, del partito di Trump, la istituzione di una Commissione di inchiesta che accerti cosa sia accaduto e di chi sia stata la responsabilità.

Non è ininfluente su questa decisione il ricordo che quell’assalto costò la vita a cinque persone, vi furono centinaia di feriti e vennero arrestate più di quattrocento persone individuate come partecipanti a quella azione, a seguito della quale fu costretta ad intervenire, a protezione del Campidoglio, la Guardia Nazionale, invitata dal Vice di Trump.

Già dopo l’insediamento di Biden venne chiesto dal Parlamento l’Impeachment dell’ex Presidente Trump sia per i fatti del 6 gennaio, sia anche per comportamento durante il suo mandato, tutti finalizzati a spaccare il paese e allargare la falla creatasi tra Repubblicani e Democratici, immemore della sua promessa di voler essere il Presidente di tutti gli americani; una promessa rituale che tutti fanno e la maggior parte dei Presidenti l’ha rispetta,  ma Trump è un personaggio sui-generis, divisivo e non inclusivo, e il suo mandato si è concluso in modo squallido, e tuttora è un isolato anche dal partito, forte però del consenso popolare che tanti ancora gli danno.

Non è la prima volta che negli Stati Uniti viene istituita una Commissione d’inchiesta, una delle tante fu quella costituita dopo il sanguinoso attacco  alle Torri gemelle dell’11 settembre 2001, dal cui risultato scaturì la decisione dell’allora Presidente George W. Busch di mobilitare l’esercito per rintracciare l’ideatore di quella azione, Osama bin Laden, che poi venne scovato e giustiziato durante un blitz; ma da quelle decisioni scaturirono anche tante altre azioni in vari stati del medio oriente, finalizzate alla esportazione della democrazia, scelta scellerata della quale ancora  oggi, stiamo pagando le conseguenze e per chi sa quanti anni ancora le pagheremo.

Ma la Commissione d’inchiesta sull’attacco al Campidoglio americano non è di facile istituzione perché, nonostante anche molti Repubblicani si siano dichiarati favorevoli, sembra che qualcuno poi abbia cambiato opinione.

Infatti, come spiega Domenico Maceri, PhD e Professore emerito all’Allan Hancock College di Santa Maria in California, non è facile istituire tale Commissione per effetto del “Filibuster – Ostruzionismo” del Senato, una regola che consente alla minoranza di 40 Senatori di bloccarla; è una regola che mira a proteggere il paese da misure, potenzialmente esagerate, che potrebbero diventare legge; questo meccanismo è stato talvolta abusato per fermare leggi importanti, specialmente nell’area della giustizia sociale e dei diritti delle minoranze.

E, nonostante Joe Manchin, Senatore democratico del West Virginia, abbia detto “prego che continueremo ad avere ancora 10 solidi patrioti”, sperando di poter contare su 60 senatori necessari alla costituzione della Commissione (50 democratici e 10 patrioti repubblicani), la cosa non appare facile.

La legge sulla Commissione per i fatti del 6 gennaio è stata già approvata dalla Camera recentemente in maniera leggermente bipartisan, con 35 voti repubblicani schierati coi democratici (252 sì, 175 no): ma alla Camera la distribuzione tra Repubblicani e Democratici è più equilibrata.

Spicca fra i voti negativi quello di Greg Pence, parlamentare dello Stato dell’Indiana, fratello di quel Mike Pence, ex Vicepresidente, il quale era stato una delle potenziali vittime dei facinorosi che assaltarono il Campidoglio, i quali entrarono urlando “impicchiamo Pence”, che fu salvato dalle guardie del corpo; il comportamento di Greg Pence è quantomeno incomprensibile.

La verità è estremamente semplice, e cioè che la Commissione spaventa i Repubblicani, che mostrano interesse più a dimenticare quei fatti che indagare, perché sono coscienti che essi furono fomentati da Trump e quindi su di esso grava tutta la responsabilità; questo li spaventa perché nonostante tutto Trump è ancora il leader, quasi il padrone, del partito.

A livello federale i Repubblicani hanno perso la Casa Bianca e sono in minoranza nelle due Camere legislative, ma la istituzione della Commissione sarebbe un vantaggio per il paese, vista la fragilità della democrazia americana dimostrata proprio dagli eventi del 6 gennaio: se non fosse stata tanto fragile quell’attacco non sarebbe avvenuto; in una democrazia occidentale, se pure un gruppo di facinorosi decidessero di attaccare una Istituzione democratica, ci sarebbero adeguate forze di polizia ad impedirlo.

Tutta questa vicenda sulla Commissione si basa sull’ambiguità dei parlamentari Repubblicani; basti pensare a McCarthy e McConnell (ma non sono i soli) i quali, sebbene avessero avevano addossato la colpa per gli attacchi all’allora presidente Trump, ora si sono dichiarati contrari alla Commissione d’inchiesta; perché? ci chiediamo; difficile una risposta perché questo comportamento può dipendere sia dalla subordinazione a Trump, ma anche dalla considerazione che negli Usa le Commissioni di inchiesta lavorano con grande serietà e hanno un potere pressoché illimitato e potrebbero chiamare tutti, loro compresi, a testimoniare sotto giuramento, e false testimonianze vengono aspramente sanzionate.

Alcuni parlamentari hanno confessato di “temere per la loro vita” a causa dei feroci potenziali attacchi da parte di sostenitori dell’ex presidente.

Il che, in definitiva, sta a significare che Trump, nonostante la emarginazione alla quale il suo comportamento lo ha condannato, è ancora molto pericoloso e temuto.

Ecco il motivo delle difficoltà per la istituzione di questa Commissione, ed ecco perché chi spinge perché essa venga costituita si appella prevalentemente allo spirito democratico e patriottico di quelli che sono contrari o titubanti.

Insomma, a distanza di cinque mesi, l’assalto al Campidoglio scuote ancora l’America.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.