Renzo Arbore

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Chi è appassionato di musica leggera di qualità, specialmente partenopea, e sono tantissimi, non può non riconoscere che numerosi sono gli artisti napoletani e italiani che hanno reso grandi tributi a questo vasto repertorio, che in Italia può competere solo con quello romano e, più sommessamente, con quello fiorentino.

Infatti, nessun altra regione italiana può vantare un repertorio tanto vasto e diversificato come quello napoletano.

Dicevamo che numerosissimi sono gli artisti, ma uno dei più versatili, gioviale e di grande fascino è Renzo Arbore, che il prossimo 24 giugno festeggerà l’84° compleanno.

E’ nato a Foggia il 24 giugno 1937, ed iniziò la sua attività giovanissimo nel mondo dello spettacolo come musicista in un gruppo jazz della sua città.

Nel 1966 vinse un concorso in Rai, conobbe Gianni Boncompagni col quale nacque un sodalizio che portò alla realizzazione di programmi radiofonici come “Bandiera gialla”, trasmesso tra gli anni 1965-1970 sul secondo programma il sabato pomeriggio, un’ora di grande divertimento, che lanciò artisti già noti o che lo sarebbero diventati dopo, come Mita Medici, Giuliana Valci, Renato Zero, Loredana Bertè, Giancarlo Magalli, Valeria Ciangottini, Donatella Turri, Roberto D’Agostino, Carla Vistarini, con la sigla originale eseguita da Rocky Roberts.

Negli anni 1983-1984 furono messe in onda sulla Tv anche due edizioni televisiva, condotte da Red Ronnie, che ebbero un discreto successo.

Da quel programma ebbe origina la stagione delle prime discoteche, una delle quali si chiamò proprio Bandiera Gialla in Romagna, molto frequentata dai giovani, una delle prime discoteche italiane.

Sul successo riscosso da quel programma radiofonico, Arbore e Boncompagni misero su un’altra trasmissione radiofonica dal titolo “Alto gradimento”, due edizioni in onda, sempre su rai 2, negli anni 1970-1976 e 1979-1980, che ebbero più successo del precedente.

Lanciarono personaggi di fantasia divenuti celebri, come Il rag. Affastellati, Max Vinella, Romolo Catenacci Federale Fascista, Patroclooo!, Bozambo servitore negro, Dottor Marsala capotecnico Rai, Maestro Benvenuto Cerbottana compositore, il Prof. Onorato Spadone Ordinario di Bestialismo Materialistico Critico, Scarpantibus uccello preistorico, Malik Maluk scalpellino arabo, il Pastore abruzzese, che aveva smarrito le pecore, il Maestro Enrico Torvajanica, collezionista di 1.milione e mezzo di canti popolari, la infausta cartomante Mortificazione, il radioamatore Pallottino, tutti interpretarti da Giorgio Brancardi.

Ma anche quelli interpretati da Mario (Marius) Marenco facevano scompisciare dalle risate: il Prof. Anemo Carlone con l’accento sulla a, il luminare che faceva discorsi incomprensibili, il Comandante Navarro, astronauta dimenticato a bordo di una navicella spaziale, lo Chef Leon, palla di cacao, la Dott.ssa Venzolato, femminista e fumatrice di pipa, il Prof. Aristogitone, insegnante che confondeva la d con la t, il celeberrimo Colonnello Buttiglione, che scambiava i conduttori per i suoi sottoposti, la Scarrambona, donna con voce baritonale sedotta e abbandonata da Gianni Boincompagni, Vinicio, procacciatore di incontri erotici, Verzo, studente svogliato e sgrammaticato, il ladruncolo napoletano Pasquale Zambuto che faceva esperimenti esistenziali, il venditore ambulante da spiaggia che vendeva bibite e capi di abbigliamento caldi, la signorina dei grandi magazzini che ricorda ai clienti di non palpare le commesse, lo Strillone della rivista Menzogne illustrate e tantissimi altri che per brevità non elenchiamo, compreso lo stesso Mario Marenco, poeta, lettore di programmi cultural-sportivi.

Renzo Arbore fece tante altre trasmissioni Tv, come l’Altra domenica, 1976-79, Quelli della notte 1985, Tagli, ritagli e frattaglie 1980, Cari amici vicini e lontani 1984 per la celebrazione dei sessant’anni della radio, il Caso Sanremo 1990, speciale per me – meno siamo meglio stiamo 2005.

Partecipò anche al 34°Festival di Sanremo nel 1986 con la canzone Il clarinetto.

Tra i personaggi oggi notissimi lanciati da Arbore, ricordiamo, oltre a quelli citati, Roberto Benigni, Nino Frassica, Marisa Laurito, Milly Carlucci.

Ma non dimentichiamo Le ragazze coccodè, e i tanti altri gruppi che inseriva nelle sue trasmissioni televisive.

Una delle geniali idee di Arbore fu la fondazione della Orchestra italiana per la valorizzazione della canzone napoletana classica, con arrangiamenti ed esecuzioni che sono rimasti negli annali, e che è sempre un grande piacere ascoltare: a volte le esecuzioni di Arbore sono più piacevoli di quelle originali.

Si può dire che, nonostante di origini pugliesi, Arbore sia stato il più grande divulgatore della musica napoletana, ha vissuto più a Napoli che in Puglia, a Napoli si è laureato in giurisprudenza alla Federico II, è molto impegnato da un trentennio come testimonial della Lega del Filo d’Oro in favore dei non vedenti.

Qualche giorno fa Renzo Arbore, proprio in occasione del suo compleanno, ha concesso una intervista a tutto campo, nella quale si è aperto dimostrando ancora una volta le sue qualità, non solo una personalità eclettica che ha influenzato i costumi e il linguaggio degli italiani, non solo un uomo di spettacolo, ma anche una persona di grande umanità e sensibilità, colpito durante un suo spettacolo da una bambina cieca e sorda dalla nascita, dalla quale rimase scioccato, e da questa esperienza scaturì il suo impegno per la Lega del Filo d’Oro.

“Successo e soddisfazioni -ha detto- sarebbero soltanto egoistici se non li condividessi esprimendo la mia solidarietà nei confronti di persone mono fortunate. Ci si sente un po’ colpevoli nel fare un lavoro che ti dà notorietà e successo economico se non condividi parte di questa fortuna con gli altri”.

A proposito del nostro paese ha detto: “il paese si è guastato molto, ho vissuto la stagione del dopoguerra, una stagione di ricostruzione che ha avuto momenti straordinari. Poi nel corso del tempo ho visto prevalere il tornaconto personale, il successo a tutti i costi in tutti i campi, gli egoismi, il bisogno dell’arricchimento. Ormai molte cose si fanno perché è conveniente, e un tale modo di fare è diventato troppo esasperato, in questo senso il paese si è degradato”.

Sulla Tv: “Anche la TV, che poi è lo specchio del costume del paese, non è più quella di una volta. Un tempo nell’ideare e realizzare un programma si usava la parola “arte”: facciamo una cosa artistica, si diceva; oggi questo modo di dire sembra scomparso dal vocabolario e si fanno solo per avere audience. E spesso per avere successo si superano i limiti del buon gusto, mentre il buon gusto è quello che dovremmo lasciare come esempio ai nostri figli e nipoti. Oggi, purtroppo, il codice di riferimento è divenuto avere successo”.

Artisticamente si considera un clarinettista jazz, come ironicamente ha scritto sul suo bigliettino da visita; a chi gli ha chiesto il perché, ha risposto “Perché è così che ho iniziato, ma mi piacerebbe essere definito un artista, fin da bambino vedevo i pittori, i poeti, i musicisti e a loro mi ispiravo. Certo, ho fatto tante cose, la radio, la musica, il cinema, la televisione; però ho sempre cercato di farle tenendo in mente questa parola magica: Arte; anche se so bene che oggi in molti ambienti ha perso valore”.

E sui programmi ai quali è più affezionato ha detto: “Quelli della notte, una trasmissione che celebrava l’amicizia, eravamo quaranta persone legatissime, il programma ebbe un successo straordinario perché innovò il modo di fare televisione, fu un varietà improvvisato, con Riccardo Pazzaglia, Marisa Laurito, Nino Frassica, Maurizio Ferrini e tanti altri abbiamo inventato un nuovo modo di fare la Tv. Non si trattava di un varietà televisivo scritto e recitato come avveniva di solito, ma un varietà spontaneo, basato sullo stare insieme allegramente. E posso dire che oggi rappresenta un modello”.

Renzo Arbore ha sempre usato l’arma dell’ironia e del pensare positivo, ed è rimasto un inguaribile ottimista “Nonostante i tempi difficili che stiamo attraversando, e speriamo che finiscano presto -ha concluso- continuo ad essere ottimista, credo che questa terribile pandemia ci costringa a riflettere sulle cose davvero importanti della vita, la famiglia, l’amore, l’amicizia. La società italiana è diventata molto volgare, egoista, alla spasmodica ricerca del successo, poco attenta al prossimo. Ora, grazie alla emergenza sanitaria, ci stiamo finalmente preoccupando della salute dei nostri simili e stiamo comprendendo che il primo valore da proteggere è la qualità della vita. Penso che il periodo che abbiamo vissuto e stiamo ancora vivendo offra una possibilità che dobbiamo saper sfruttare, quella di riflettere sugli aspetti importanti della vita di tutti noi”.

Grazie Renzo, per i bei momenti che ci hai regalato; nel farti gli auguri di buon compleanno ti auguriamo di rimanere sulla scena ancora a lungo per deliziarci con le tue esecuzioni.

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