L’antidoto si chiama memoria
Il tempo porta via molto. Ma non può rubarci ciò che abbiamo davvero vissuto. Quello resta. Ci accompagna. Ci sostiene. La memoria, allora, non è un rifugio nel passato
Ci sono assenze che non smettono mai davvero di parlarci.
Mia madre, Caterina, mio padre, Vincenzo. Non ci sono più, eppure continuano ad abitare i miei giorni in modi silenziosi ma ostinati: in una parola che ritorna, in un gesto che mi sorprendo a ripetere, in un ricordo che si accende all’improvviso come una luce familiare.
Il tempo porta via molte cose. Cambia i volti, rallenta i passi, assottiglia le certezze.
Ci fa guardare gli amici con occhi diversi: più sottili le rughe, più lenti i gesti, più fragili talvolta le parole.
Eppure, davanti a tutto questo, non riesco a essere triste. Perché esiste un antidoto che il tempo non sa cancellare: la memoria della gioia vissuta. Non è nostalgia che deprime. È una forza viva. Un’energia che torna. Un balsamo che rigenera.
Le risate condivise con chi abbiamo amato, i momenti semplici vissuti con i nostri genitori, le serate con gli amici che sembravano non dover finire mai: tutto questo resta dentro di noi come un patrimonio invisibile.
La gioia provata è un narcotico buono: ti stordisce mentre accade, ma soprattutto continua ad abitarti dopo. Ricordarla è come bere un tonico dell’anima. Ti raddrizza quando ti senti piegato. Ti accende gli occhi quando tutto sembra spento.
Quando penso a mia madre Caterina e a mio padre Vincenzo, non sento soltanto la mancanza.
Sento anche la gratitudine. Per ciò che mi hanno dato. Per la luce che hanno lasciato dentro di me.
E quando guardo i volti segnati dei miei amici, non vedo soltanto il tempo che passa. Vedo le risate che ci hanno piegato in due. Le notti che non volevano finire. I discorsi senza senso che, a pensarci bene, avevano più senso di tante cose serie.
Il tempo porta via molto. Ma non può rubarci ciò che abbiamo davvero vissuto. Quello resta. Ci accompagna. Ci sostiene. La memoria, allora, non è un rifugio nel passato. È una riserva di forza per il presente. Non cancella il crepuscolo che arriva, ma ci ricorda una verità preziosa: siamo stati luce.
E possiamo esserlo ancora.






