scritto da Gennaro Pierri - 22 Maggio 2026 08:01

La gente non ha bisogno di eroi. Ha bisogno di qualcuno che non scappi

Non puoi lamentarti della freddezza del mondo se tratti ogni relazione come una notifica da gestire

Stamattina un’alunna a scuola piangeva cercando di nasconderlo. Non una scena cinematografica. Nessuna tragedia evidente. Solo una ragazza, cuffie nelle orecchie, occhi rossi e quel movimento disperato di chi continua a guardare il telefono sperando che arrivi un messaggio che non arriverà.

Nessuno la fissava. Nessuno le parlava. Tutti perfettamente educati. Perfettamente assenti.

Ci raccontano che viviamo nell’epoca della connessione. È falso. Viviamo nell’epoca della reperibilità. Che è molto diverso. Essere raggiungibili non significa essere presenti. Un distributore automatico risponde più velocemente di molti esseri umani. E allora forse “portare il sole nella pioggia di qualcuno” non significa essere buoni. Significa interrompere questa diserzione emotiva collettiva. Perché la verità è più scomoda di quanto amiamo raccontarci: la maggior parte delle persone oggi non è cattiva. È stanca. Talmente stanca da diventare impermeabile agli altri. Scorriamo drammi, lutti, sfoghi e solitudini con lo stesso dito con cui guardiamo meme e ricette. Tutto ha la stessa consistenza emotiva: pochi secondi e via.

Il problema non è che ci manca empatia. È che siamo saturi. E quando un essere umano si satura, smette lentamente di sentire. Sopravvive a risparmio energetico. Per questo un gesto minimo può diventare enorme. Non la retorica dell’“amore universale”. Parlo di cose infinitamente meno poetiche: ricordarsi un nome, accorgersi che uno sta mentendo quando dice “tutto bene”, restare cinque minuti in più quando avresti una scusa perfetta per andartene. Il punto è che oggi quasi tutti vogliono essere notati. Pochissimi vogliono notare. E qui arriva la parte più brutale: non puoi pretendere calore dagli altri se sei il primo a vivere col pilota automatico inserito.

Non puoi lamentarti della freddezza del mondo se tratti ogni relazione come una notifica da gestire. Forse il sole che manca a qualcuno non è un discorso motivazionale. Forse è solo trovare una persona che, per una volta, non abbia fretta di voltarsi dall’altra parte. E in un tempo dove tutti guardano senza vedere, questa non è gentilezza. È quasi sovversione.

 

Ha conseguito la licenza in teologia spirituale e in teologia morale presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale di Napoli. E’ stato recensionista per la rivista Il Cooperatore Paolino, docente di teologia spirituale presso l’Istituto Diocesano di Scienze Religiose dell’Arcidiocesi di Amalfi-Cava de’ Tirreni, direttore editoriale del mensile diocesano Fermento, bioeticista nel Comitato Etico dell’ASL Salerno. E’ cultore di materie filosofiche e teologiche, docente di I.R.C. in alcune Scuole Superiori di Cava de’ Tirreni e Presidente del sodalizio Cavalieri della Bolla Pontificia.

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