scritto da Gennaro Pierri - 30 Settembre 2026 10:16

La parte di te che non ti sta più bene

Le cose più importanti della nostra vita hanno quasi sempre fatto resistenza. Un libro difficile. Una relazione che ci ha costretto a guardarci davvero. Un fallimento che ha tolto una bugia. Un insegnante che ci ha detto una cosa che non volevamo sentire. Il problema non è che ci sentiamo troppo poco realizzati. È che abbiamo cominciato a considerare un difetto tutto ciò che ci mette in discussione

Spesso vedo gli alunni e le alunne che si specchiano nei loro telefonini. Non si guardano. Si correggono. Una smorfia. La maglietta tirata. I capelli spostati. Una fotografia. Poi un’altra. Alla fine abbassano il telefono con quella faccia che conosco bene: non arrabbiati con la fotografia ma con sé stessi.

É qui che abbiamo combinato un pasticcio. Ci hanno insegnato ad accettarci. Giusto. Ma, a forza di ripeterlo, abbiamo trasformato l’accettazione in una specie di parcheggio: questo sono io, prendere o lasciare. Come se cambiare fosse un tradimento della propria identità. Io penso il contrario. A volte dovrebbe dispiacerci essere ancora quelli che siamo. Non perché siamo sbagliati. Ma perché possiamo esserci accorti che una parte di noi è diventata troppo piccola per la vita che desideriamo. Ti dispiace essere sempre quello che rimanda. Quello che tace per paura. Quello che ha bisogno di piacere a tutti. Quello che dice “sono fatto così” quando, a ben vedere, significa soltanto “non ho ancora trovato il coraggio di essere diverso”.  Ma una persona non cresce così.

Le cose più importanti della nostra vita hanno quasi sempre fatto resistenza. Un libro difficile. Una relazione che ci ha costretto a guardarci davvero. Un fallimento che ha tolto una bugia. Un insegnante che ci ha detto una cosa che non volevamo sentire. Il problema non è che ci sentiamo troppo poco realizzati. È che abbiamo cominciato a considerare un difetto tutto ciò che ci mette in discussione. E allora quella frase torna, ma con una correzione che per me cambia tutto: ti dispiaccia pure ciò che sei, quando ciò che sei non basta più a contenere ciò che puoi diventare.

Non buttare via te stesso. Sarebbe soltanto un’altra forma di superficialità. Abbi piuttosto il coraggio di diventare scomodo persino a te stesso. Perché forse maturare non significa finalmente piacersi allo specchio. Forse significa avere il coraggio, ogni tanto, di guardarsi e pensare: questo sono io. Ma non sono ancora finito. E tu, davanti allo specchio della tua vita, quale parte di te continui a difendere soltanto perché hai paura di scoprire chi potresti essere senza di lei?

 

Ha conseguito la licenza in teologia spirituale e in teologia morale presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale di Napoli. E’ stato recensionista per la rivista Il Cooperatore Paolino, docente di teologia spirituale presso l’Istituto Diocesano di Scienze Religiose dell’Arcidiocesi di Amalfi-Cava de’ Tirreni, direttore editoriale del mensile diocesano Fermento, bioeticista nel Comitato Etico dell’ASL Salerno. E’ cultore di materie filosofiche e teologiche, docente di I.R.C. in alcune Scuole Superiori di Cava de’ Tirreni e Presidente del sodalizio Cavalieri della Bolla Pontificia.

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