scritto da Gennaro Pierri - 27 Giugno 2026 10:09

L’ombra non è il tuo lato oscuro. È il cimitero delle persone che non ti hanno permesso di essere

Un viaggio dentro le parti di noi che abbiamo nascosto per essere accettati. Crescere non è aggiungere, ma recuperare ciò che abbiamo sacrificato per piacere

La bugia più elegante che raccontiamo a noi stessi è questa: «Sono fatto così». No. Molto spesso sei diventato così. Nessuno nasce trattenendo le lacrime, chiedendo scusa per ogni opinione o sentendosi in colpa quando dice “no”. Queste non sono caratteristiche di fabbrica. Sono cicatrici educative. Sono strategie di sopravvivenza.

Ogni bambino arriva al mondo con un talento straordinario: essere intero. Poi scopre una verità meno poetica. Che l’amore, a volte, sembra avere  delle condizioni. «Sei bravo quando stai zitto, non fare scenate, non essere troppo sensibile, non montarti la testa». Così inizia il lavoro più invisibile della nostra vita. Non impariamo soltanto chi essere. Impariamo soprattutto chi non dobbiamo essere.

È questo che lo psicologo Carl Gustav Jung chiamava “ombra”. Non il mostro nascosto dentro di noi, come siamo stati abituati a credere. Ma il magazzino dove finiscono tutte le parti di noi considerate troppo ingombranti per essere amate. Lì dentro non ci sono soltanto la rabbia o l’invidia. C’è anche la tenerezza che hai imparato a nascondere. L’ambizione che qualcuno ha chiamato arroganza. La creatività sacrificata sull’altare del “trovati un lavoro serio”.

Persino la capacità di dire basta. È come svuotare una casa perché gli ospiti possano muoversi più comodamente. All’inizio sembra una buona idea. Poi un giorno ti accorgi che gli ospiti stanno benissimo. Ma tu non sai più dove vivi. Ecco il paradosso. L’ombra non scompare. Aspetta. La ritrovi nell’invidia verso chi ha avuto il coraggio di essere ciò che tu hai censurato. Nella rabbia sproporzionata per dettagli insignificanti. In quella strana nostalgia che ti prende guardando qualcuno vivere con una libertà che senti familiare, anche se non l’hai mai vissuta. Forse ciò che ammiri negli altri non è ciò che ti manca. È ciò che ti sei vietato.

Crescere, allora, non significa aggiungere qualità al proprio carattere. Significa recuperare quelle abbandonate lungo la strada. La società ci offre continuamente corsi per migliorare noi stessi. Quasi nessuno ci insegna l’arte opposta: smettere di recitare. Perché il rischio più grande non è diventare una cattiva persona. È diventare una persona talmente adattata da non riconoscersi più. E allora vale la pena fermarsi un momento. Non per chiedersi chi vorremmo essere tra dieci anni. Ma chi eravamo prima di iniziare a contrattare la nostra autenticità in cambio dell’approvazione. Forse l’ombra non è il luogo da cui difendersi. Forse è il luogo da cui tornare. E se la parte più vera di te non fosse quella che mostri ogni giorno, ma quella che, da anni, aspetta soltanto il permesso di uscire alla luce?

Ha conseguito la licenza in teologia spirituale e in teologia morale presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale di Napoli. E’ stato recensionista per la rivista Il Cooperatore Paolino, docente di teologia spirituale presso l’Istituto Diocesano di Scienze Religiose dell’Arcidiocesi di Amalfi-Cava de’ Tirreni, direttore editoriale del mensile diocesano Fermento, bioeticista nel Comitato Etico dell’ASL Salerno. E’ cultore di materie filosofiche e teologiche, docente di I.R.C. in alcune Scuole Superiori di Cava de’ Tirreni e Presidente del sodalizio Cavalieri della Bolla Pontificia.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.