Le idee prese a noleggio
Un'idea che non ci costa nulla, spesso, non è nostra: ci è passata davanti e noi l'abbiamo indossata
Per l’articolo di oggi scavo nei miei ricordi… qualche tempo fa ho preso l’autobus e un ragazzo ha cambiato opinione in tre fermate. Prima difendeva una tesi con il tono definitivo di chi ha appena scoperto la verità. Poi ha guardato il telefono. Un video, forse due. Alla fermata successiva osteneva il contrario con la stessa sicurezza.
Non aveva cambiato idea: aveva cambiato corrente d’aria. Mi è rimasta addosso questa scena perché racconta un equivoco del nostro tempo. Pensiamo che la libertà consista nell’avere molte idee a disposizione. Invece anche un supermercato è pieno di possibilità, ma nessuno lo chiamerebbe coscienza. Le idee che amiamo somigliano alla libertà non perché ci permettono di dire ciò che vogliamo. Somigliano alla libertà perché chiedono un prezzo.
Tempo, studio, qualche solitudine. Perfino la fatica di essere fraintesi. Un’idea che non ci costa nulla, spesso, non è nostra: ci è passata davanti e noi l’abbiamo indossata. E qui arriva il rovescio: forse oggi essere liberi non significa poter cambiare idea velocemente. Significa poter sostare abbastanza a lungo dentro una domanda senza affittare subito una risposta. Il dubbio non è una stanza vuota. È una stanza in cui stanno costruendo le finestre.
Le idee autentiche, poi, non ci assomigliano sempre. Alcune ci contraddicono. Entrano in casa, spostano i mobili, fanno cadere un vecchio ritratto. Se un pensiero conferma soltanto quello che eravamo ieri, può darsi che non ci stia liberando: ci sta facendo da specchio.
Quel ragazzo è sceso dall’autobus convinto di aver scelto due volte. Io non ne sono sicuro. Quando ogni idea arriva già apparecchiata, con il suo linguaggio, i suoi nemici e perfino l’applauso previsto, chi sta pensando davvero: noi, o la corrente d’aria?







