scritto da Gennaro Pierri - 04 Luglio 2026 11:07

Il vero problema? Non ascoltiamo le persone. Le abbiamo già giudicate

La prossima volta che incontrerai qualcuno, prova a fare una cosa controcorrente: rimanda il giudizio. Lascia che il suo silenzio parli quanto le sue parole. Guarda ciò che non riesce a dire. È lì che abita la parte più vera

C’è un istante, brevissimo, in cui decidiamo chi abbiamo davanti. Succede prima delle parole. Prima del saluto. Prima perfino del primo sorriso. È lì che nasce l’equivoco. Pensiamo che il contrario del parlare sia ascoltare. Non è così. Il contrario del parlare è aspettare il proprio turno. Ed è quello che facciamo quasi sempre. Mentre qualcuno ci racconta qualcosa, noi siamo già impegnati a catalogarlo: simpatico o pesante, competente o superficiale, vittima o colpevole. Quando finalmente apre bocca, nella nostra mente la sentenza è già stata scritta.

Per questo non basta ascoltare. Bisogna imparare a leggere l’animo. Non è una tecnica. È un esercizio di umiltà. Leggere l’animo significa accettare che una persona non coincide con ciò che mostra nei primi trenta secondi. Il ragazzo arrogante potrebbe essere terrorizzato dal giudizio. La donna che sorride a tutti potrebbe tornare a casa e sentirsi invisibile.

Chi alza la voce, spesso, sta solo cercando disperatamente qualcuno che riesca a vedere la paura che tiene nascosta. Il nostro tempo ci ha resi velocissimi nel decifrare immagini e lentissimi nel comprendere esseri umani. Bastano tre secondi su un social per decidere se qualcuno ci piace. Bastano due titoli per sentirci esperti di una guerra. Bastano poche parole per condannare una persona. Abbiamo trasformato l’impressione in verità e la velocità in competenza.

Ma l’animo ha un difetto: non si lascia fotografare. Va attraversato. Le persone sono come certi libri antichi. La copertina racconta poco. Le pagine più importanti non sono all’inizio. E spesso il capitolo decisivo è quello che nessuno ha avuto la pazienza di leggere. Forse è anche per questo che ricordiamo alcune persone per tutta la vita. Non perché ci abbiano dato consigli straordinari. Ma perché, in mezzo a una folla di giudici, hanno scelto di essere esploratori. Hanno visto in noi qualcosa che nemmeno noi riuscivamo a vedere. È una forma rara di intelligenza. E anche di amore.

La prossima volta che incontrerai qualcuno, prova a fare una cosa controcorrente: rimanda il giudizio. Lascia che il suo silenzio parli quanto le sue parole. Guarda ciò che non riesce a dire. È lì che abita la parte più vera. Perché il dramma non è vivere circondati da persone che non ci ascoltano. Il dramma è incontrare qualcuno che ha già deciso chi siamo… senza aver mai avuto il coraggio di leggere la nostra anima.

Ha conseguito la licenza in teologia spirituale e in teologia morale presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale di Napoli. E’ stato recensionista per la rivista Il Cooperatore Paolino, docente di teologia spirituale presso l’Istituto Diocesano di Scienze Religiose dell’Arcidiocesi di Amalfi-Cava de’ Tirreni, direttore editoriale del mensile diocesano Fermento, bioeticista nel Comitato Etico dell’ASL Salerno. E’ cultore di materie filosofiche e teologiche, docente di I.R.C. in alcune Scuole Superiori di Cava de’ Tirreni e Presidente del sodalizio Cavalieri della Bolla Pontificia.

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