Hong Kong, dubbi sul secondo lockdown. Cosa succede davvero?

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L’onda lunga del coronavirus viaggia spedita sulle informazioni dalle quali giornalmente siamo bombardati e che spesso fomentano in noi ansie e paure.

E’ di pochi giorni fa la notizia rimbalzata su tutti i maggiori quotidiani nazionali che Hong Kong sarebbe stata costretta a un nuovo lockdown causato da una comparsa improvvisa di nuovi casi positivi. Venerdì 27 marzo a Hong Kong sono stati accertati 65 nuovi casi di coronavirus in 24 ore. La notizia è rimbalzata in un attimo anche da noi ed è stata riportata come “monito per tutti quei Paesi – tra cui anche l’Italia – che con il calo dei contagi pensano di tornare subito alla normalità”.

“Dopo due mesi di lockdown praticamente totale, dal 15 di marzo i cittadini di Hong Kong avevano ripreso la loro vita quotidiana, i mezzi pubblici erano tornati a circolare, potevano uscire per fare passeggiate e bar e ristoranti avevano riaperto”, si legge sui giornali.  “Ma ora, con i nuovi casi registrati è di nuovo emergenza, tanto che è stata decisa una nuova serrata”. Quindi nuovamente restrizioni ai negozi, agli uffici, ai mezzi pubblici e alle attività di ritrovo sociale come ristoranti e locali notturni.

“Bar e pub vengono chiusi da venerdì 3 aprile, per 14 giorni – si legge sui giornali – i locali pubblici che non chiuderanno dovranno far usare le maschere al personale e controllare la temperatura dei clienti. Nei ristoranti di Hong Kong, per i prossimi 14 giorni, sono ammessi tavoli con un numero massimo di 4 avventori: è stato rilevato infatti che la distanza ravvicinata a tavola riaccende focolai”.

Ma chi vive lì smentisce queste informazioni. Il sito online GreenMe.it riporta la testimonianza di un’italiana emigrata a Hong Kong quattro anni fa: ““Sto leggendo articoli sui principali quotidiani con informazioni completamente sbagliate sulla situazione in Hong Kong. Non ce n’è neanche una corretta! Ma quando mai hanno chiuso i ristoranti? E i parchi chiusi? Ma dove?!? Quanto ai mezzi pubblici, questi ultimi sono operativi da sempre! Non sono mai stati interrotti. Si lavora in smart working, ma in ufficio si può andare, se si vuole”. E continua: ““E le passeggiate? Nessuno ha davvero il divieto uscire, né prima né adesso. Possiamo farlo! Ma per coscienza civile, restiamo per lo più a casa (io non faccio uscire neanche i bambini). Resta comunque una scelta personale e non imposta. Non siamo in lockdown, siamo solo in modalità “warning”, allerta. I karaoke, chiusi per un cluster di contagio, completano la lista delle nuove restrizioni”.

La notizia di una seconda quarantena a Hong Kong ha scatenato un’onda di panico sui social ed ha spinto la showgirl Heather Parisi, che vive lì da molti anni, a chiarire la situazione. Nel suo post si legge: “Vorrei fare un po’ di chiarezza dopo aver letto su alcuni quotidiani italiani notizie inesatte (parecchio inesatte) relative alla situazione a Hong Kong, in particolare con riferimento alla presunta riapertura di uffici, negozi e fabbriche (ma quali fabbriche ci sono a Hong Kong?!?) e a una seconda quarantena“A HK non c’è mai stata nemmeno una “prima” quarantena intesa come obbligo per i cittadini di rimanere a casa. E non c’è nemmeno ora una seconda” “A HK – continua la showgirl – non sono mai state chiuse le attività commerciali di alcun genere. E non sono chiuse nemmeno ora. A HK non sono mai stati chiusi gli uffici, ma è stata invitata la cittadinanza a lavorare da casa laddove era possibile e quindi su base esclusivamente volontaria. A HK non sono mai stati chiusi i ristoranti. Dal 27 marzo è stato introdotto l’obbligo di diminuire del 50% la capienza dei coperti, di rispettare la distanza di un metro e di non preparare tavoli con più di 4 persone. Le scuole sono chiuse dal 24 gennaio. Sono in vigore alcune attenzioni e precauzioni come quelle della misurazione della temperatura nei punti di accesso ad edifici pubblici e privati, la igienizzazione dei trasporti pubblici. A Hong Kong l’uso della maschera è consigliato ma non è obbligatoria anche se la totalità della popolazione la indossa fin dall’inizio dell’epidemia. Dalla settimana scorsa, a seguito dell’esplosione di qualche centinaio di casi, quasi tutti riferiti a persone rientrate a Hong Kong, il governo ha deciso di introdurre l’obbligo di quarantena per chiunque arrivi a Hong Kong dall’estero e di chiudere i luoghi pubblici e privati destinati ad attività sportive”.

Infine, un monito: “Credo che sia compito di chi fa informazione di verificare fonti e notizie prima di pubblicarle. A meno che l’unico compito sia quello di indirizzare l’opinione pubblica verso determinati stati d’animo”.

 

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