scritto da Francesco Angrisani - 18 Settembre 2026 09:59

Graziella Ra: la storia di un antico grano tra memoria, ricerca e territorio

All’origine della vicenda ci sono pochi chicchi ricevuti negli anni Settanta e un lungo lavoro di moltiplicazione e conservazione del seme

La storia del Graziella Ra è legata al recupero di un antico grano e a una vicenda che intreccia agricoltura, biodiversità e memoria della Seconda guerra mondiale. Il nome identifica una varietà di grano Khorasan oggi coltivata nell’ambito della filiera biologica di Girolomoni.

All’origine della vicenda ci sono pochi chicchi ricevuti negli anni Settanta e un lungo lavoro di moltiplicazione e conservazione del seme.

L’origine del grano

Secondo il racconto pubblicato da Girolomoni, nel 1974 Paride Allegri ricevette da un uomo che si presentò come archeologo alcuni chicchi di grano, presentati come provenienti da un’antica tomba egizia.

All’uomo fu chiesto di moltiplicare il seme e, nel caso fosse riuscito nell’impresa, di chiamare il grano Graziella, in memoria della figlia del misterioso archeologo, morta prematuramente.

La moltiplicazione richiese diversi anni. Il grano passò attraverso più coltivatori e arrivò successivamente a Girolomoni, che ottenne il primo raccolto nel 1980.

Una parte del materiale genetico fu in seguito conservata e coltivata anche dalla cooperativa La Terra e il Cielo. Nel 2000 Girolomoni recuperò un sacco nel quale il grano era mescolato con orzo. Dalla cernita furono ricavati circa 1,5 chilogrammi di chicchi, dai quali riprese la moltiplicazione della varietà.

Il collegamento con Graziella Fanti

La storia del nome si intreccia successivamente con quella di Graziella Fanti, una ragazza di 17 anni uccisa dai nazisti nel 1944 a Le Piastre, nell’Appennino pistoiese.

Nel 2004 Girolomoni racconta di aver letto sul Corriere della Sera un articolo dedicato alla giovane. Secondo la ricostruzione riportata, Graziella Fanti fu fermata mentre trasportava un cesto di panni e sospettata di nascondere viveri destinati ai partigiani.

La coincidenza con il nome attribuito al grano decenni prima spinse Girolomoni a collegare le due vicende.

È però necessario distinguere il racconto aziendale dalla certezza documentaria: il testo Girolomoni non dimostra che l’uomo che aveva consegnato i chicchi ad Allegri fosse il padre di Graziella Fanti. L’identità del misterioso archeologo non risulta infatti definitivamente accertata. Il legame tra il grano e la giovane donna rimane quindi parte della storia e della memoria associata alla varietà, ma non può essere presentato come una parentela storicamente dimostrata.

Il significato di “Ra”

Alla denominazione Graziella venne aggiunto Ra, riferimento al dio solare dell’antico Egitto.

La scelta richiama la tradizione egizia evocata nel racconto sull’origine dei chicchi e il ruolo simbolico del sole nel ciclo della vita e della coltivazione.

La denominazione Graziella Ra riunisce quindi il nome attribuito originariamente al grano e il riferimento alla cultura egizia associata alla sua storia.

La classificazione del grano

Il Graziella Ra è identificato come grano Khorasan. Appartiene al genere Triticum e alla specie Triticum turgidum.

Nella documentazione Girolomoni del 2017 la classificazione della sottospecie veniva presentata con una certa cautela: erano indicate diverse possibilità tassonomiche e si sottolineava che, al di là della classificazione, si trattava di una popolazione di frumento duro.

Nella documentazione aziendale più recente il Graziella Ra viene invece identificato come Triticum turgidum turanicum.

Questo passaggio è rilevante perché evita di attribuire retroattivamente al documento del 2017 una classificazione che nella fonte dell’epoca non veniva presentata come definitiva.

Il recupero e la coltivazione

Il recupero del Graziella Ra si inserisce nel lavoro di conservazione e valorizzazione della biodiversità agricola sviluppato da Girolomoni.

La varietà è stata progressivamente moltiplicata a partire dalle piccole quantità di seme disponibili e inserita nella produzione aziendale. La linea è entrata nel catalogo Girolomoni nel 2005, insieme a quella ottenuta dal grano duro Senatore Cappelli.

La coltivazione interessa aziende agricole situate tra Marche e Umbria, con una particolare concentrazione nell’area di Isola del Piano e nei territori circostanti le strutture produttive dell’azienda.

Una vicenda agricola e documentaria

La storia del Graziella Ra presenta dunque due piani distinti.

Il primo è quello agricolo: il recupero di un antico grano, la moltiplicazione di un seme inizialmente disponibile in quantità molto ridotte, la conservazione della varietà e il suo successivo inserimento in una filiera biologica.

Il secondo è quello storico e memoriale: il nome Graziella, la vicenda della giovane Graziella Fanti e il possibile collegamento con l’uomo che, negli anni Settanta, consegnò i primi chicchi a Paride Allegri.

Su quest’ultimo punto è importante mantenere la distinzione tra ciò che Girolomoni racconta come origine della propria ricerca e ciò che è storicamente documentato. La parentela tra Graziella Fanti e il misterioso archeologo non risulta infatti provata nella fonte aziendale.

La storia del Graziella Ra rimane così legata a un percorso iniziato con pochi chicchi e proseguito attraverso il lavoro agricolo, la conservazione della biodiversità e la ricerca di una memoria rimasta, almeno in parte, senza una definitiva risposta.

Cavese, dopo la maturità scientifica prosegue gli studi in Economia e Commercio, ma è il mondo del volontariato a segnare in modo decisivo il suo percorso umano. Fin dal 1980 si impegna nell’associazionismo ambientalista, muovendo i primi passi nel M.A.P.A.N. (Movimento Anticaccia Protezione Animali Natura), con cui promuove campagne di sensibilizzazione contro la strage dei cuccioli di foca destinati all’industria delle pellicce. Il suo impegno civile si amplia con iniziative di respiro internazionale, tra cui la raccolta firme a sostegno della candidatura di Nelson Mandela al Premio Nobel per la Pace. Per quasi un decennio dedica tempo ed energie alla tutela dei cani abbandonati, collaborando con un ricovero situato tra Vietri sul Mare e Molina, occupandosi dell’assistenza agli animali e della sensibilizzazione sul tema del randagismo. Parallelamente porta avanti un percorso politico locale, diventando consigliere della Prima Circoscrizione di Cava de’ Tirreni nella Lista Verde Alternativa, con un’attenzione particolare alla tutela ambientale e alla partecipazione civica. La sua vocazione per uno stile di vita sostenibile si traduce anche in un progetto imprenditoriale: è cofondatore de L’Orto Biologico, negozio specializzato in alimenti biologici che da quasi quarant’anni promuove un’alimentazione sana, il consumo consapevole e il rispetto dell’ambiente.

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