scritto da Nino Maiorino - 18 Maggio 2024 07:04

Francia, vietato lo smartphone a chi ha meno di 11 anni

Il 30 aprile abbiamo pubblicato un articolo dal titolo “Florida: i social vietati ai minori di 14 anni”

( https://www.ulisseonline.it/controluce/florida-i-social-vietati-ai-minori-di-14-anni/ )

riguardante il divieto, adottato dallo stato della Florida, di utilizzo degli smartphone da chi ha meno di 14 anni.

Nella stessa giornata in Francia il Presidente Emmanuel Macron ha proposto un analogo provvedimento, riducendo l’età a 11 anni.

In Florida il divieto è già legge, in Francia è solo una proposta che dovrà essere approvata dal Parlamento.

Il problema è sentito in tutte la società occidentali più avanzate, perché è sotto gli occhi di tutti l’utilizzo e l’abuso che si fa dello smartphone, a tutte le età.

Ma ai maggiorenne non si può impedire di fare ciò che vogliono sia perché è un diritto costituzionalmente garantito, in Italia come altrove, sia perché sono meno fragili.

Ai minori, invece, si può imporre un limite in quanto sembra sia stato scientificamente dimostrato che fino ai 14 anni siano molto vulnerabili e l’uso-abuso che fanno degli smart li danneggia fisicamente e psichicamente: ed è su questo che è fondata la legge della Florida e la proposta del Presidente Macron.

Ecco perché Macron propone di vietare lo smartphone a chi ha meno di 11 anni e di consentire l’utilizzo dei social agli under 15.

Queste limitazioni, riportate dal quotidiano Avvenire, prevedono anche la proibizione dei cellulari ai bimbi sotto i 3 anni, e arrivano da una Commissione varata dal presidente Macron che ha studiato l’iper-connessione dei minori e i danni che essi subiscono.

Se i social e gli altri nuovi media non intendono bonificare il loro approccio verso i più giovani, allora occorre regolamentare, anche per legge, l’uso che questi ultimi fanno dell’universo digitale.

Fra le grandi nazioni europee, la Francia si conferma così in prima linea nel complicato e incerto tentativo di contrastare le nuove insidiose dipendenze giovanili derivanti dagli schermi per contenere gli effetti devastanti della cyber-pornografia, della violenza, e tanto altro.

«I nostri ragazzi sono divenuti una mercanzia», si legge nel duro rapporto della prestigiosa commissione di esperti, richiesto del presidente Macron e consegnatogli pochi giorni prima della presentazione, che chiede senza mezzi termini di vietare ogni accesso agli schermi ai bimbi che non hanno compiuto 3 anni, così come l’uso degli smartphone agli under 11.

Un giro di vite che per la commissione dovrebbe cominciare risolutamente dal mondo scolastico. Il rapporto denuncia in modo circostanziato e scientificamente documentato le conseguenze per la salute dei ragazzi.

Gli esperti si dicono «scossi davanti al ventaglio delle subdole strategie per catturare l’attenzione di bambini e ragazzi, perseguite senza scrupoli da numerosi vettori di contenuti, senza interventi correttivi sostanziali da parte dei fornitori d’accesso. Si tratta di strategie usate per rinchiudere i ragazzi in una relazione con gli schermi, per controllarli, risospingerli, monetizzarli, colonizzandone l’attenzione».

Fra gli effetti nocivi degli schermi, spiccano per frequenza i disturbi del sonno, accanto all’obesità indotta dalla crescente sedentarietà. Sui giovani già «vulnerabili», l’uso e abuso dei social è inoltre fra le cause avverate d’ansia e depressione.

Un allarme particolare, poi, viene espresso per l’esposizione a contenuti violenti e pornografici.

I bambini fra i 3 e i 6 anni, sottolinea il rapporto, dovrebbero avere un accesso «fortemente limitato» agli schermi, solo per fruire di «contenuti di qualità educativa», comunque con l’accompagnamento di almeno un adulto.

Smartphone e televisori, inoltre, dovrebbero sparire dai reparti ospedalieri di maternità, ma anche da asili e scuole materne.

Molto stringenti, almeno rispetto a comportamenti divenuti quasi ordinari, sono le raccomandazioni per la prima adolescenza: l’uso del telefono portatile solo dopo gli 11 anni, ma senza Internet, che potrà essere integrato solo dai 13 anni. Per i social accessibili dagli smartphone, invece, via libera solo dai 15 anni, limitandoli ai soli social «etici», che applicano concretamente regole deontologiche.

I poteri pubblici dovrebbero poi investirsi in una lotta mirata senza quartiere contro i cosiddetti servizi «predatori», come quelli che spingono i ragazzi a ingurgitare incessantemente nuovi video attivati automaticamente. Fra le piste suggerite, un settaggio più intuitivo dei parametri, come le funzioni di controllo riservate ai genitori.

I professionisti della sfera digitale, insiste il rapporto, «non hanno per priorità la protezione infantile», ma l’espansione di una «economia della captazione» dell’attenzione dei più giovani, proprio mentre tanti genitori si ritrovano nel frattempo spiazzati.

Il governo intende avanzare su questa strada, come ha spiegato ieri il premier Gabriel Attal, per il quale la scuola pubblica deve cominciare «spazzando davanti alla sua porta».

L’esecutivo francese sosterrà dunque una proposta di legge in materia, già depositata dai due deputati neogollisti Annie Genevard e Antoine Vermorel-Marques.

Questo in Francia che, come sempre, si pone all’avanguardia.

E qui da noi? Sembra che nessuno si sia posto il problema, nessuno ne parla, impera il fai da te: i genitori sembrano indaffarati in altre vicende, la scuola si limita a impedire l’accesso nelle aule degli smart, il governo è alle prese con problemi economici, di bilancio e di coalizione.

E così pochi badano alla salute morale e fisica dei nostri pargoli.

 

 

 

 

 

 

 

 

Classe 1941 – Diploma di Ragioniere e perito commerciale – Dirigente bancario – Appassionato di giornalismo fin dall’adolescenza, ha scritto per diverse testate locali, prima per il “Risorgimento Nocerino” fondato da Giovanni Zoppi, dove scrive ancora oggi, sia pure saltuariamente, e “Il Monitore” di Nocera Inferiore. Trasferitosi a Cava dopo il terremoto del 1980, ha collaborato per anni con “Il Castello” fondato dall’avv. Apicella, con “Confronto” fondato da Pasquale Petrillo e, da anni, con “Ulisse online”.

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