Sondaggio SWG: gli italiani e la loro percezione della ripresa economica

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foto Angelo Tortorella

La ripresa dell’economia italiana c’è o è solo propaganda? E’ questa la domanda di fondo che si sono posti i ricercatori dell’istituto SWG  nel sondaggio effettuato nelle scorse settimane e pubblicato alcuni giorni fa con il titolo “La ripresa economica inizia a farsi sentire”.

“I segnali  di ripresa economica  si iniziano ad  avvertire e coinvolgono  anche il quadro occupazionale. A certificare il movimento positivo, questa volta -scrivono gli analisti di SWG-  non è l’andamento del Pil o le valutazioni dei vari centri economici internazionali, ma la percezione diretta e quotidiana degli  italiani”.

Dal campione degli italiani intervistati emerge che il pessimismo è sceso di 7 punti percentuali, al contrario cresce l’ottimismo con  il 43% degli  italiani  che  avverte  sintomi  di  ripresa  economica (erano  il  38%  nel settembre 2016).

“Non siamo di fronte a un’inversione  complessiva di tendenza -spiegano i ricercatori- ma a una lenta, costante e positiva risalita del clima  di fiducia. Nell’autunno 2016, il 64% degli italiani era  pessimista e  non vedeva alcuna  ripresa all’orizzonte”.

“Al  fianco della  ripresa  dei consumi -scrivono ancora nella loro analisi- le persone osservano, nelle loro relazioni quotidiane, l’affievolirsi delle apprensioni, delle paure e dei timori”.

Insomma, i segnali di miglioramento delle condizioni economiche del Paese di sicuro c’è, ma non c’è una vera e propria inversione di rotta.

E’ chiaro anche, però, che la percezione del miglioramento è avvertita dai segmenti sociali più forti, come è in parte il caso del ceto medio, oppure, da un punto di vista territoriale, dai cittadini del Nordovest rispetto al Sud dove però comunque vengono colti senali positivi.

“A sostenere e  rafforzare il senso di miglioramento  dell’economia -evidenziano i ricercatori di SWG- c’è anche la sensazione di un cambio di passo sul fronte occupazionale. Nel 2015 solo il 19% degli italiani affermava di conoscere persone che avevano trovato lavoro;  oggi, questa quota è balzata in avanti di 9 percentuali, portando la media al 28%”.

Anche in questo caso ci sono delle differenze territoriali, va meglio il Nordest (37%), ma segnali positivi provengono anche dal Sud (29%), ma anche di classi sociali, in ragione del fatto che i ceti più bassi non vedono segnali di miglioramento significativi.

“Se passiamo dai dati di pura percezione, al quadro del vissuto  delle famiglie -proseguono- il miglioramento del trend economico è ancora più evidente. Rispetto al 2013 il numero delle famiglie in difficoltà è in decisa discesa. I nuclei familiari che stentano a pagare le  bollette di luce, acqua e gas sono in netto calo (-10%) e sono passa dal 40% del 2013 al 30% di oggi. Ancora più evidente (-14%) è la diminuzione della quota di famiglie costrette a fare rinunce sugli acquisti non alimentari”.

In breve, la percezione della crisi economica è meno forte e angosciante, in altre parole, siamo usciti dal buco nero in cui ci eravamo ficcati fino a poco tempo fa, ma siamo appena all’inizio di un miglioramento che è ad oggi appena accennato.

“Certo -affermano gli analisti di SWG- l’onda lunga della crisi fatica ad abbandonare i nostri lidi, ma la via della ripresa sembra tracciata. Una nuova  stagione di sviluppo, oggi,  sembra possibile, anche  se il cammino appare ancora irto e lungo”.

In conclusione, l’economia italiana comincia a respirare, ma gli italiani continuano a galleggiare perché ancora non hanno sufficiente forza per nuotare.

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