E-commerce, durante il lockdown nati 1,3 milioni di nuovi consumatori digitali

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Il lockdown ha messo gli italiani di fronte all’unica soluzione possibile: adottare il web e utilizzarlo in modo più imponente e consapevole rispetto al recente passato. Dal punto di vista della digitalizzazione, il nostro paese è ancora molto indietro se messa a confronto con le medie europee, anche se la quarantena ha permesso all’Italia di fare un poderoso balzo in avanti. Le aziende sono state infatti costrette a trovare delle soluzioni alternative, così come i consumatori, che all’improvviso si sono resi conto dell’enorme potenziale del web. Non a caso, nel giro di pochi mesi sono nati 1,3 milioni di nuovi consumatori digitali: quanto l’Italia avrebbe collezionato in 10 anni, stando ai trend pre-quarantena.

10 anni in pochi mesi: il digitale ringrazia il lockdown

Supermercati con file chilometriche e accessi ridotti, aziende chiuse, strade bloccate: una situazione che ha spinto gli italiani a cercare nuove opzioni di acquisto, naturalmente tramite il web. E gli e-commerce ringraziano, considerando che in pochi mesi di lockdown lo sviluppo avuto dal settore è stato oltre ogni immaginazione.

Certo, la situazione relativa alla confidenza con il digitale resta comunque insufficiente, ma almeno è stata posata una bella pietra su un percorso che – d’ora in avanti – non potrà far altro che crescere ulteriormente. Lo conferma la ricerca pubblicata da Netcomm, che ha appunto evidenziato questa profonda evoluzione 2.0 dei modelli di consumo delle famiglie italiane. Di contro, come anticipato, c’è ancora molta strada da fare: sono poche le aziende in grado di sfruttare questa onda digitale, in quanto mancano spesso le competenze settoriali.

La nuova missione per il futuro, quindi, è accelerare anche sotto questo fronte.

Aumentano gli acquisti digitali ma anche i controlli

I consumatori si spostano in massa su Internet, dunque il pericolo relativo alle truffe online diventa più attuale che mai. Durante il lockdown, infatti, sono aumentati anche i controlli antifrode, con lo scopo di proteggere gli utenti dagli e-commerce truffa. Ma per quanto questi controlli continuino ad essere essenziali, anche i consumatori possono tutelarsi da soli: siti come quello di iCRIBIS, ad esempio, permettono di fare velocemente diversi controlli relativi all’azienda presso cui stiamo effettuando acquisti, in modo tale da capire se sia affidabile o meno. Fra i dati da studiare si trova ad esempio il riferimento della partita IVA, visto che i negozi online che ne sono sprovvisti vanno evitati ad ogni costo.

Uno dei settori più scandagliati dagli organi anti-truffa, in particolare, è stato quello dell’agroalimentare, considerando che molti italiani sotto quarantena hanno deciso di virare su cibi più sani e salutari. Sono state numerose le speculazioni sventate dall’Ispettorato antifrode, segno che durante la quarantena in tanti hanno provato ad approfittarsene. Infine, fra gli altri comparti controllati con cura si trovano la filiera vitivinicola, quella olearia e quella casearia.

Nel corso della quarantena, i passi avanti fatti dal setttore e-commerce sono stati notevi ma, insieme a questo, deve cominciare a crescere anche l’attenzione e la consapevolezza degli utenti.

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