MUSICA Willy: il ritmo nel cuore

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Il suo nome è Guglielmo Pumpo ma ormai nell’ambiente artistico è conosciuto semplicemente come Willy -o meglio- Willy, il percussionista da discoteca.

Un uomo che ha saputo, con la sua spiccata creatività e dopo aver abbandonato la batteria per i bonghetti, reinventarsi un’attività nell’ambito della più nota e importante movida italiana, la riviera adriatica, abbandonando trent’anni fa la sua città natale, Napoli, e trasferendosi nel centro vitale ‘á la page’ del divertimento, in quella Milano Marittima che pulsa da sempre di VIP a iosa.

E appunto in questa lunga attività artistica, il cui “leitmotiv” è sempre stato il ritmo, Willy si è imposto come un artista indispensabile a fianco dei più noti dj italiani, come l’ultimo recentemente scomparso, Otto Casagrande, con cui ha saputo consolidare amicizia e professionalità, e cementando importanti amicizie del mondo dello spettacolo e dello sport, tipici frequentatori di quella particolare area geografica. Ed eccolo, quindi, a fianco di Bobo Vieri e Belen Rodriguez, da Ronaldo fino al grande Maradona, incrementando sempre più la sua notorietà e fama fino a farlo approdare sul palco del ‘Maurizio Costanzo Show’, in una peculiare performance percussionistica, cimentandosi ossia su un plafond di bicchieri di diverse dimensioni al ritmo sudamericano, riscuotendo un enorme successo soprattutto dal patron di casa.

 

Innanzitutto, c’è da dire che questo fine cesellatore di scansioni ritmiche è figlio d’arte, suo padre suonava la batteria negli chalet della Villa Comunale di Napoli, ma la carriera di Willy parte dagli anni ’70, periodo del boom dei complessi (così si chiamavano allora i gruppi musicali), con gli “Angeli del Settimo Cielo”, in cui suonava la batteria assieme ad altri validi elementi: Filippo Rizzelli (vocalist e chitarra ritmica), Tonino Perna (basso elettrico), Franco D’Aria (chitarra solista), e Gides (tastiere).

Furono anni di grande fervore artistico a Napoli per i diversi complessi che si affacciavano sulla ribalta musicale, e anche per Willy e soci ci fu l’evento fortunato di incidere il loro primo e unico 45 giri alla nota etichetta Fonit Cetra di via Mezzocannone, un disco dal titolo “Il bivio”, alquanto gettonato in diversi jukebox cittadini.

Tuttavia il grande salto non è mai avvenuto, forse anche per mancanza di quegli sponsor e manager che da sempre hanno decretato il successo di questo o quell’artista, e così il gruppo si sciolse e fu allora che l’eclettica creatività di questo giovane batterista partorì la decisione di partire per il luogo in cui pulsava forte la movida notturna.

Da Milano Marittima a lidi internazionali il passo non fu breve tuttavia arrivò puntuale. Grazie alle sue importanti frequentazioni ha conosciuto leader di gruppi che lo hanno cooptato al loro interno, come i Gypsy King, nonché a fargli avere ingaggi di grande rilievo internazionale come eventi per nomi di rilievo quali Ronaldo nella sua villa a Madrid.
Dunque Willy si è dimostrato, in tutti questi anni, uno dei più precoci, talentuosi e poliedrici batteristi campani tuttavia nonostante la sua bravura e virtuosismo sui tamburi per certi versi è stato sfortunato a non essere mai entrato in certi meccanismi dello showbusiness, men che mai nei circuiti televisivi che contano.

È risaputo che la bravura di un musicista non è più direttamente proporzionale al suo successo professionale, e quindi alla sua sopravvivenza. Sicuramente si è chiusa un’éra, la meritocrazia artistica è stata distrutta, e i musicisti, quelli veri, sono emarginati a tal punto da risultare dei pazzi, e poi scomparire. Uno che investe solo sulla sua bravura, non ha nessuna garanzia di riuscire a meno che, come nel caso eccezionale di Willy, si reinventa in altre vesti artistiche.

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Saggista e musicologo, è laureato in “Sociologia delle Comunicazioni di Massa”. Tra i suoi libri ricordiamo: Il Canto Nero (Milano, 1982), Trecento anni di jazz (Milano, 1986), Jazz moderno (Milano, 1990), Vesuwiev Jazz (Napoli, 1999), Il popolo del samba (Roma, 2005), Ragtime, Jazz & dintorni (Milano, 2007), prefato da Amiri Baraka, Una storia sociale del jazz (Milano 2014), prefato da Zygmunt Bauman, Saudade Bossa Nova (Firenze, 2017). Per i “Saggi Marsilio” ha pubblicato l’unica Storia del ragtime, in due edizioni (Venezia, 1984 e 1989) edita in Italia e in Europa. Ha scritto monografie: due su Frank Sinatra (Venezia, 1991) e The Voice – Vita e italianità di Frank Sinatra (Roma, 2011), e su Vinicio Capossela (Milano, 1993), Francesco Guccini (Milano, 1993), Louis Armstrong (Napoli, 1997), un paio di questi col contributo amichevole di Renzo Arbore e Gianni Minà. Collabora con la RAI, per la cui struttura radiofonica ha condotto diverse trasmissioni musicali, e per La Storia siamo noi ha contribuito allo special su Louis Armstrong. Tiene periodicamente stage su Civiltà Musicale Afroamericana oltre a collaborare con la Fondazione Treccani per le voci afroamericane. Tra i vari riconoscimenti ha vinto un Premio Nazionale Ministeriale di Giornalismo, ed è risultato tra i finalisti del Premio letterario Calvino per l’inedito. Per la narrativa ha pubblicato un romanzo breve per ragazzi dal titolo Easy Street Story, (Npoli, 2007), la raccolta di racconti È troppo tardi per scappare (Napoli, 2013), il romanzo epistolare Caro Giancarlo – Epistolario mensile per un amico ammazzato, (Terracina, 2014), che gli è valso il Premio ‘Giancarlo Siani’ 2014. È il direttore artistico del Festival Italiano di Ragtime e il suo sito è www.gildodestefano.it.

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