LIBRI & LIBRI Sulla pluralità dei mondi

0
21

“Ci sono moltissimi modi in cui un mondo potrebbe essere, e uno di questi è il modo in cui questo mondo è.Ci sono altri mondi che sono gli altri modi in cui le cose sono? Io dico di sì”.

Questo è il dato assiomatico, principe delle convinzioni di David K. Lewis, uno dei più illuminati filosofici del ‘900, scomparso appena sessantenne, che viene analizzato nel suo libro sulla pluralità dei mondi. Lewis, sostenitore accanito del ‘realismo modale’, nel suo voluminoso volume ci stimola alcuni quesiti del tipo: perché dovremmo ammettere cose indisciplinate come i mondi possibili in semantica e ontologia modale? Per esempio, perché siamo in grado di considerare situazioni logicamente impossibili, e di fare discriminazioni su cosa vi accade.

Sappiamo che la semantica a mondi per la logica minimale include mondi non-normali in cui il Terzo Escluso e l’ex falso quodlibet (il principio per cui una contraddizione implica qualsiasi cosa) falliscono. Ma il libro affronta soprattutto i fenomeni ‘modali’, quelli che riguardano i modi in cui la realtà si dà, quindi di determinare, tra le altre cose, che cosa sono, quali sono i loro costituenti (ovvero, le entità che li costituiscono: i cosiddetti possibilia) e le loro proprietà.

Lewis affronta pure il finzionalismo, e realismo, che ci ha lasciati con un numero di problemi aperti e di violazioni della massima di Revisione Minima e del Requisito di Accettabilità: una teoria basata su tre assunti: una semantica a mondi che include mondi impossibili, oltre a mondi possibili; l’ammissione di un Principio di Comprensione per oggetti in forma non ristretta, ma qualificata; e una nozione intuitiva di implicazione esistenziale per proprietà. Un libro per molti aspetti affascinante mentre per altri in bilico tra il fantastico e l’ermetico tuttavia necessario da leggere, soprattutto per chi è appassionato di certa cinematografia come l’ultimo nascituro Westworld.

David K. Lewis
Sulla pluralità dei mondi
Mimesis Edizioni, Milano 2020
pagg.448 – €. 26,00

Articolo precedenteDl Rilancio, Iannone attacca il Governo: “Esclusi da benefici il Vallo di Diano e Ariano Irpino”
Articolo successivoCovid-19, i casi in Italia alle ore 18 di ieri
Saggista e musicologo, è laureato in “Sociologia delle Comunicazioni di Massa”. Tra i suoi libri ricordiamo: Il Canto Nero (Milano, 1982), Trecento anni di jazz (Milano, 1986), Jazz moderno (Milano, 1990), Vesuwiev Jazz (Napoli, 1999), Il popolo del samba (Roma, 2005), Ragtime, Jazz & dintorni (Milano, 2007), prefato da Amiri Baraka, Una storia sociale del jazz (Milano 2014), prefato da Zygmunt Bauman, Saudade Bossa Nova (Firenze, 2017). Per i “Saggi Marsilio” ha pubblicato l’unica Storia del ragtime, in due edizioni (Venezia, 1984 e 1989) edita in Italia e in Europa. Ha scritto monografie: due su Frank Sinatra (Venezia, 1991) e The Voice – Vita e italianità di Frank Sinatra (Roma, 2011), e su Vinicio Capossela (Milano, 1993), Francesco Guccini (Milano, 1993), Louis Armstrong (Napoli, 1997), un paio di questi col contributo amichevole di Renzo Arbore e Gianni Minà. Collabora con la RAI, per la cui struttura radiofonica ha condotto diverse trasmissioni musicali, e per La Storia siamo noi ha contribuito allo special su Louis Armstrong. Tiene periodicamente stage su Civiltà Musicale Afroamericana oltre a collaborare con la Fondazione Treccani per le voci afroamericane. Tra i vari riconoscimenti ha vinto un Premio Nazionale Ministeriale di Giornalismo, ed è risultato tra i finalisti del Premio letterario Calvino per l’inedito. Per la narrativa ha pubblicato un romanzo breve per ragazzi dal titolo Easy Street Story, (Npoli, 2007), la raccolta di racconti È troppo tardi per scappare (Napoli, 2013), il romanzo epistolare Caro Giancarlo – Epistolario mensile per un amico ammazzato, (Terracina, 2014), che gli è valso il Premio ‘Giancarlo Siani’ 2014, e un e-book dal titolo Ballata e morte di un gatto da strada (Amazon, 2015), un romanzo storico sulla figura di Malcolm X, prefato da Claudio Gorlier, con postfazione di Walter Mauro, e supervisionato da Roberto Giammanco. È il direttore artistico del Festival Italiano di Ragtime e il suo sito è www.gildodestefano.it.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.