scritto da Rosa Montoro - 11 Giugno 2026 09:58

LIBRI & LIBRI Neve di Orhan Pamuk

La neve di questo romanzo nasconde i sentimenti, le contraddizioni di un popolo, quello turco

È la storia di un poeta, ka, innamorato di Ipek. Ka va a cercarla, in una piccola cittadina ai confini con la Russia, appena capisce che ha divorziato dal marito. Il ritorno di questo amore, cominciato ai tempi dell’università, avviene in un ambiente freddo, invernale, dove domina la neve e nasconde la drammaticità di un conflitto civile tra gli integralisti religiosi e i repubblicani al governo in una Turchia che cerca di avvicinarsi all’Europa.

Ka vive un amore che potrebbe renderlo finalmente felice. La vita si appoggia a lui senza peso, come quella neve, s’impone, gli dà una direzione obbligatoria, interrompe la sua strada e i suoi desideri e cancella con il suo candore ogni cosa.

“Ka era un poeta e in una poesia… Aveva scritto che anche nei sogni nevica… La neve scende fitta e silenziosa… Quella sensazione di innocenza e ingenuità che cercava appassionatamente da anni e, in un impeto di ottimismo, penso di potersi sentire al proprio agio in questo mondo. Dopo un po’ fece una cosa che non faceva da tanto tempo: si addormentò nel suo sedile”.  (Orhan Pamuk – NEVE – Editore Einaudi 2014 . p. 4)

La neve di questo romanzo nasconde i sentimenti, le contraddizioni di un popolo, quello turco (ancora più accentuate ai confini dalla questione curda). Non ci sono colpevoli sotto la neve, si cerca di sopravvivere, ma il cambiamento è già in corso. eppure l’uomo che li vive non vede, non può seguire gli sviluppi, non può capire cosa le sue azioni stanno nutrendo. L’innocenza della neve disorienta, appiattisce, confonde e nasconde, solo il sangue e la luce delle lampadine colorano la neve, rivelano l’affanno di cercare un senso, una “fede”. Lo scontro tra integralisti e repubblicani in quella fase della storia turca diventa una resistenza culturale, dove i portatori di libertà, i repubblicani, sono gli oppressori, sono quelli che impongono dall’alto il cambiamento di un popolo che non è ancora pronto ad accoglierlo.

“L’Europa è il nostro futuro nell’umanità… Dice tutta l’umanità invece dell’Europa, risponde l’integralista. l’Europa non è il mio futuro… Non penso assolutamente per tutto il tempo che vivrò di imitarli o considerarmi inferiore per essere simili a loro” (op.cit. p.291)

In che modo si può convincere un integralista che i cambiamenti democratici non gli porteranno via il senso della sua vita? In che modo si potrà convincere che non lo farà non sentire povero miserabile e senza la sua Fede?

Il potere di Istanbul è lontano e concentrato in mani avide, da loro arrivano parole: Europa, Occidente, umanità, democrazia. La guerra civile e  la repressione non da nessuna speranza. Intanto il poeta che arriva a Kars, piccolo paese ai confini con la Russia, si rende conto, a poco a poco, che l’innocenza percepita al suo arrivo è solo l’abbaglio di quel candore riflesso dalla neve e dal suo cuore innamorato e pieno di speranze.

La prima cosa che indaga a Kars è un’epidemia di suicidi do ragazze, schiacciate nella morsa feroce tra le regole integraliste e del divieto di portare il velo nelle scuole imposto dal governo repubblicano. La polizia tortura e uccide, impone queste le regole, diventando più feroce perché a Kars ci sono le elezioni comunali. Ka ufficialmente è andato nella cittadina per l’inchiesta giornalistica sui suicidi e cerca di portare a termine un articolo dedicato a questo fenomeno, ma rimane travolto dagli avvenimenti.

La neve nasconde ma non cancella e gli uomini non possono fare altro che aspettare il disgelo.

Ka, il poeta, è andato a Cars solo rivedere l’amore della sua vita, Ipek, e non solo lo rivede ma vive e momenti felici, dalla finestra della stanza I fiocchi di neve, per la prima volta, si colorano. È bastata la fioca luce di una lampadina a farli diventare arancione, gli faranno dimenticare l’angoscia e la frustrazione, lo concentreranno sul ritorno a questo amore mai assopito, accompagnato da una canzone italiana: Roberta di Peppino di Capri.

“Lo sai, non è vero
Che non ti voglio più
Lo so, non mi credi
Non hai fiducia in me

Roberta ascoltami
Ritorna ancora ti prego
Con te ogni istante
Era felicità“…

 

“Questa serenità somiglia anche al silenzio che precede una poesia, quando tutto il senso del mondo appare completamente spoglio e si prova un grande entusiasmo. In questo momento di felicità… Gli sembra di poter rivelare il senso del mondo come un bambino che sta per imparare a parlare”. (op.cit. p. 281)

Imparare a parlare, cercare una voce comune, non impegnare la nostra energie a tagliare lingue che dicono quello che non ci fa piacere sentire. È questo che dobbiamo comprendere ancora del nostro tempo storico? A Kars il dolore diventa sangue sulla neve e confonde ancora di più una popolazione che non capisce dove sta andando e al disgelo potrà contare solo i corpi e le macerie prima di ricominciare. La guerra lascia solo questo.

Rosa Montoro è nata a Sarno e vive a Cava de’ Tirreni, laureata in Sociologia lavora in un ente pubblico, è sposata e ha due figlie. Ha ricevuto vari premi per la poesia, nel 2017 ha pubblicato "La voce di mia madre", una raccolta di poesie inserita nel catalogo online “Il mio libro” – Gruppo editoriale Espresso. Per la narrativa è stata premiata nel 1997 per il racconto "Il cielo di Luigino" pubblicato nel testo collettaneo “Nuovi narratori campani” dell’editore Guida di Napoli. Lo stesso editore ha pubblicato nel 2000 il romanzo breve "Il silenzio della terra" premiato nel 2001 al Concorso Europeo di narrativa “Storie di Donne” FENAL circoli europei liberi, secondo premio. Infine, "Il Circolo degli illusi", edito da Oedipus - 2018.

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