L’ARCHRITICO Fenesta vascia abusiva

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Tra le migliaia finestre abusive di Napoli, una è più nota delle altre.

Si trattò di sacrilegio quello commesso dall’inquilino che nel 1998 osò aprire una finestra (in realtà due) al piano basso sullo slargo di via De Deo nel cuore dei “quartieri spagnoli”.

Perché quell’apertura nel bagno decapitava il murales di Maradona dipinto nel 1990, nella primavera del secondo scudetto partenopeo.

Un ingenuo manga-Maradona, realizzato dal giovane Mario Filardi, che arrampicato su un ponteggio di fortuna riprodusse Diego copiandolo da una piccola foto.

Finché, trascorsa la festa e decaduto il blasone sportivo, si consumò la decapitazione.

Non fu semplice abuso edilizio ma lesa maestà, apostasia, vilipendio.

Il compianto Roberto Murolo avrebbe cantato: “Fenesta vascia ‘e padrona crudele. Quanta suspire mm’haje fatto jettare”.

A sanare il sentimento popolare furono gli abitanti del quartiere d’intesa col nuovo proprietario dell’appartamento, Ciro (mai nome fu più emblematico) che a murales sbiadito, incaricarono un artigiano del luogo, Salvatore Iodice, di porre rimedio.

E Iodice, realizzata una tapparella lignea, ricopiò il viso andato perduto.

Gli addetti ai lavori direbbero esempio perfetto di “restauro stilistico”. Facilmente filologico, considerate la freschezza delle fonti iconografiche.

Ma solo un anno dopo i napoletani, che già spalancarono le chiese austere alle liturgie barocche, offrirono allo street artist Francisco Bortolotti, argentino anch’egli, la possibilità di dare al volto del Diego un aspetto più realistico.

Accantonato lo storicismo, via libera al “restauro estetico”.

Discipline più attinenti all’arte che all’edilizia.

Ciro, che non teme problemi di aerazione, sostiene che non aprirà mai più la finestra del bagno, oramai condonata dal tribunale della fede calcistica.

Anche per non scontentare i pellegrini che si recano in via De Deo, raccogliendosi in contemplazione e preghiera dinanzi alla fenesta vascia abusiva.

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(Foto tratta da finestresullarte.info)

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