L’ANGOLO DELL’ANIMA La straordinaria esperienza della bellezza

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La bellezza è un esperienza assolutamente soggettiva che esprime una relazione tra un oggetto e un soggetto dotato di sensi e capacità di intelletto.

Se la realtà oggettiva esiste anche senza un testimone umano, non altrettanto si può affermare della bellezza: senza una mente che la coglie non c’è bellezza.

Ci appare bello ciò che ci sembra in grado di poter soddisfare un nostro bisogno o scopo. In questo modo si spiega la diversità individuale, storica e culturale del giudizio di “bello”.

Se alcune cose appaiono belle quasi a tutti e ci fanno pensare all’esistenza di una bellezza oggettiva è semplicemente perché apparteniamo tutti alla specie umana e condividiamo un’ampia parte dei nostri scopi, primi fra tutti quelli inerenti la sopravvivenza.

Seguendo questa prospettiva di equilibrio tra universalità ed individualità si potrebbero elencare una serie di bisogni comuni degli esseri umani, fisici e psicologici, che si personalizzano in ogni individuo e per ciascuno di essi immaginare un certo tipo di bellezza, consistente nell’aspettativa che la relazione con quell’oggetto possa portare alla soddisfazione di quel bisogno.

Già secondo Freud, la bellezza ha il compito di tenere l’apparato psichico in uno stato di costante contenuta eccitazione. Prima che effettivamente lo faccia: la bellezza è l’anticipazione, la promessa, l’aspettativa di un soddisfacimento.

La bellezza, ci fa intuire la possibilità dell’appagamento di un desiderio o di un bisogno profondo senza che questo avvenga veramente.

Percepire una bellezza equivale ad avvertire una mancanza e la possibilità di colmarla.

I canoni di bellezza vantano una duplice origine biologico/ereditaria e culturale. Questi ultimi sono certamente più universali e prioritari sopratutto per quanto riguarda la bellezza fisica e la connessa appetibilità sessuale a scopo riproduttivo.

Pur privilegiando in queste riflessioni un approccio soggettivistico e relazionale al tema del bello è doveroso darne una definizione quanto più possibile oggettiva.

E riferiamoci alla varietà del bello, opposta all’uguaglianza e alla monotonia e ciò forse in relazione al fatto che tutti i nostri organi di senso apprezzano sopratutto le differenze, i cambiamenti, le discontinuità.

O la regolarità, che mitiga la varietà stessa e trasmette il rassicurante senso di prevedibilità e familiarità, tanto caro soprattutto ai bambini. E la semplicità, che consente di afferrare tutto l’oggetto con un solo atto percettivo.

Fino alla grandezza, come quantità e abbondanza, che talvolta si immerge, in particolare per quanto riguarda la bellezza femminile, nella tensione armonica tra gli opposti.

E proprio come come già sosteneva Eraclito :“se esistono nell’universo degli opposti, delle realtà che paiono non conciliarsi, come l’unità e la molteplicità, l’amore e l’odio, la pace e la guerra, la calma e il movimento, l’armonia tra questi opposti non si realizzerà annullando uno di essi, ma proprio lasciando vivere entrambi in una tensione continua. L’armonia non è assenza bensì equilibrio di contrasti”.

A noi come individui e come specie in fondo il senso della bellezza, consistendo in una valutazione spontanea immediata e complessiva della positività di qualcosa è la strada maestra verso la vita.

Ai giovani potremmo dire seguite la bellezza” e vivrete a lungo felici

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