L’ANGOLO DELL’ANIMA DOC da Contaminazione e Coronavirus

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Il nuovo Coronavirus, o Covid-19  ha provocato forti ansie e paure nella popolazione.

E’ la prima volta, infatti,  che la nostra generazione affronta una situazione di questo tipo. Ci siamo trovati improvvisamente di fronte ad una totale rottura della routine, delle abitudini, in cerca di rassicurazioni e indicazioni su cosa fare per salvare la nostra vita.

Tutto ciò ha portato, in chi viveva il quotidiano in modo ordinato e routinario, a sperimentare un’ulteriore destabilizzazione.

Chi soffriva di disturbi di personalità, ansia o disturbi depressivi ed era abituato quotidianamente  a vivere il disagio generato dal proprio disturbo, facendo fatica ad inserirsi nella routine normale, incredibilmente è stato meglio.

Il disagio invece più condizionato dalla attuale emergenza sanitaria da Covid-19 è stato il Doc da Contaminazione.

Chi soffre di questo disturbo, già in periodi non a rischio epidemia come quello attuale, ha sperimentato una particolare forma di disturbo ossessivo compulsivo (DOC) consistente nell’esigenza continua e compulsiva di lavarsi e decontaminarsi. Il terrore è appunto quello di un potenziale contagio, sia mediante agenti patogeni (virus, batteri, particolari alimenti), sia mediante agenti presenti nell’ambiente.

Le ossessioni di contaminazione e le relative compulsioni di pulizia possono essere così intense da portare a comportamenti veramente esasperati, al punto da essere eccessivi, amplificati, scollegati da un piano di realistico allarme per il rischio temuto.

Questi comportamenti sono compulsivi, e quindi quasi impossibili da trattenere: la persona si sente assolutamente impossibilitata a non farli, pena il vivere un intenso stato di ansia e di disagio.

Chi soffre di DOC è in primis una persona apprensiva e ansiosa, che è dominata da uno schema difensivo basato sulla percezione di estrema vulnerabilità da parte del mondo esterno.

Ovvio che in una situazione di emergenza sanitaria come quella attuale e con le misure necessarie messe in atto dalle istituzioni per contenere il rischio contagio, il peggiore timore per un paziente affetto da DOC da contaminazione si è trasformato in realtà.

Essendo stati costretti a rimanere a casa, e dovendo, per decisione di altri, disinfettare tutto, chi soffriva di un disturbo ossessivo compulsivo, oltre a sapere perfettamente come attenersi a queste “semplici” regole, si è trovato, nel periodo di quarantena, nella sua zona di comfort, avendo meno ossessioni legate al contagio.

Paradossalmente quindi il problema per un periodo si è neutralizzato, generando nei soggetti colpiti meno ansia ed una conseguente riduzione dei sintomi.

Attualmente invece, questo proliferare ossessivo, alla ripresa di una graduale normalità, si può incastrare benissimo all’interno del panico da Coronavirus.

È dunque importante riflettere, pur con grande sforzo, che lasciarsi andare ad eccessi e irrazionalità nei comportamenti non avrà esiti “più protettivi” ma contribuirà solo ad aumentare l’ansia e il panico individuale trasformandosi in un vero disturbo ossessivo compulsivo, oltretutto aggravato se già preesistente.

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