scritto da Tina Contaldo - 04 Ottobre 2026 07:04

LIBRI & LIBRI Un Dio che trascende il genere: la rivoluzione teologica di Elizabeth Johnson

Cercare e nominare Dio al femminile non è un mero esercizio linguistico né un’ambizione di parte, ma un atto di giustizia teologica e di fedeltà al Mistero vivente

In un panorama culturale e spirituale che chiede sempre più a gran voce di superare schemi e dogmi oramai angusti, la riflessione teologica contemporanea si arricchisce di contributi capaci di scuotere le fondamenta del nostro modo di concepire il sacro. Tra questi, spicca con forza Colei che è (She Who Is), capolavoro della teologa femminista statunitense Elizabeth Johnson, un testo che non si limita a ridiscutere il linguaggio religioso, ma invita a una vera e propria conversione dello sguardo.

L’opera di Johnson muove da una constatazione semplice e al tempo stesso dirompente: per secoli, l’immaginario divino e il linguaggio liturgico sono stati dominati in modo quasi esclusivo da metafore, attributi e pronomi maschili. Dio come Re, Padre, Signore, Giudice. Sebbene la tradizione biblica e teologica abbia sempre affermato l’incorporeità e l’incommensurabilità di Dio, la prassi quotidiana e la percezione comune hanno finito per identificare la Divinità con il maschile, relegando l’esperienza e la dignità del femminile ai margini del divino.

L’autrice non propone un banale ribaltamento di ruoli, né la sostituzione di un patriarcato con un matriarcato simbolico. Attraverso un’accurata e rigorosa rivisitazione della Scrittura, della patristica e della teologia classica, Elizabeth Johnson recupera la ricchezza del linguaggio biblico — a partire dalla figura della Sophia, la divina Sapienza — per mostrare come il Mistero possa e debba essere detto anche al femminile. Dire che Dio è Colei che è non significa circoscrivere il divino in un nuovo confine, ma spalancare le porte all’eccedenza di un Amore che trascende ogni categoria umana.

Il libro della Johnson non è un saggio accademico destinato a pochi intimi, ma un manifesto di liberazione spirituale e sociale. Mostra con chiarezza come il modo in cui pensiamo Dio plasmi inevitabilmente il modo in cui pensiamo noi stessi, le relazioni interpersonali e le strutture della società. Se l’immagine del divino riflette solo il potere maschile, la disparità viene sacralizzata; se invece il divino include la pienezza dell’essere — maschile, femminile e del creato tutto — allora la dignità di ogni persona trova la sua consacrazione definitiva.

Cercare e nominare Dio al femminile non è un mero esercizio linguistico né un’ambizione di parte, ma un atto di giustizia teologica e di fedeltà al Mistero vivente. Quando pronunciamo Colei che è, non intrappoliamo l’Eterno nei confini di un genere, ma spezziamo le catene dell’idolatria androcentrica che per secoli ha limitato la nostra capacità di contemplare la Grazia. Riscoprire la Volto femminile di Dio significa restituire alle donne la sacralità della propria corporeità e della propria esperienza di vita, e offrire alla Chiesa e al mondo la speranza di una salvezza inclusiva, dove ogni creatura è riflesso vivente e desiderato dell’Amore che tutto genera.

Laureata in Comunicazione Internazionale con una tesi su l’Antigone di Judith Butler, ha proseguito gli studi con un master in Europrogettazione e Internazionalizzazione delle imprese. Parla inglese, francese, greco e italiano e ha una forte passione per la scrittura che la caratterizza sin da bambina quando scriveva sceneggiature e racconti emozionanti e creativi. Fotografa e pittrice. Scrive poesie prendendo ispirazione dall’attualità soprattutto concentrandosi sul rapporto uomo/donna e sui fenomeni di migrazione volontaria o meno. Vive a Cava de' Tirreni ed è parte della Filellenica.

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