scritto da Redazione Ulisseonline - 14 Ottobre 2026 08:04

Stabilità, rassegnazione e consapevolezza: l’Italia tra conti pubblici, piazze silenziose, cibo ultraprocessato e orientamenti di voto

In un contesto di incertezze geopolitiche e sociali, gli italiani chiedono stabilità nei conti pubblici, riconoscono molte ragioni per protestare ma restano poco mobilitati, faticano a orientarsi sui cibi ultraprocessati e confermano un quadro politico relativamente stabile con Fratelli d’Italia in testa e Partito Democratico come principale alternativa. La rilevazione SWG restituisce un Paese prudente sul piano economico, emotivamente segnato da rassegnazione e sfiducia, ma anche consapevole della necessità di riforme incisive e di regole più chiare su alimentazione e salute

La rilevazione SWG del 5–11 ottobre 2026 offre una fotografia ampia dell’opinione pubblica italiana su quattro snodi centrali: la gestione dei conti pubblici, il rapporto con le proteste di piazza, la percezione e l’uso dei cibi ultraprocessati e le intenzioni di voto. In un quadro internazionale instabile, la stabilità economica viene vissuta come rassicurazione, mentre sul piano sociale emergono motivi diffusi per protestare, ma non una corrispondente mobilitazione. Sul versante dei consumi alimentari, gli italiani mostrano consapevolezza parziale e chiedono soprattutto trasparenza, mentre sul piano politico si conferma un equilibrio in cui il centrodestra guida, ma con un’opposizione strutturata.

 

1. I conti pubblici italiani: prudenza diffusa, ma forte domanda di riforme

Sul tema dei conti pubblici, la rilevazione mostra una chiara preferenza per un approccio prudente. Di fronte a uno spazio di manovra limitato, quasi la metà degli italiani ritiene che per il 2027 il Governo dovrebbe contenere spese e investimenti per ridurre il deficit e non aumentare il debito pubblico, posizione condivisa sia tra gli elettori della maggioranza sia tra quelli dell’opposizione. La linea espansiva, che prevede tagli di tasse e nuovi investimenti anche a costo di aumentare il debito, raccoglie consensi significativi ma minoritari.

In termini più generali, il Paese appare diviso tra chi privilegia il rigore e chi accetta di sforare il deficit pur di finanziare grandi interventi e riforme. La preferenza per un governo che “tiene i conti pubblici sotto controllo, ma evita di investire per fare grandi interventi o riforme” prevale di misura su chi preferisce un esecutivo che “investe per fare grandi interventi o riforme, ma sfora il deficit e aumenta il debito pubblico”.

Questa prudenza non esclude, anzi convive con, una forte domanda di cambiamento: circa due cittadini su tre, in tutte le aree politiche, ritengono che l’Italia abbia bisogno di “riforme drastiche con investimenti rilevanti per far prendere al Paese una nuova direzione”, mentre solo una minoranza si accontenterebbe di misure ridotte e mirate con spesa limitata.

La coerenza di questo quadro si incrina quando si entra nel dettaglio delle voci di spesa. Gli italiani approvano nettamente lo scostamento di bilancio per l’energia, considerata una voce che incide direttamente sul portafoglio delle famiglie, mentre sono molto più freddi sulla flessibilità per la difesa: la maggioranza giudica “giusto” non conteggiare le spese per l’energia nei limiti al deficit, ma solo una minoranza estende questo giudizio alle spese militari.

 

2. Gli italiani e le proteste: molte ragioni, poca piazza, tanta rassegnazione

Sul fronte delle mobilitazioni sociali, l’Italia appare in controtendenza rispetto ad altri Paesi europei. Mentre in Spagna e Francia si moltiplicano le proteste su casa e diritto allo studio, nel nostro Paese le piazze restano relativamente silenziose. Lo strumento percepito come più efficace per ottenere risultati concreti è il voto alle elezioni, seguito dai referendum; scioperi, boicottaggi, campagne social e petizioni sono considerati meno incisivi, e le manifestazioni e i cortei chiudono la graduatoria.

Eppure, le ragioni per protestare sono ampiamente condivise. Oltre tre italiani su quattro ritengono molto o abbastanza giustificato scendere in piazza per i salari bassi, le condizioni della sanità pubblica, la sicurezza nelle città, i problemi della scuola pubblica, l’aumento del costo della vita, la pressione fiscale e la precarietà del lavoro. Anche temi come caro affitti, violenza contro le donne, diritti civili e conflitti internazionali raccolgono ampi consensi, mentre cambiamento climatico e immigrazione, più politicamente divisivi, si collocano comunque su livelli non marginali.

Nonostante questo, la percezione prevalente è che in Italia si protesti troppo poco: più della metà degli intervistati lo afferma, con una frattura che è soprattutto politica e non generazionale. Giovani e over 65 sono sostanzialmente allineati nel giudizio, mentre le differenze emergono tra chi si colloca nel centrosinistra, nel centro o nel centrodestra.

Alla base della scarsa mobilitazione, gli italiani indicano soprattutto rassegnazione e mancanza di leadership credibile. Oltre un terzo ritiene che “gli italiani sono rassegnati”, mentre più di un quarto pensa che “non c’è nessuno di credibile che organizzi le proteste”. Seguono motivi come la fuga dei giovani all’estero, la convinzione che protestare sia inutile, la paura di conseguenze sul lavoro o legali e l’idea che la situazione non sia abbastanza grave da giustificare proteste, soprattutto tra gli elettori della maggioranza.

3. Ultra-processed food: consapevolezza parziale, praticità e richiesta di regole chiare

Il capitolo sui cibi ultraprocessati intercetta un dibattito sempre più presente, tra salute e responsabilità dei consumatori. Gli italiani associano soprattutto questi alimenti alla presenza di conservanti, coloranti, aromi e altri additivi, alla produzione industriale e a ingredienti o sostanze insolite in cucina o usate in eccesso, come zuccheri, grassi e sale. Pesano meno, nella percezione, il fatto che siano pronti, confezionati o molto pubblicizzati.

Emergono differenze generazionali: Gen X e Baby Boomers guardano soprattutto agli ingredienti e alla lavorazione, mentre la Gen Z si concentra sulla lunga conservazione, sul gusto diverso rispetto ai cibi naturali e sul confezionamento. Quando si passa ai singoli prodotti, però, la consapevolezza si fa più incerta: per minestrone surgelato, yogurt alla frutta, hamburger fresco confezionato, cereali per la colazione, pane integrale a fette e latte al cacao, la maggioranza non ritiene o non sa se si tratti di alimenti ultraprocessati. Più chiara è la percezione su burger vegetali e barrette proteiche, che vengono più spesso riconosciuti come tali.

Sul piano degli atteggiamenti, il 56% degli italiani ritiene che sarebbe preferibile limitare il più possibile questi prodotti nella propria alimentazione, ma un terzo riconosce che sono ormai così diffusi da essere difficili da evitare completamente. Per quasi un quarto sono una soluzione pratica quando si ha poco tempo, e la Gen Z insiste in particolare su praticità e convenienza economica.

Le misure proposte per ridurne il consumo incontrano un consenso ampio, soprattutto quando puntano su informazione e tutela dei più giovani. La maggioranza è “del tutto d’accordo” nel obbligare i produttori a indicare chiaramente in etichetta se un prodotto rientra nella categoria degli ultraprocessati, nel limitare la presenza di questi alimenti nelle mense scolastiche, nel rendere più semplici e comprensibili le informazioni sulla composizione dei prodotti e nell’introdurre limiti più stringenti all’uso di additivi, edulcoranti ed esaltatori di sapidità. Anche la limitazione della pubblicità rivolta a bambini e adolescenti raccoglie consensi significativi.

Molto più divisiva è invece l’idea di una tassazione specifica che renda alcuni prodotti ultraprocessati più costosi: solo un terzo degli italiani si dichiara del tutto favorevole, segno che la leva fiscale viene percepita come meno accettabile rispetto a quella informativa e regolatoria.

4. Intenzioni di voto: quadro stabile, centrodestra avanti, PD seconda forza

Il capitolo sulle intenzioni di voto al 12 ottobre 2026 conferma un quadro politico relativamente stabile. Fratelli d’Italia si attesta al 27,7%, sostanzialmente invariato rispetto alla rilevazione del 5 ottobre, mantenendo la leadership nel sistema partitico. Il Partito Democratico segue al 20,4%, con un lieve calo (-0,3), ma resta la principale forza di opposizione.

Il Movimento 5 Stelle si colloca al 12,7%, in leggero aumento, mentre Futuro Nazionale è al 7,6% e Forza Italia al 7,3%. Alleanza Verdi-Sinistra è al 6,6%, la Lega al 5,4%, Azione al 3,2% e Italia Viva al 2,3%, con +Europa all’1,7%, Noi Moderati e Sud Chiama Nord all’1%. La quota di chi non si esprime è pari al 28%, in lieve diminuzione, segnale di una partecipazione potenziale ancora ampia ma non pienamente mobilitata.

Nel complesso, la serie storica mostra come, dalla tornata europea del 2024 alle rilevazioni successive, il sistema si sia assestato su un equilibrio in cui il centrodestra mantiene la guida, ma con un’opposizione articolata tra PD, M5S e forze di sinistra ecologista. Questo si innesta su un contesto emotivo in cui speranza, fiducia e gioia restano presenti ma non dominanti, mentre rabbia, disgusto e tristezza mantengono livelli non trascurabili, a testimonianza di un Paese che cerca stabilità ma avverte ancora molte tensioni.

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Rivista on line di politica, lavoro, impresa e società fondata e diretta da Pasquale Petrillo - Proprietà editoriale: Comunicazione & Territorio di Cava de' Tirreni, presieduta da Silvia Lamberti.

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